La storia di Chiara e Serena «Ci sposiamo in Portogallo per metter su famiglia in Italia»

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Serena Gambin e Chiara Cavina. Foto Facebook

In Italia ci sono centinaia di coppie che si sposano ogni giorno. Ma nessuna di queste fa notizia. Quando si tratta di coppie omosessuali, invece, ecco che finiscono sulle prime pagine dei giornali. Com’è successo a Chiara Cavina e Serena Gambin.

Chiara, 43 anni, e Serena, 29, infatti, sono state intervistate qualche giorno fa dal Giornale di Lecco. «Vengo da un paese di settecento anime nella provincia di Lecco. Qualcuno deve aver fatto una “soffiata” alla giornalista – racconta Serena -. Quando ci ha contattate, abbiamo scoperto che c’erano voci assurde sul nostro conto: per alcuni eravamo già sposate, per altri c’erano le nostre pubblicazioni in Comune. Così abbiamo deciso di raccontare la nostra storia». «Del resto – aggiunge Chiara -, siamo convinte che la visibilità sia fondamentale per poter ottenere diritti. E magari possiamo essere da esempio per altre persone omosessuali».

Chiara Cavina è romana, psicologa come la sua futura sposa, trasferitasi a Bergamo diversi anni fa, è tra le fondatrici il circolo Arcilesbica della città. Le due donne celebreranno le nozze il prossimo 30 agosto in Portogallo, dove per sposarsi non c’è bisogno di residenza. «L’ispirazione ce l’hanno data Ingrid e Lorenza (autrici, insieme a Maria Pecchioli, del documentario Lei disse sì) – racconta Chiara -. Quando abbiamo visto le immagini del loro matrimonio ci siamo chieste: perché no?».

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Chiara e Serena, si sono fidanzate a gennaio del 2013, vivono insieme da un anno, e a marzo del 2014 si sono iscritte al registro delle unioni civili di Lecco, «ma ci sembrava un po’ poco. A parte poter ritirare le raccomandate, non ci sono molti altri vantaggi». La coppia, infatti, ha progetti ben più importanti: «Il nostro sogno è quello di metter su famiglia. Per cui, più certificati abbiamo, meglio sarà, anche per il bambino che vorremmo avere».

Per Serena, quella con Chiara è la prima esperienza omosessuale. «So di essere stata fortunata: quando l’ho detto in famiglia non ho avuto nessuna reazione negativa. E anche mia nonna che ha 80 anni, dopo la sorpresa iniziale, si è ripresa bene!». I genitori di Chiara, invece, non ci saranno al matrimonio, «mio padre è morto, e mia madre non se la sente di venire in Portogallo. Dopo vent’anni che sono dichiarata in famiglia, pensavo che non sarebbe stato un problema. Mia madre conosce bene Serena e non ci sono mai state tensioni, anzi, ma partecipare al matrimonio per lei vorrebbe dire riconoscere una cerimonia in cui non crede. Anche se rispetto la sua opinione, mi dispiace. In compenso, ci sarà mio fratello con tutta la sua famiglia, cane compreso. E va bene così».

Insieme a Rete Lenford, l’avvocatura per i diritti LGBT, Chiara e Serena hanno già pronta la richiesta di trascrizione del loro matrimonio al Comune di Lecco, e come tante coppie omosessuali cercheranno di far valere il diritto di essere riconosciute come coniugi anche in Italia. Prima, però, il 7 settembre ci sarà la loro festa in quel di Lecco, dove arriveranno tutti, amici e parenti. Non ci resta che fare a Chiara e Serena tanti auguri e sperare che presto nessuna coppia omosessuale sia più costretta ad andare all’estero per vedersi riconosciuto un diritto fondamentale come quello di sposarsi.

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La Mile

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6 commenti

  1. Un giorno di festa, un atto d’amore, deve essere purtroppo celebrato altrove…spero che l’altrove un giorno possa essere qui a casa, nella nostra bellissima patria che per colpa della”ignoranza”di pochi non permette a tanti una vita “Chiara e Serena”

  2. I miei più cari auguri! Però alla fine di una bella notizia come questa non riesco mai a mandare via quel pizzico di rabbia che mi scorre dentro: perchè costretti ad andare all’estero? Perchè non siamo come migliaia di coppie che ogni giorno possono sposarsi, e possono scegliere tra cerimonia civile o religiosa o addirittura entrambe, possono separarsi il giorno successivo e ottenere il divorzio con cotanti diritti (giustamente) per i figli e per sè stessi! Perchè questo Paese si ostina a chiudere ancora gli occhi difronte ad una realtà così grande e così vera? Non siamo anche noi, come tutti, esseri dotati di diritti e libertà ma soprattutto di un grande cuore? A me sembra che qui, purtroppo, ci sia da lottare ancora molto per ottenere dei cambiamenti! Intanto grazie a chi come Chiara e Serena, si impegna ogni giorno per compiere piccoli passi in avanti in questo buio pregno di omofobia, intolleranza e odio, cosicché questo possa, passo dopo passo, tingersi di tutti i colori dell’arcobaleno!

  3. grazie ragazze per aver reso pubblica la vostra storia personale! è grazie a persone come voi che un giorno avremo finalmente la parità dei diritti! vi faccio i miei più cari auguri :-)

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