Ian McKellen: “Mezza Hollywood è gay, eppure al cinema non esistiamo”

L'attore denuncia la mancanza di inclusività nel cinema mainstream

Un nome, una leggenda: Ian McKellen, il grande attore inglese di cinema e teatro, a 78 anni e con una carriera ancora in corso che ha pochi eguali, può permettersi il lusso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Intervistato dal Time Out London sul documentario che lo vede protagonista (“McKellen: Playing The Part”), alla domanda sul perché ci siano così pochi personaggi gay nelle grandi produzioni hollywoodiane, McKellen ha replicato:

È un peccato. Beh, nessuno si aspetta che Hollywood faccia cronaca sociale, vero? Hanno scoperto solo di recente che nel mondo esistono le persone dalla pelle nera. Hollywood ha bistrattato le donne in ogni modo possibile durante la sua storia. I gay non esistono. 

Nel mirino di sir Ian ci sono stati anche casi eccellenti di personaggi gay in libri o fumetti che hanno visto la propria omosessualità smorzata o svanita del tutto nel passaggio al grande schermo. Un esempio su tutti, Albus Silente nella saga potteriana Animali fantastici, interpretato da Jude Law. Di contro ha menzionato come esempio positivo il film Demoni e Dei (1988) di Bill Condon, che lo vide protagonista nei panni di James Whale, il regista della prima trasposizione cinematografica del romanzo Frankenstein.

Fu l’inizio per Hollywood nell’ammettere che c’erano persone gay in giro, nonostante mezza Hollywood sia gay.

Ian McKellen contro la cancellazione dei personaggi LGBTI a Hollywood

Le parole di Ian McKellen pesano non poco alla luce del recente studio della GLAAD, la più influente associazione rainbow americana, sul calo allarmante” nel 2017 di personaggi LGBTI nelle produzioni delle più importanti major hollywoodiane.

Capita poi anche il caso di personaggi esplicitamente LGBT in cui la promozione tende ad “eterosessualizzare” le storie rappresentate. Tra i casi più recenti ricordiamo quello di un promo della Sony sul film candidato agli Oscar Chiamami col tuo nome, dove la storia d’amore principale del film sembrava quella eterosessuale fra Elio e l’amica Marzia. Ancora più recente è poi la rivolta dei fan di Freddie Mercury che hanno notato come nel trailer del suo biopic ci siano diversi riferimenti “eterosessuali” dove il frontman dei Queen ammicca verso la prima storica fidanzata Mary, ma non mezzo accenno alle ben più numerose (e famose) avventure omosessuali o alla relazione lunghissima con Jim Hutton, che lo accompagnò fino al letto di morte.

Ian stesso ha riferito che anche prima del coming out pubblico, non si nascondeva sul lavoro, al punto che il produttore Sam Spiegel lo escluse dalla produzione del film Betrayal (1983).

Penso fosse la prima volta che facevo coming out con qualcuno. Beh, nel giro di due minuti ero fuori da quell’ufficio. Harold Pinter [lo sceneggiatore, ndr] ci ha messo 25 anni per scusarsi di non aver preso le mie difese. Oggi invece i giovani attori a Londra sono già dichiarati da anni. Questo è il futuro.

Ian McKellen a 30 anni dal coming out: “Mai pentito”

Tags

Articoli correlati

3 commenti

  1. Non che ciò renda meno grave la realtà dei fatti ma quelle di Hollywood sono dinamiche biecamente commerciali: cosa fa staccare biglietti, acquistare DVD, scaricare, abbonarsi ad una pay TV? Le storie del mondo LGBT, che se due uomini (o due donne) si danno un bacio con la lingua c’è ancora un fracco di gente che guarda orripilata con la bocca in giù, o una rassicurante storia di individui un po’ strange, un po’ “creativi” che nel corso della loro vita hanno battuto strade diverse ma in fondo erano innocui straight?…a ciascuno la propria risposta

  2. non mi pare affatto che i personaggi gay e bisex siano bistrattati e sono presenti nelle produzioni hollywoodiane. Se Freddie Mercury ha anche amato una donna lo si deve poter raccontare, e il film racconterà anche i suoi amori gay

    1. Non guardare il dito ma la luna. L’articolo non dice questo.
      Se non pensi ad esempio che eliminare i personaggi LGBTI dei fumetti Marvel o DC dai cinecomic sia bistrattare la comunità arcobaleno, sei parte del problema.
      Se non pensi che il drastico calo di storie e personaggi LGBTI rilevato dal media monitoring della GLAAD nelle grandi produzioni hollywoodiane sia un gigantesco passo indietro, non hai il polso della gravità della situazione.
      Se non pensi che nella promozione di film con contenuti LGBTI sia fuorviante, avvilente e subdolo eliminare ogni possibile riferimento a relazioni omosessuali quasi a voler far passare gay e bisex come fossero etero, devi sinceramente rimettere in discussione il tuo giudicarti friendly/alleato.
      Certo che nel film se ne parlerà (spero), ma metterci un casino di riferimenti alla Austin in un breve trailer e zero ad Hutton in un biopic su Mercury, è una gran cagata… come era una gran cagata far passare “Call me by your name” come la storia di Elio e Marzia anziché Elio e Oliver.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Senza pubblicità LezPop non può sopravvivere. Per favore, disabilita il tuo adblocker. Grazie!