Le donne queer che ci hanno nascosto nei libri di scuola: Josephine Baker

Tra le ballerine più famose del suo tempo, fu spia per gli Alleati ed amò Frida Kahlo

Nella storia spesso il contributo delle donne è stato sminuito, quello poi delle donne queer è stato spesso volutamente occultato o taciuto. Riprendiamo così il discorso sulle donne queer che avremmo voluto studiare sui banchi di scuola: dopo la Suora Tenente Catalina de Arauso è il momento di Josephine Baker. La showgirl afroamericana non è stata solo una delle più grandi stelle dello spettacolo della prima metà del ‘900, ma anche un’icona bisessuale ed un’afroamericana orgogliosa e militante.

Josephine Baker, gli anni della gioventù nell’America segregazionista

L’infanzia di Josephine, nata a Saint Louis (Missouri) non fu delle più felici. Figlia di ex-schiavi di origine afroamericana e nativoamericana, inizia a lavorare all’età di 8 anni, abbandonando la scuola per fare la domestica in una ricca famiglia bianca. All’età di 13 anni era già sposata, però inizia anche la sua carriera di ballerina, racimolando soldi agli angoli delle strade con i primi spettacoli. Con il trasferimento a New York a 15 anni, la sua vita subisce un’accelerazione impressionante: un altro matrimonio (dal quale prenderà il cognome Baker), gli spettacoli ad Harlem e le prime avventure sessuali con le donne. Fra le sue conquiste ci sono nomi pazzeschi del giro blues: Clara Smith, Evelyn Sheppard, Bessie Allison, Ada Smith e Mildred Smallwood.

Le sue numerose relazioni con le donne non erano un segreto, tanto che il figlio Jean-Claude la definì senza troppi giri di parole bisessuale:

In quel periodo le ragazze dello spettacolo venivano abusate dai produttori bianchi e da quelli neri, ed anche dai protagonisti maschili se a questi piacevano le donne. […] Non c’erano abbastanza hotel per ospitare i neri. Andavano quindi a vivere insieme e le ragazze formavano amicizie “amorose” fra loro.

Negli anni del successo la ballerina non dimenticherà mai l’aiuto della cantante Clara Smith, che l’accolse dapprima come assistente personale, poi come pupilla (e amante) cui insegnò a cantare.

La lunga storia d’amore con la Francia

A 19 anni Josephine Baker decise di lasciare brevemente l’America per seguire il richiamo della fama in Europa. Una volta conosciuta la tolleranza in Francia, rifiutò di tornare negli Stati Uniti, stufa di “vivere in un Paese dove ho paura di essere nera“. A Parigi non sperimentava più l’odio del segregazionismo, anzi. Tra feste gloriose con Picasso ed Hemingway, spettacoli di danza “spinti” (per l’epoca…) e le scappatelle con la scrittrice Colette, Josephine divenne la stella dell’intrattenimento dal vivo più pagata in Europa. Le immagini più famose dell’epoca la ritraggono con il celebre gonnellino di finte bucce di banana con il quale si scatenava negli spettacoli di charleston: era la celebre dance sauvage (danza selvaggia). I Francesi ne celebrarono la bellezza con nomignoli che la seguiranno ovunque: la Venere di Bronzo, la Perla Nera, la Dea Creola.

Josephine Baker e il gonnellino con le bucce di banana

Nella Capitale francese Josephine incontrerà nel 1939 un’altra celebre artista bisessuale, Frida Kahlo. La pittrice messicana era accompagnata dal marito, il muralista Diego Rivera, ma ciò non le impedì di cedere alla passione con la sensuale vedette.

Frida Kahlo incontra Josephine Baker

Spia contro il nazifascismo

Il 1939 però è anche un anno cruciale della storia: con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Josephine Baker ricambiò l’affetto dei Francesi esibendosi gratis per le truppe. Quando i nazisti occuperanno Parigi, rifiuterà in ogni modo di esibirsi nella città. Venne così avvicinata da uomini dei servizi segreti e non si lasciò sfuggire l’occasione: per salvare la Francia non esitò a diventare una spia.

La popolarità di Josephine Baker era tale da lasciarla libera di muoversi all’interno dell’Europa in guerra con sorprendente disinvoltura. Gli organizzatori di spettacolo la chiamavano da ogni parte e la stella del varietà prestava sempre molto orecchio ai discorsi degli uomini potenti che incontrava. L’appoggio segreto alla Resistenza francese la spinse anche ad un tour del Nord Africa. Per annotare le mosse in programma delle Forze dell’Asse usava minuscoli “pizzini” di carta che nascondeva nel reggiseno.

Nel corso della sua vita diversi aborti l’avevano afflitta, poi dopo aver dato alla luce un bambino morto le fu asportato l’utero d’urgenza. L’infezione che ne seguì la costrinse ad una lunga degenza in Marocco, ma rimessasi in forze si arruolò come sottotenente nell’aviazione francese. A guerra finita era ormai un’eroina nazionale e le furono assegnati diversi riconoscimenti dallo Stato francese.

Una mamma speciale per una “tribù arcobaleno”

Gli uomini nella sua vita continuavano a comparire e scomparire. Dal momento in cui il successo la rese ricca, il suo rapporto con loro si fece più sbrigativo. Amanti e mariti, sì: non appena però cercavano di limitarla, Josephine se ne liberava. L’aveva fatto – ancora povera e bambina – con il primo (violento) marito, lo fece ancor più spesso quando la ricchezza la rese indipendente. D’altronde, il terzo matrimonio (1937) sembrava più una scusa per acquisire la cittadinanza francese. Il quarto poi fu con il compositore Jo Bouillon, che non disdegnava la compagnia maschile.

Il suo desiderio di maternità e lo spirito indomito contro il razzismo la porteranno ad adottare 12 figli di etnie diverse: roba che Angelina Jolie in confronto è una dilettante. La “tribù arcobaleno” – come amava chiamarla – conviveva pacificamente sotto lo stesso tetto: una famiglia vera. Un modo, soprattutto, per gridare al mondo che si può essere fratelli e sorelle anche con etnie e religioni differenti.

La Tribù Arcobaleno di Josephine Baker

Tornerà occasionalmente negli Stati Uniti per qualche spettacolo, ma sempre pretendendo che il pubblico non fosse diviso fra bianchi e neri. Il Ku Klux Klan la rese oggetto di continue minacce per il suo attivismo e la moglie di Martin Luther King subito dopo la morte del marito le chiese di prendere il suo posto a capo del Movimento per i Diritti Civili. Ci rifletterà e rifiuterà a malincuore per salvaguardare i suoi figli.

Una principessa per amica: gli ultimi anni

Fra le amicizie femminili platoniche che ebbe, quella più affascinante fu di sicuro quella con Grace Kelly. L’allora stella del cinema fu testimone nel 1951 di un episodio di razzismo che vide protagonista la Baker, cui venne rifiutato il servizio in un club di Manhattan. Grace abbandonò la festa furibonda portando via Josephine e giurando ai gestori del locale che non sarebbe più tornata.

Fra le due donne nacque una splendida amicizia che si confermò solida anche quando Josephine conobbe un periodo di ristrettezze economiche, ormai ignorata dagli impresari per via dell’età. Grace, nel frattempo divenuta Principessa di Monaco, le offrì una casa, un aiuto finanziario e s’impegnò a trovare chi potesse rilanciarne la carriera. A quasi 69 anni Josephine Baker poté così salutare il proprio pubblico a Parigi con uno show dove ripercorreva i grandi successi canori di oltre mezzo secolo di carriera. La ritroveranno nel suo letto in coma per un’emorragia cerebrale, circondata dai ritagli di giornale in cui i critici lodavano il suo ritorno sulle scene. La portarono in ospedale dove si spense il 12 aprile del 1975. Lo Stato Francese le concesse al funerale gli onori militari e le sue spoglie furono affidate al cimitero di Montecarlo.

Josephine era una donna queer nata nella povertà dalle etnie più violentemente discriminate in America (afroamericani e nativi americani) e riuscì con intraprendenza a scrivere pagine importanti dello spettacolo, della lotta per i diritti civili degli afroamericani e della storia mondiale. Unica, non si potrebbe descrivere altrimenti: non c’è mai stata (e forse mai ci sarà) una donna con una storia personale simile. Una storia scritta tutta da sola, al ritmo di charleston.

https://www.lezpop.it/donne-queer-libri-scuola-suora-tenente/

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Vincenza

Apostata, iconoclasta, adoratrice di sneakers, seriamente affetta da sindrome di Stendhal acuta in presenza di ogni filmato pre-1927, cultrice di Karen Walker e fedele consumatrice di banda larga con un debole per i classici della letteratura. Difetti a parte, una persona normale. Forse.

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