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La diseducazione di Cameron Post. A fine ottobre nelle sale italiane [VIDEO]

La diseducazione di Cameron Post della regista newyorkese Desiree Akhavan è un viaggio nel mondo delle terapie riparative

Sarà presentato al Festival di Roma il 20 ottobre, e dal 31 ottobre arriverà in tutte le sale italiane, il film vincitore del Sundance Festival di quest’anno, La diseducazione di Cameron Post, opera seconda della giovane regista americana, di origini iraniane, Desiree Akhavan. La storia, tratta dall’omonimo romanzo di Emily M. Danforth (in uscita in Italia per Rizzoli il 23 ottobre), racconta della giovane Cameron Post (interpretata da Chloë Grace Moretz) che finisce in un centro di riabilitazione per “curare” la propria omosessualità.

Siamo nel 1993, in Montana, Cameron Post viene scoperta a baciarsi con la sua fidanzata durante il ballo della scuola, e per questo i genitori decidono di spedirla in un centro religioso, God’s Promise, dove la terapia di conversione dovrebbe “guarirla” dall’omosessualità. Cameron, però, non è un tipo che ha troppi dubbi sulla propria sessualità, né è incline all’idea di poter cambiare i propri desideri, così stringe amicizia con altri ragazzi, finendo per creare una piccola comunità capace di riaffermare con orgoglio la propria identità.

La regista Desiree Akhavan ha ricevuto dalla casa editrice una copia del libro di Emily Danforth nel 2011, prima che venisse pubblicato. «Mi ha da subito colpito e commosso il modo in cui parlava del passaggio all’età adulta senza essere predicatorio o affettato, e fin dall’inizio pensavo che se fossi riuscita a farne un film mi sarei concentrata sulla seconda parte del romanzo, ambientata al centro di conversione».

Grazie al successo del primo film, Appropriate Behavior, Desiree Akhavan (bisessuale dichiarata) è riuscita a realizzare La diseducazione di Cameron Post. «C’era qualcosa di davvero speciale nel libro, era ricco di ironia e aveva un gruppo di giovani personaggi ben delineati. Ognuno di loro finisce al centro di conversione per motivi diversi e ognuno reagisce alla situazione in modo diverso».

You can’t pray away the gay

Purtroppo negli Stati Uniti, come in tantissime altre parti del mondo, esistono centri che praticano le cosiddette terapie riparative, inventate negli anni ’70 da Joseph Nicolosi, fondatore del Narth (National Association for Research & Treatment of Homosexuality). Anche se il mondo scientifico considera ormai da anni qualsiasi tipo di “conversione” rispetto all’orientamento sessuale impraticabile e soprattutto dannosa, sedicenti terapeuti e associazioni religiose continuano a promuovere centri e seminari per “convertire” le persone LGBT.

Il centro della storia ruota proprio attorno alla promessa di guarigione che rappresenta non solo una forma di discriminazione, ma anche una grandissima menzogna, come spiega Desiree Akhavan, anche lei finita in un centro di riabilitazione per curare un disturbo del comportamento alimentare: «Mi è piaciuto raccontare una storia ambientata in un centro di riabilitazione, il cui obiettivo è sempre farti stare meglio: ma cosa vuol dire esattamente stare meglio? È in realtà qualcosa che cambia da persona a persona. E nel caso del centro God’s Promise, come è possibile per Cameron stare meglio se non può “to pray away the gay”, come recita il classico slogan di questi campi religiosi? Questo è stato il nostro punto di partenza».

Dall’altra parte, «Cameron ha una forte consapevolezza di sé – come spiega Chloë Grace Moretz che al Sundance ha ringraziato i sopravvissuti alle terapie riparative – Non nega la propria sessualità, né se ne vergogna. Fin dall’inizio sa cosa le sta accadendo, sa di essere finita a God’s Promise non perché ha fatto qualcosa di sbagliato, ma semplicemente perché è stata scoperta».

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