Francesca Vecchioni: i diritti o sono di tutti oppure sono privilegi

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Ci sono momenti, dopo aver letto dei tristi fatti di cronaca che tutti noi conosciamo, in cui arriva lo scoramento. Lo scoramento è dato dall’assoluta mancanza di interessa da parte delle istituzioni nei confronti dell’omofobia. Sarà che la legge di stabilità, o la decadenza di un certo signor B sono impegni così totalizzanti che lì, nelle famigerate “stanze del potere”, non resta più fiato per lasciare nemmeno un misero commento sull’ennesimo ragazzo morto suicida.

In effetti, perché dovrebbero preoccuparsene? Del resto, le persone omosessuali arrivano a stento al 3% (dati Istat) e cioè una manciata di voti (che però diciamocelo pure, quanto li avrebbe voluti il PD quei voti in Senato!). Ad ogni modo, è qui che sta l’errore. Anzi l’Errore, quello bello grosso, quello che da anni ci impedisce di cambiare davvero le cose (anche se le cose stanno cambiando, ve lo posso assicurare). L’errore è pensare che i diritti appartengano a questa o a quella minoranza, quando invece i diritti devono essere di tutti oppure hanno un altro nome, e si chiamano privilegi. 

Ce lo ricorda benissimo Francesca Vecchioni nel suo intervento durante la convention organizzata da Matteo Renzi alla Leopolda di Firenze. La qualità non è eccellente, ma prendetevi 5 minuti per ascoltare con attenzione le sue parole e – nel caso – preparate anche fazzolettini, perché lei è emozionata e perché la sua emozione emoziona.

Per Francesca parlare delle sue bimbe, Nina e Cloe, del rapporto con la compagna Alessandra, non è solo un modo per mostrare la “normalità” (sappiate che odio questa parola, e spero che in futuro non ci sia più il bisogno di usarla) di una famiglia omogenitoriale, ma significa fare un discorso politico. Lo stesso impegno che assume la canzone che suo padre, Roberto Vecchioni, ha dedicato alle bambine.

Due madri è «una canzone intima, di un nonno per le sue nipoti» mi ha raccontato Francesca qualche giorno fa, «e l’unico riferimento “politico” è quando mio padre canta “Cloe non credere ai tanti tamburi di latta del mondo normale/ se grideranno allo scandalo/ mettiti a ridere perchè sei speciale”». In effetti, eccetto questo passaggio, Due madri è la voce di un nonno che chiede alle sue due nipoti di indicargli la strada e da questo punto di vista, non ha nulla di politico.

Ma la mancanza di diritti per le coppie omosessuali (e di conseguenza per i loro figli) finisce col cambiare il significato della canzone. «Per me, che sono cresciuta con le sue canzoni dedicate alla famiglia, è normale che ne abbia scritta una alle sue nipoti. Per Alessandra, invece, è un po’ diverso. Lei percepisce di più l’aspetto politico. È convinta che sarà di aiuto agli altri». Forse Alessandra ha ragione, Due madri è una breccia in più nel muro di intolleranza, di odio e di ignoranza che rende la vita impossibile a tantissime persone LGBT.

A proposito, vi invito a leggere la lettera aperta che Cristiana Alicata, Francesca Vecchioni e Ivan Cotroneo hanno scritto al Sindaco di Roma, affinché inviti i professori delle scuole a parlare di omosessualità in maniera corretta, e senza pregiudizi. In tanti l’hanno firmata (compresa la sottoscritta) e l’invito è quello di farla girare il più possibile. Anche così le cose cambiano.

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La Mile

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4 commenti

  1. Ma il Renzi non era contrario ai matrimoni per tutti?! Si è redento?
    La canzone è meravigliosa, e magari se passasse davvero per radio o nei grandi circuiti potrebbe aiutare tanti nonni a rivedere le proprie posizioni; è comunque una forma di rappresentazione, e quindi un gesto politico. Il personale è politico.

    1. Non sbagli, era contrario al matrimonio. Ho sentito un’intervista in cui diceva che lui è cattolico e il matrimonio è solo per gli uomini e le donne, e quindi nel suo programma (se avesse vinto le primarie) ci sarebbe stato posto per una sorta di civil partnership “all’inglese”. Sono passati alcuni mesi, non so se ha cambiato idea.
      Sarei curiosa di sapere cosa pensa la Francesca sulle posizioni di Renzi.

  2. Quoto tutto il suo discorso, dall’inizio alla fine.
    C’è altro da dire? No, ha ragione lei… e la verità è che per ogni volta che accettiamo un sopruso, un privilegio senza protestare stiamo togliendo libertà e futuro ai nostri figli.

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