“La mia cosa preferita sono i mostri”, graphic novel di Emil Ferris. I mostri dentro di noi (o siamo noi?)

La protagonista è una ragazzina lesbica appassionata di horror di serie Z

Lo scorso mese è uscita una graphic novel assolutamente da avere: “La mia cosa preferita sono i mostri” di Emil Ferris ed. Bao Publishing.

L’autrice l’ha disegnata (quasi interamente con le biro ottenendo un risultato a dir poco stupefacente) durante un lungo periodo di convalescenza a seguito del virus del Nilo occidentale contratto (nel bel mezzo degli Stati Uniti) tramite una puntura di zanzara.

Nel tentativo di recuperare l’uso della mano destra e poter continuare a lavorare, essendo un’illustratrice e designer, Emil Ferris ha inseguito, come raccontato in un’intervista al Chicago Tribune, una sua persistente suggestione: l’immagine di una ragazza lesbica e lupo mannaro avvolta nelle braccia di un ragazzo Frankestein transessuale.

La protagonista de “La mia cosa preferita sono i mostri” è Karen Reyes, una ragazzina di undici anni che, durante gli anni ’60 vive in un sobborgo abbastanza malfamato di Chicago e ama follemente i mostri degli horror di serie Z che guarda tutte le sere, tanto da rappresentarsi come un piccolo licantropo.

Sua madre è per metà indiana (d’America) e per metà irlandese, mentre suo padre, andato via di casa anni prima, è messicano ed è da lui che ha preso suo fratello maggiore Diego Zapata detto Deezee, tatuatore, molto amato dalle donne (sbagliate) e con una vita non facile nell’America wasp.

La storia, raccontata sotto forma del diario personale di Karen, prende le mosse dalla morte della vicina del piano di sopra, la bellissima Anka, una sopravvissuta all’olocausto che negli ultimi tempi riceveva strane visite.

Nessuno vuole dire esattamente a Karen cosa sia successo, ma si fa strada in lei il pensiero che c’entri qualcosa con la sua famiglia.

graphic novel "La mia cosa preferita sono i mostri"

La storia è bellissima e racconta splendidamente l’essere mostro da entrambi i lati: il mostro perseguitato, colui che la società ha deciso debba essere tale (e la piccola Karen, non benestante, di origine messicana e in più lesbica perché innamorata della propria migliore amica e anche protagonista di un coming out col fratello), e il mostro vero, quello che perseguita e arriva a compiere cose orribili.

Il lato più interessante della storia è la capacità di insinuare il dubbio che tutti noi, in determinate circostanze, potremmo diventare dei mostri veri, mentre il lato più spaventoso è rappresentato da un inquietante dubbio: e se diventare mostri fosse l’unico modo per sopravvivere o, peggio, per non arrivare a fare cose peggiori?

La vita è difficile e la piccola Karen lo sa. Felicissime che una piccola licantropa così coraggiosa sia una di noi.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Senza pubblicità LezPop non può sopravvivere. Per favore, disabilita il tuo adblocker. Grazie!