Eurovision 2018, gli organizzatori rompono con la TV cinese per la censura gay

Il festival musicale più divertente e favoloso, si conferma anche il più coerente

Non abbiamo più aggettivi per descrivere l’Eurovision Song Contest. Ogni anno il festival musicale vede le nazioni europee (più Israele e Australia) sfidarsi a colpi di performance vocali, scenografie fantasmagoriche, coreografie memorabili e costumi cult. L’appuntamento è seguito in tutto il mondo ed è molto caro alla comunità LGBTI per i temi di inclusione e fratellanza, ma soprattutto per le numerose esibizioni (spesso vincenti) che nel coso degli anni hanno strizzato l’occhio al mondo arcobaleno. Per i Paesi partecipanti vige un esplicito divieto di censura delle esibizioni, tanto che la Russia è stata costretta con la coda tra le gambe a trasmettere anche la performance a tema gay dell’Irlanda, nel timore di essere sanzionata.

Vi avevamo parlato ieri anche dell’incredibile caso di censura in Cina, dove sono state sfocate tutte le bandiere arcobaleno presenti nel filmato della prima semifinale e rimosse le esibizioni dell’Irlanda (per la storia gay raccontata) e dell’Albania (per la presenza di… tatuaggi!). Non si tratta certo di un Paese partecipante ed è inoltre LA superpotenza economica mondiale, eppure gli organizzatori hanno deciso di lanciare un messaggio importante.

Eurovision 2018, la Cina censura l’esibizione gay dell’Irlanda

Censura? No, grazie: l’Eurovision chiude le porte alla Cina

La European Broadcasting Union (EBU), responsabile dell’organizzazione dell’Eurovision ha annunciato di aver dato il benservito alla TV cinese in risposta alla censura:

Il 9 maggio l’emittente cinese Mango TV ha trasmesso la prima semifinale dell’Eurovision Song Contest 2018 in diretta ma due performance sono state censurate.

Questo non è in linea con i valori dell’EBU di universalità e inclusività e la nostra orgogliosa tradizione di celebrare la diversità attraverso la musica.

 

È quindi con rammarico che terminiamo immediatamente la nostra partnership con l’emittente e non le sarà permesso trasmettere la seconda semifinale e la Finale.

Non chiacchiere, non giri di parole, ma inclusività e rispetto posti come principi fondamentali anche a costo di rinunciare a partner economici importanti e a platee immense: lunga vita all’Eurovision!

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Un commento

  1. Si comincia dai gay poi si censurano gli stranieri poi tutto quello che non piace
    Al
    Governo. È ora che la Cina scopra di essere nel xxi secolo

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