La vita di Adele e l’importanza di essere un film lesbico

Lo dico, sapendo di attirarmi tutte le antipatie di questa terra (lesbica): a me La vita di Adele non è piaciuto. Ma non per le lunghe e poco romantiche scene di sesso, né per le tre ore di film. La vita di Adele non mi è piaciuto per un banale gusto personale. Ne riconosco il valore artistico, comprendo l’esigenza di avere un film lungo, lungo nei silenzi, lungo nel sesso e lungo nel raccontare la solitudine della protagonista. Del resto, La vita di Adele è il contrario di ciò che sosteneva Hitchcock «Il cinema è la vita con le parti noiose tagliate»: nell’iperrealismo di Kechiche c’è spazio anche per le parti noiose. È una scelta stilistica che comprendo e che posso apprezzare da un punto di vista teorico, ma – ripeto – per una banale questione di gusto non condivido.

Ciò che mi lascia senza parole, invece, è la cosiddetta “critica lesbica”. Da il sempiterno Afterellen, ad ArcilesbicaLa vita di Adele è stato decretato un film non lesbico (critica erroneamente riportata da altri siti di cinema che non hanno idea di cosa sia davvero la comunità lesbica). Ora, vorrei tanto che voi lettrici e lettori di Lezpop condividiate con me questo pensiero: se un film racconta una storia fra due donne non deve essere necessariamente un film militante, un film impegnato, un film manifesto etc etc. Ma può essere banalmente un film bello o un film brutto, un film intelligente o un film divertente, un film drammatico o un film noioso o un film ben riuscito.

Sul blog di Arcilesbica, infatti, ho letto questa frase che, mi spiace amiche, non condivido nemmeno un po’: “Nel film non c’è un approfondimento sulla specificità delle relazioni lesbiche, né sulla loro rappresentazione”. Vi prego, spiegatemi qual è la specificità delle relazioni lesbiche, perché le uniche cose che mi vengono in mente sono il famigerato lesbo-drama, e la sindrome della poiana. Ne farei volentieri a meno. Oppure cosa? Reminiscenza di femminista memoria secondo cui le donne – e il sesso fra donne – possono essere raccontate solo da altre donne? Principio nobile e corretto, certo, fino a quando non diventa l’unica lente per interpretare la realtà, o l’arte. Come dire: io maschio etero non potrò mai raccontare la storia di due donne lesbiche perché non posso comprenderle, o perché saranno sempre parte del mio desiderio sessuale, voyeuristico e – in qualche modo – perennemente inappagato. Bene, chiedete a Joss Whedon – il papà di Buffy – cosa ne pensa.

Una situazione simile si era verificata con il mio amato Kissing Jessica Stein, commedia brillante, senza troppe pretese, ma bollata come non lesbica perché le autrici/attrici erano entrambe eterosessuali, nonché – scelta imperdonabile per alcune – Jessica abbandona la strada del lesbismo. Non so quale effetto faccia a voi, ma a me un po’ spaventa. È come se il nostro orientamento sessuale ci impedisse di comprendere l’essenza dei sentimenti, delle storie, delle relazioni umane. Sarò naif, ma sono convinta che le relazioni siano per principio simili nelle dinamiche, nelle trappole, nelle alchimie e nelle tragedie. Quando si parla di arte, poi, ciò che le rende interessanti, affascinanti, piacevoli, ciò che cattura l’attenzione dello spettatore è la bravura dello scrittore, o del regista, non il sesso o l’orientamento sessuale dei protagonisti. Non a caso, dopo aver visto al cinema I segreti di Brokeback Mountain le mie amiche eterosessuali piangevano come delle fontane, ed io no.

Ed è in questo che – secondo me – c’è il vero merito di La vita di Adele. Come ho scritto più volte, ad un certo punto lo spettatore assiste alla trasformazione del rapporto fra le due protagoniste. Dalla passione iniziale si arriva alla triste coppia in cui ci sono dei ruoli – non scritti – ma ben precisi: Emma l’artista di buona famiglia che vive per la sua carriera, Adele la ragazzina all’apparenza senza ambizioni (il suo desiderio di diventare insegnante non è considerata tale agli occhi della compagna, né della sua famiglia) che finisce col diventare la brava massaia. Sono ruoli – che operano a prescindere dai generi – a distruggere i rapporti.

Per quanto riguarda le famigerate scene di sesso (ahimè, il motivo per cui il film sarà ricordato), è vero lo sguardo che si posa sui corpi di Adele ed Emma ha un qualcosa di voyeuristico, reso ancora più evidente dall’assenza di commento sonoro. Il regista, però, per definizione – come racconta benissimo Bertolucci in The Dreamers – è un guardone (e Kechiche costruisce tutto il film su questo principio). Allora, ditemi: nelle scene di sesso di The L Word forse non c’era lo stesso intento voyeuristico di intrufolarsi fra le lenzuola delle protagoniste e guardare/raccontare cosa fosse il sesso fra due donne? E non mi dite che non vi davano fastidio perché dietro la macchina da presa c’erano altre donne. Semmai, il commento sonoro coinvolgeva noi spettatrici, dandoci la sensazione di “partecipare” – immedesimandoci in una o nell’altra delle protagoniste – e non quella di osservare dall’esterno. 

Vedete, il punto, però è un altro. Noi lesbiche (e bisessuali) siamo talmente abituate ad una cattiva “rappresentazione” che aspettiamo il film che – a mo’ di principe azzurro, quelle delle favole eterosessuali ed eteronrmative (!) – ci salverà, restituendo al grande pubblico un’immagine di noi e del nostro mondo veritiera e soddisfacente. Aspettiamo il film perfetto, il film manifesto, l’opera che – come scrivono le amiche di Arcilesbica – rappresenti la “specificità dei rapporti lesbici”, un po’ come i raeliani aspettano l’arrivo degli extraterrestri. Film che – vi avverto – potrebbe anche non arrivare mai. Perché non è questo il compito dell’arte. Mentre la televisione e il web – con molte meno pretese – vengono sempre più invasi da personaggi e storie lesbiche appassionanti, perfettamente raccontate, amate dal pubblico maschile e femminile, etero, gay, lesbico.

Al netto di tutte queste considerazioni, ecco la gallery con le foto di Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos per Interview Magazine. Un po’ di lesbo-chic che non guasta mai (oppure no?).

la-vita-di-adele-gallery

Tags

Articoli correlati

47 commenti

  1. è il film più inutile che abbia mai visto. Lungo, noioso, racconta le cose a metà con dei buchi di trama pazzeschi! Giuro, ho avuto molta più soddisfazione a leggere il fumetto!

  2. Ciao! Non ho visto il film ma caspita se sono d’accordo con quello che hai scritto! Tempo fa mi sono imbattuta nella recensione di Tipping The Velvet su AfterEllen, in cui compare la fatidica frase “si vede che l’ha diretto un maschio” con tutto il contorno di “ma le lesbiche non fanno sesso così” con riferimento a un bacio alla francese con leccata dei denti (che sarebbe una cosa esclusivamente da porno). Ah e Rachael Stirling aveva un aspetto troppo femminile in abiti maschili, insomma tutte cose di questo genere e vedo che ancora non ci si riesce a liberare di questi giudizi infantili, davvero, quando leggo che un film “non racconta il lesbismo” mi sembra di essere tornata agli anni ’90, quando non potevi essere una fan dei Take That se non sapevi il secondo nome del cugino del nonno di Gary Barlow.

  3. Finalmente ho visto sto film. Sono scioccata che a qualcuno sia venuto in mente di non considerarlo un film lesbico! Ma e’ anche vero che l’occhio maschile dietro la telecamera l’avevo fortemente sospettato prima di sapere che il regista fosse un uomo. Le scene di sesso di The L Word almeno non erano porno… non che ci fosse niente di negativo nel porno in se’, ma quello della Vita di Adele mi sembra avvicinarsi molto a un porno per maschi…

    Per il resto, neanche io ho apprezzato molto lo stile, e a tratti il film mi e’ sembrato noioso. Pero’ la scena del bar e’ bellissima!!! (Quando si rincontrano dopo essersi lasciate).

    Una cosa che ho veramente apprezzato e’ che la trama del film e’ molto diversa e molto meno poiana del fumetto originale…. phew! Grazie al regista per averci almeno risparmiato il suicidio finale.

  4. A me il film è piaciuto molto, ho amato gli intensi primi piani, lo stile -passatemi il termine- quasi documentaristico addottato dal regista, le attrici a mio parere perfettamente calate nel ruolo, ecc… non mi dilungherò in un ennesima recensione, dico solo che mi trovo perfettamente daccordo con l’eccellente analisi fatta da mattia e con il commento di barbara

  5. Sono capitato per caso su questo sito e mi sono incuriosito a leggere i vostri commenti. Vorrei fare alcune considerazioni: mi incuriosisce che vi aspettate messianicamente il film perfetto che rappresenti il mondo lesbico. Questo film non é nato per questo scopo e non puo’ soddisfare i vostri desideri. Secondo punto: se andate oltre le vostre aspettative e considerate il film per quello che é (film in due atti sul primo amore , sulla delusione d’amore e con un finale positivo di crescita e accettazione della fine del rapporto ), vi accorgereste che é uno dei film piú belli e interessanti degli ultimi anni con 2 attrici meravigliose (Le 3 ore volano via e non c’e un minuto in piú.) Un’ultima considerazione: ritengo il film di una grande dolcezza e sensibilitá e non c’è niente di volgare né di morboso nel sesso tra Adèle ed Emma.
    Vi lascio con una citazione “Operatore: Signor Ford, cosa possiamo filmare qua fuori?
    John Ford: Cosa possiamo riprendere? La cosa più interessante ed eccitante di tutto il mondo, un volto umano.” Dovreste essere grate che una delle piú belle storie d’amore filmate negli ultimi anni riguardi due donne.

    1. Aggiungo altre considerazioni che ritengo importanti.
      A me sembra chiaro che sia Emma a rompere il rapporto: Adele é stata solo una parentesi passionale nella sua vita. Non bisogna sottovalutare la differenza di etá e di cultura tra le due (vedi nella prima parte quando Adele paragona Bob Marley a Sarte). La scoperta del tradimento di Adele é solo un pretesto per finire la relazione, poiché Adele non appartiene al suo mondo artistico e non é all’altezza del suo cerchio di amicizie (la scena chiave e quella del compleanno con tutti gli amici di Emma, la quale a fine della serata non vuole fare sesso con Adele)!. Nella scena finale Adele si vede rappresentata nelle tele come oggetto di desiderio artistico e capisce di essere stata usata. Anche nella intensissima scena del caffe, quando si incontrano dopo lungo tempo, si capisce che tra le due rimane una grande attrazione fisica e forse solo l’aspetto sessuale é stata la molla che a spinto Emma ad iniziare la storia con Adele. La descrizione di Kechiche del percorso di Adele ( confusione, passione, delusione) e semplicemente memorabile e ricorda il bel cinema del passato, come dice Giuseppe Gangi “Se c’è una forza nel cinema, è quello della persistenza delle immagini nella nostra memoria. Di Adèle e di Emma, Kechiche ci racconta la tranche de vie che li legherà per sempre nella pellicola del regista, così come Emma ha immortalato sulle sue tele la giovinezza di Adèle. Nel cinema contemporaneo è ormai raro che ci si ritrovi a chiedersi cosa succederà ai protagonisti, in questo caso ad Adèle, dopo che avrà voltato l’angolo di quella stradina; un po’ come quando Antoine Doinel, alla fine de “I 400 colpi”, ci guardava negli occhi, invocando anche il nostro intervento, allora vorremmo raggiungere Adèle, abbracciarla, e poterle dire che per andare avanti bisogna lasciarsi qualcosa alle spalle” ( http://www.ondacinema.it/film/recensione/vita_adele.html).

  6. Anche a me il film non è piaciuto. Anzi per essere più precisi non mi ha colpito, o entusiasmato, o imbarazzato, non ha suscitato in me delle sensazioni nè positive nè negative.
    Sono fortemente convinta che il giudizio finale di un film dipende anche dalle aspettative con cui ciascuno di noi entra in sala: forse, a mio torto, pensavo di trovarmi di fronte ad un film “rivelazione” e in questo senso le mie aspettative sono state un po’ deluse.
    Al momento non riesco ancora a capire se lo voglio rivedere (magari tra un po’ di tempo) oppure no; anche se credo che una seconda visione potrebbe farmi apprezzare meglio il film in sè, come espressione artistica, eliminando tutti gli inevitabili pregiudizi che hanno accompagnato la prima visione.

  7. Il film si può catalogare come film lesbico, proprio come si catalogano tutti gli altri generi di film cioè per argomento che viene trattato nel film (wester, commedia, fantascienza ecc.) non su come è trattato l’argomento, bò questo mi sembra ovio solo che alcune persone piace salire in cattedra e dire cosa è lesbico e cosa no, dimenticandosi che siamo esseri umani con tutte le nostre contraddizioni. Ho visto film a “festival lesbici” che erano delle fanta-boiate pazzesche. Ritornando al film può non piacere perché lo stile del regista è così, lungo e ducumentaristico, e sorpresa ho sentito pareri molto positivi da miei amici etero per nulla focalizzate sulle scene di sesso che sono parte della storia e prive di erotismo, proprio come le scene dove lei insegna ai bambini.

  8. Sto iniziando a scrivere la sceneggiatura di un film per non sentir più parlare continuamente di LVDA, si accettano suggerimenti. Vi rivelerò anzi in anticipo il finale, una donna lascia la sua fidanzata per…… un’altra donna! Ora vado a scegliere come vestirmi a Cannes.

  9. Premetto che non ho ancora visto il film.
    Rimango basita a chi grida allo “scandalo” per una scena di sesso. Cos’è che la rende tale:
    -La durata?
    -Che siano due ragazza?
    -Il fatto che sia mostrata in un film?
    Io non capisco. Viviamo in un mondo in cui la gente sembra non rendersi conto che ciò che viene raccontato nel film non è altro che una storia che potrebbe essere la realtà. Fare l’amore non è altro che il più grande atto d’amore che possano scambiarsi due persone.
    Sarà anche una forma di rivoluzione averla trasportata su pellicola, ma sembra che si dimentichi troppo spesso la natura umana.
    Come diceva John Lennon: “Viviamo in un mondo in cui ci nascondiamo per fare l’amore, mentre la violenza e l’odio si diffondono alla luce del sole.”

    1. si grida allo scandalo perché è troppo esplicita. c’è una fellatio ben evidente e tante altre cose. a me è sembrato un porno

  10. E vivvaddio! Le critiche sui siti Lesbo Doc (..ehm.. ehi voi della redazione…non vi offendete per me Lesbo DOC non è un complimento!) sembrano scritte negli anni 60. Forse è ora di finirla con queste barricate e sarebbe il momento di rendersi conto che l’inseguimento del separazionismo, del pensiero unico su cosa è lesbico e cosa no, della convinzione che solo chi ha il certificato Lesbo Doc possa avere una voce in capitolo, insomma, che questa totale autoreferenzialità ha totalmente fallito in termini di proiezione di immagine nella società. Se le lesbiche non esistono in Italia e proprio grazie a questa pochezza. Ora, finalmente, un regista – maschio e tunisino per di più! – fa un film che vince a Cannes, non perchè è un lesporno, ma perchè è un film che parla (poco..per la verità!…ehm diciamo descrive..) di sentimenti e di relazioni, incidentalmente lesbici, con una naturalezza ed uno sguardo così intimo come raramente si vede sullo schermo. Un film che nello stile può piacere o meno, certamente è molto “francese”, certamente una trentina di minuti me li sarei pure risparmiati, certamente la scena di sesso da 6 minuti mi ha annoiata, ma di certo un film emozionante vedendo il quale, magari per sbaglio, molti si saranno accorti che le lesbiche esistono. Con buona pace delle Lesbo Doc.

  11. “sono convinta che le relazioni siano per principio simili nelle dinamiche, nelle trappole, nelle alchimie e nelle tragedie”

    Sottoscrivo

  12. Il naso che cola, i capelli perennemente spettinati, la bocca sporca di sugo, finalmente ho visto l’imperfezione al cinema.
    L’assenza di colpi di scena, l’assenza di sorprese e di supereroi che spuntati dal nulla risolvono la situazione.
    Finalmente due antieroi, con i loro difetti, finalmente una storia banale, prevedibile, senza corse finali all’aeroporto per fermare l’amata in partenza.
    Finalmente una storia che potrebbe essere quella di chiunque, e che forse è quella di tante persone.
    Adele che insoddisfatta dal rapporto con un ragazzo segue il suo istinto che la porta fuori da un locale a pedinare un gruppetto di lesbiche che nemmeno conosce.
    Adele che durante le sue giornate si abbuffa di pasta, di kebab e di dolci nascosti sotto al letto, ma che dopo essere stata con Emma torna a casa e a cena non ha fame, sarà una banalità, ma dietro a questa banalità io ho visto una ragazza felice di aver scoperto finalmente una parte fondamentale di se stessa.
    Trovare l’amore, e poi perderlo per un errore commesso, senza avere una seconda possibilità, rimanere impantanati in qualcosa senza riuscire ad uscirne, come è successo ad Adele.
    Più che dei ruoli io ho visto due persone che volenti o nolenti si ritrovano banalmente ad assomigliare alle loro famiglie di origine.
    Un film a tratti noioso, come tante vite a tratti noiose, senza miracoli.
    Credo di aver apprezzato proprio le cose che a molti non sono piaciute, e apprezzo anche questo articolo che riconosce il valore artistico di un film che deve essere guardato con occhi completamente diversi rispetto alle americanate a cui siamo abituate.
    E che dire delle scene di sesso? Io dico che almeno qualche etero avrà visto che il sesso si può fare anche senza un pene, vero o finto che sia.
    E nonostante il tradimento di Adele avvenga con un uomo, lei non diventa etero, lei non sceglie l’uomo, ma continua ad amare Emma.
    L’omosessualità di Adele non viene trattata come una fase di passaggio o un ripiego, ma come la sua vera natura, che lei non controlla, e che non può essere messa a tacere da un’avventura avuta con un uomo.

    1. Condivido tutto quello che hai scritto, dalla prima all’ultima lettera e vorrei aggiungere un mio pensiero sul tradimento di Adele. Ho letto commenti che lo hanno visto come lo screditare del rapporto tra due donne, come il bisogno di riconfermare che alla fine c’è bisogno di un’uomo, ma non sono d’accordo, l’ho letto in maniera completamente diversa. Adele tradisce Emma, per quello che ho colto io, perchè si sente sola; confessa alla compagna di sentirsi realizzata nel rapporto delle due e non sente condivisione in questo, passa le sere sola e trova accanto una persona molto più presa da se stessa e dal proprio lavoro che da lei. La figura del collega è la più naturale che potesse esserci, il fatto che nella sua solitudine e nel suo abbandono abbia trovato le attenzioni di un’uomo non è niente di strano e il fatto che lei non lo stesse cercando ma che ci sia trovata rende ancora pià scontato che la figura in questione fosse maschile. Io questo film l’ho apprezzato davvero molto.

      1. Adele capisce che tra la biondina ed Emma sta nascendo qualcosa già alla festa, lei balla ma le osserva parlare, ed è tutto subito chiaro; la telefonata che annuncia il ritardo per questioni lavorative è solo la conferma per Adele che tra quelle due sta succedendo qualcosa, la storia con Emma finisce lì, in quel momento decide di accettare l’invito del collega e commette il suo errore.
        Emma con Adele fa semplicemente la stessa cosa che aveva fatto con la ex, inizia ad arrivare in ritardo per stare con un’altra, che fine aveva fatto l’ex di Emma, quella con cui stava quando ha iniziato ad uscire con Adele? Eh chi lo sa…
        Quelli che hai letto sono commenti miopi di chi del film ha capito poco e niente. Per me è difficile trovare un film, anche “lesbico” che non banalizzi l’omosessualità femminile. In questo caso la storia d’amore fra due donne è stata trattata esattamente come una qualsiasi altra storia d’amore.

  13. Ti ringrazio per questo articolo. La teoria dello sguardo maschile poi è una classificazione davvero fumosa e schematizza troppo facilmente il desiderio umano, che per nostra fortuna è molto più complesso e molto più difficile da incasellare.

  14. Cmq, io l’ho trovato semplicemente noioso. tre ore di film per raccontare una storia che poteva essere condensata in due ore al massimo per me sono un’eternità. tmatica lesbica o meno, quando sono arrivati i titoli avevo voglia di esultare. peccato perché le attici sono belle e brave, ma si è persa un’occasione

    1. Secondo me invece è bello proprio per quelle scene di vita vissuta apparentemente inutili: non è un film su una storia d’amore, ma è una storia di formazione che ha il suo momento trasformativo in una storia d’amore (e una storia lesbica nello specifico). Quei dettagli per me ti rimangono dentro e nei giorni successivi ti trovi a ricordare piccole cose che pensavi perse. Raramente ho avuto l’impressione di conoscere un personaggio come conosco Adele, e questo non ha a che vedere col fatto che sono lesbica – è proprio che lo trovo un film pieno di umanità e torrenziale, anche grazie a quelle scene apparentemente poco funzionali. Sia chiaro che non sto criticando il tuo punto di vista, è solo che mi hai dato lo spunto per scrivere queste cose sul film. Non è un approccio che estenderei a qualunque narrazione ovviamente, ma qui secondo me Kechiche ha fatto bene. Dopo di che, de gustibus non disputandum est ;)

  15. Premessa: nemmeno a me il film è piaciuto, per gusti personali.
    Però mi sono anche rotta di sentire le lesbiche lamentarsi del fatto che non sia un film lesbico. Cos’è un film lesbico? Cos’è la specificità delle relazioni lesbiche? Per quanto non mi sia piaciuto, La Vita di Adele ha il pregio di essere un film che racconta uno spaccato di vita, dall’adolescenza alla prima età adulta, di una ragazza qualsiasi, che vive le crisi e i dubbi che ogni adolescente vive. C’è anche l’omosessualità in tutto ciò ma non è protagonista, è solo uno degli aspetti di Adele e secondo me è giusto che sia così. Sia perché così risulta un film in cui chiunque, etero o non ci si possa immedesimare e sia perché oggettivamente, oltre all’orientamento sessuale ci sono tante altre cose che definiscono una persona. Poi scusate, ma se la “battaglia” delle associazioni gay è quella di mostrare che non siamo diversi, che senso ha sperare in un film prettamente lesbico o prettamente gay? Cosa vuol dire poi? Se vogliamo parlare di appianamento delle diversità allora credo che farà molto di più La Vita di Adele rispetto a The L Word.

  16. Premettendo che sono assolutamente d’accordo sulle motivazioni iniziali per cui il film non ti è piaciuto – e che sono anche le mie – vorrei tornare su questo: ” Noi lesbiche (e bisessuali) siamo talmente abituate ad una cattiva “rappresentazione” che aspettiamo il film che – a mo’ di principe azzurro, quelle delle favole eterosessuali ed eteronrmative (!) – ci salverà, restituendo al grande pubblico un’immagine di noi e del nostro mondo veritiera e soddisfacente. Aspettiamo il film perfetto, il film manifesto…” ESATTO! e perchè non sarebbe questo -anche- il compito dell’arte visto che lo ha assolto egregiamente in campo eterosessuale per migliaia di anni? Vorrei un film con una storia di due donne che si amano che parlasse d’amore, di quello vero, così bene e così bello che tutti gli eterosessuali (compresa mia figlia) ci si potessero immedesimare come io faccio coi film etero da tutta la vita. E’ vero che che c’è il web e i media, ma la forza di un film, quando è bello, è tutt’altra cosa, proprio perchè è arte. E se fosse arte davvero, gli etero uscirebbero dal cinema pensando: cavolo, peccato che non sono omosessuale, quanto della vita mi sto perdendo! ;)

    1. Che bella mamma che sei Francesca!!!!concordo pienamente con te:semplice diretta e priva di pretese artistiche.

  17. Alt. Anche in ArciLesbica le posizioni non sono state concordi, come su altri centinaia di temi; il bello è che se ne può parlare e confrontarsi, senza insulti (supposte militanti-aggettivo sostantivo) nè assolutismi (con me o contro di me). Sarebbe stato corretto riportare che i post sono 2 ed uno molto diverso dall’altro.
    Non sono d’accordo sull’utilizzo del termine femminista con intenti dispregiativi. Avercene, di donne critiche ed autocritiche, in questi tempi in cui chi scrive più righe o usa toni aggressivi, “ha ragione”…

    1. Il problema è dover giudicare un film da un punto di vista militante. Mi spiace, ma è l’approccio in sé che trovo sbagliato. Il mio punto di vista, in quanto donna lesbica, conta eccome, ma siamo in un’epoca – per fortuna – in cui i prodotti mediatici (soprattutto all’estero) sono talmente pieni di personaggi e storie LGBT che usare esclusivamente l’ottica lesbica come unico metro di giudizio è quantomeno anacronistico. Parlare di lesbismo come pretesto e non tema è altrettanto anacronistico. Perché, vedi, mentre noi ci dimeniamo in critiche del genere esistono prodotti cinematografici, televisivi, e web destinati al grande pubblico in cui il lesbismo non è né un tema, né un pretesto. Semplicemente è, è lì sullo schermo, davanti agli occhi dei telespettatori. Orange is the new Black, per esempio, che ha avuto un successo di pubblico e di critica strepitoso è un telefilm pieno di lesbiche, amato dalle lesbiche senza essere un telefilm destinato alle lesbiche (ed è scritto da una donna che – credo – sia etero).

      Altra cosa, la parola femminismo non è usata con intenti dispregiativi (non lo farei mai, fosse solo per la mia storia personale), ma – anche qui – trovo alcuni passaggi di critica femminista o banalmente, distorsioni di tale critica – come chi pretende che a raccontare la sessualità delle donne siano solo altre donne, o inorridisce all’idea che l’occhio maschile si posi sul sesso fra donne – anacronistici. Ci sono fior fiori di registi, scrittori, autori che hanno raccontato le donne in maniera impeccabile. Così come ci sono donne che hanno raccontato uomini nello stesso modo. È un limite alla capacità artistica, alla creatività. Esempio, Jamie McCartney, http://lezpop.it/la-grande-muraglia-della-vagina/ sta realizzando un progetto – a mio parere – femminista e militante, nel raccontare il sesso (dal punto di vista anatomico) delle donne. Conta il fatto che sia un uomo, bianco e (probabilmente) eterosessuale? Sinceramente no.
      Detto questo, torno al punto di partenza dell’articolo. Mi irrita pensare che quando c’è un film o simili in cui le protagoniste sono due donne – lesbiche o bisessuali – non si possa giudicare il film in base a “banali” questioni estetiche, cinematografiche, narrative etc etc. Ma bisogna dare un senso “politico” alla pellicola. È un po’ come dire: quando chiediamo i diritti siamo pronte a urlare ai quattro venti: “l’amore è uguale per tutti”, poi quando non ci sta bene quello che vediamo al cinema (o in tv) diciamo: “ah ma la specificità lesbica è altra cosa”.

  18. La mia personalissima impressione è stata che nel tentativo di rendere la storia più vicina allo spettatore e favorire l’identificazione, Kechiche sia riuscito a riprodurre un tipo di relazione banale e tanto tradizionalista e vuota da essere pressocchè scomparsa anche fra i giovani etero. La divisione dei ruoli così machista mi pare davvero poco credibile, soprattutto considerando il femminismo e la militanza appunto di Emma. La mancanza di attenzioni all’origine del tradimento, l’essere troppo e irrimediabilmente su piani intellettuali diversi e interessi incomunicabili (sì, sono percezioni dei protagonisti, quindi ci sciroppiamo dialoghi irrimediabilmente poco brillanti, ma quanto è probabile che Adele non legga un libro che le presta Emma, pure per sbaglio?). E che è gran motel (^_^;)? E poi, dimmi quello che vuoi, ma credo che la faccia ebete di Adele e i rivoli di sugo sul mento non siano portatori di valore aggiunto o d’aiuto, se non forse per i feticistidelsugo. :P

  19. cara Mile,

    premetto che non solo a me il film è piaciuto molto, tanto che l’ho già visto due volte, ma lo trovo proprio oggettivamente bello. ho solo delle perplessità sull’inizio della seconda parte, un po’ troppo didascalica. tu citi Hitchcock, però a me sembra che invece il film le cosiddette parti noiose le taglia proprio, in quanto, se ci pensi, rappresenta solo parti di ricerca, di perdita, di crisi. la routine ‘noiosa’ non c’è nel film.

    venendo al succo del tuo intervento, inutile dire che sottoscrivo pienamente, soprattutto perché queste supposte militanti – e lascio a voi capire quale sia il sostantivo e quale l’aggettivo! – non capiscono che un film così fa bene alle lesbiche. proprio perché non è di nicchia, proprio perché non contiene manifesti, proprio perché è mainstream. proprio perché ci sono due attrici meravigliose.
    ma come diceva Elsa Morante: tristi tristi tristi tristi! evviva noi invece che siamo allegre e un po’ più flessibili nei nostri giudizi!

    (p.s.: secondo me le scene di sesso sono veramente belle e amorose; seconda visione aiuta a capire meglio)

    1. Ti ringrazio per questo articolo (purtroppo per un qualche motivo tecnico non riesco a lasciare un commento “normale”, devo per forza rispondere). Concordo su tutto, riga per riga. La teoria dello sguardo maschile poi è una classificazione davvero fumosa e schematizza troppo facilmente il desiderio umano, che per nostra fortuna è molto più complesso e molto più difficile da incasellare.

  20. E pensare che io invece ritengo che la nota forte e davvero pregevole di questo film sia la sua meravigliosa capacità di raccontare “UN Amore” al punto che quasi finisce in secondo piano il fatto che siano due donne (e se non fosse per le scene di sesso – coerenti nell’ottica dell’opera che ti fa vedere TUTTO nel dettaglio – su cui si è straparlato forse lo si dimenticherebbe del tutto). Nessuno mi toglie dalla testa che si debba passare per questo punto – cioè sul fatto che indipendentemente dal sesso, alla base di ogni rapporto omosessuale o eterosessuale che sia, ci stanno dei sentimenti – per abbattere pregiudizi e ottenere riconoscimenti di diritti. L’amore è una delle cose più democratiche del mondo, di fronte al sentire siamo tutti uguali mentre le specificità appartengono al singolo individuo non ad una tendenza sessuale… Queste forme di militanza ottusa che sputano sentenze cristallizzate nell’ideologia più dogmatica senza minimamente prendere in considerazione il contesto, sono solo controproducenti.

  21. Non lo andrò a vedere. Ma sono turbata dal fatto che i miei genitori lo vedranno, perché farà parte della lunga rassegna di cinema (5 euro due film, eccezionale!) della mia città, e loro ci vanno sempre.
    E così, visto che il sesso lesbico nei film che hanno visto i miei genitori è stato mostrato con il contagocce, per loro quelle lunghe scene di Adèle ed Emma tra le lenzuola diventeranno uno standard di riferimento e gli si presenteranno in mente ogni volta che penseranno al lesbismo. Preferivo di no.

  22. anche secondo me non è un film lesbico. ma non con l’accezione “negativa” che dà arcilesbica di questa definizione. non lo è semplicemente perché è un film sui sentimenti e sulle relazioni. e la storia raccontata poteva essere lesbica gay etero ecc….quindi manca la “specificità delle relazioni lesbiche” per il semplice fatto che la relazione raccontata poteva anche non essere lesbica. il fatto che invece lo fosse, ha dato quello che nell’attivismo è uno dei punti fondamentali, ovvero la visibilità. questo film, raccontando una storia d’amore come tante, ha mostrato a chi non se n’è accorto, che le lesbiche esistono, vivono, amano, mangiano, piangono, fanno sesso ecc.
    ok, non è un film strettamente militante, ma qualcosina secondo me ha smosso: ho visto le coppie lesbiche presenti in sala uscire dal cinema in mezzo a tutte le altre coppie etero, giovani e anziane, a testa alta, mano nella mano, con una fierezza e una naturalezza che mi ha colpita parecchio. e ho visto le suddette coppie etero non farci nemmeno caso.
    (ho scritto una piccola recensione anche io, qui, se può interessare :) http://www.culturagay.it/recensione/1326 )

  23. Si poteva far di meglio, si poteva far di peggio.
    Ha ragione la Mile, dicendo che ad ogni film ci aspettiamo sempre troppo. Lo carichiamo di aspettative e speranze ed ovvio che si corra maggiormente il rischio di deludersi. Forse la colpa più del film, è nostra. Non è il film a non essere bello (esclusa la scena di sesso da sei minuti, ci sono state posizioni che io davvero non concepisco, la mia ragazza ed io siamo rimaste perplesse per parecchi minuti), ma la nostra concezione di film “rappresentativo delle lesbiche”. Se è allegro e spensierato, lo bolliamo come commediola. Se è tragico e anche solo un po’ impegnato, diventa il manifesto della rivoluzione saffica. Se non entra in questi due casi, allora non è un film lesbico.
    Potremmo anche smetterla di categorizzare i film, e andarceli a vedere solo per nostro gusto personale invece di guardarli solo perché “lesbici”.
    Ovviamente questa è la mia opinione, poi ognuno può pensare quello che desidera!

  24. D’accordo con te… una cosa del film tuttavia non mi è piaciuta, la poca chiarezza dal punto di vista temporale, almeno per me

    1. Quoto! Potevamo almeno mettere una piccola scritta tipo “qualche anno dopo”. Uno resta anche confuso quando si rende conto che è successo qualcosa ma non si capisce cosa!

  25. ArciLesbica è ferma a trent’anni fa. Voglio dire, il massimo che hanno fatto è sdoganare l’uso dell’asterisco per gli aggettivi, in modo da renderli neutri (che poi era necessario? Non se ne poteva fare a meno, car* amic*?). AfterEllen pure non scherza in quanto a banalità. Non ho ancora visto il film, quindi non mi permetto di esprimere un’opinione. Tuttavia non mi sembra che un film che racconta la storia d’amore tra due donne necessiti del bollino chiquita dell’ArciLesbica o di AfterEllen. Il regista ha raccontato una storia dal suo punto di vista. E ci sta, è un suo diritto. Gli unici commenti che accetto sono quelli relativi al gusto personale ma trovo assurdo dover stare ancora a sindacare sull’esistenza della categoria “film lesbici” perché ho sperato per anni che sparisse dalla tassonomia del cinema (e della letteratura).

  26. Personalmente mi ritrovo molto in questa recensione http://bergamocontrolomofobia.wordpress.com/2013/10/29/decostruzione-della-critica-apologia-di-adele/

    E dopo aver letto l’articolo su arcilesbica mi domando a mia volta cosa sia la “specificità delle relazioni lesbiche”; mi ricorda quella sorta di pipponi celebrativi per cui un rapporto omosessuale è sempre “diverso”, come se il mio mangiare una pizza con una ipotetica fidanzata sia intriso di chissà quale profonda unicità rispetto alla coppia eterosessuale al tavolo accanto.

    A me pare sempre più spesso che siano proprio le “nostre” produzioni a mal rappresentarci, in questa sorta di corsa affannosa nel voler rendere tutto speciale, un continuo “Siamo lesbiche, facciamo le cose diversamente, non puoi paragonarci ad altro, i nostri drammi amorosi son ben altra cosa, la profondità dei nostri sentimenti idem, la nostra corporeità non ne parliamo poi, voi non lo potete capire e quindi ecco che ve lo spieghiamo”, con risultati paradossalmente irrealistici.

    1. PS: piccolo aneddoto, forse stupido, riguardo “l’occhio maschile sull’omosessualità femminile”.
      Io gioco ad una campagna di d&D (anzi, per la precisione Pathfinder) da un annetto con alcuni amici, son l’unica donna nel gruppo.
      Nel corso dell’avventura il nostro master ci fa incappare in un “Mago dei fulmini”; gioca che gioca, indaga che indaga, si giunge allo scontro finale e sorpresa: il mago è una donna.
      Riusciamo a sconfiggerla e in punto di morte ci svela la sua vita: ex avventuriera, si innamora di una ragazza di un villaggio e decide di metter su famiglia con lei, adottano anche dei bambini e vivendo felici e spensierate, fino a quando una incursione di vampiri nel villaggio non distrugge la sua famiglia; resa pazza dal dolore, decide di tentare il tutto e per tutto per riportare in vita sua moglie e le figlie senza guardare in faccia nessuno, creando non pochi danni (motivo per cui l’abbiamo dovuta sconfiggere).

      Il mio master nonché amico non è esattamente chissà quale fine artista o conoscitore esperto dell’animo umano, è un uomo normalissimo, etero, ingegnere informatico, eppure la sensibilità con cui lui ha creato questo personaggio e la sua vita è stata impagabile, senza mai cadere in stereotipi o cliché (certo c’era la poianaggine, ma essendo un’avventura fantasy aveva un fine, non era un lesbian drama a caso).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Senza pubblicità LezPop non può sopravvivere. Per favore, disabilita il tuo adblocker. Grazie!