La sigla del Gay Village 2016. Alla faccia del gender e delle Sentinelle. VIEO

Schermata 2016-06-06 alle 15.33.03

La sigla del Gay Village per il 2016 è davvero spettacolare. Sulle note di Who is afraid of gender, scritta e cantata da Immanuel Casto e Romina Falconi, seguiamo il disperato tentativo di “convertire” in etero una ragazza lesbica.

Una madre (scellerata) chiede aiuto al professor Ghender (interpretato da Federico Pacifici), teorico delle teorie riparative, perché sua figlia è lesbica. Il terribile professor Ghender manda una “spia” nel Gay Village College – dove la preside è una certa Vladimir Luxuria – con il compito di adescare la studentessa e portarla al cospetto di un gruppo che tanto ricorda quello delle Sentinelle in piedi, dove sarà praticata la “conversione”. Ma non tutto fila come avrebbe voluto il perfido dottor Ghender.

Ecco il video. Enjoy!

Share Button
Tags

Articoli correlati

Un commento

  1. Qualche tempo fa ho avuto occasione di rivedere un vecchio film americano con Boris Karloff, “La maschera di Fu Manchu“.
    E’ un film intriso del razzismo più bieco, un grido di allarme contro il “pericolo giallo”. Il supercattivo Dottor Fu Manchu si serve di masse di anonimi fanatici prestampati per insidiare la nostra civiltà. “Uccidete l’uomo bianco e prendete le sue donne” è forse la citazione più famosa. Il bieco Fu Manchu si fa gran vanto di avere studiato nelle migliori università occidentali; alla fine del film, con una risata, i protagonisti si assicurano che il cameriere cinese che li sta servendo sia, e rimanga, un illetterato ignorante.

    Al giorno d’oggi vedere un film del genere urta la nostra sensibilità. La consideriamo un relitto dei tempi andati, il retaggio di un passato imbarazzante ma ormai superato per noi evoluti progressisti del XXI secolo.
    Eppure sono applauditi, incensati, premiati e soprattutto finanziati film in cui una intera categoria di persone, i credenti, sono sistematicamente messi alla berlina e svillaneggiati in modi anche peggiori di quanto quella remota cinematografia faceva con gli orientali. Opere la cui sola ratio sembra essere attaccare la fede e il cristianesimo, spesso nel modo più blasfemo possibile.

    Non è certo una novità. Ai tempi in cui i cristiani erano mandati a morte anche in quel di Roma, gli imperatori allestivano spettacoli teatrali in cui la nuova fede era vilipesa in ogni forma immaginabile. Molto più recentemente simili opere le si potevano vedere nei paesi dell’est, quando ancora il comunismo aveva qualcosa da dire. Il potere sovietico era talvolta tanto benevolo da esportarle anche quaggiù.

    Ai nostri giorni non c’è più né l’imperatore romano nè il dittatore comunista. Eppure i cristiani sono trattati peggio dei cinesi nei film di Fu Manchu. Se non è un pervertito dal cervello bacato, un estremista ignorante o un ingenuo pecorone il cattolico è presentato come un ipocrita cinico e diabolico. Applausi in sala (alle proiezioni per i giornalisti).
    Ora, una domanda mi sorge spontanea: visto il valore filmografico e il successo commerciale di quelle opere, qual è l’imperatore che le commissiona, le sponsorizza, le sostiene?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close

Adblock Detected

Senza pubblicità LezPop non può sopravvivere. Per favore, disabilita il tuo adblocker. Grazie!