“Ladre di felicità” di Milena Costagliola. L’amore tra donne a Napoli (poiana free)

Niente lesbodrammi o poiana, "Ladre di felicità" è una bella storia da leggere

Dal titolo e dalla trama, lo ammetto, pensavo che questo libro di Milena Costagliola, pur pubblicato dalla Fernandel, una casa editrice che garantisce una certa qualità, fosse uno di quei melò lesbici fatti di fugaci incontri notturni, pelli seriche (sempre pelli seriche, ricordate, le lesbiche dei libri non hanno MAI la pelle ruvida o non cerettata alla perfezione) e psicodramma finale con qualche uomo a far da giustiziere e riportare l’ordine sociale.

Fortunatamente il mio pregiudizio è stato duramente punito perché questo “Ladre di felicità”, uscito lo scorso giugno, è invece una bella storia d’amore che, per una volta, non vede le protagoniste in balia di un destino avverso, ma persone in grado di cambiarlo.

La periferia e la borghesia di Napoli

Giulia e Angela vivono entrambe a Napoli. La prima ha trentacinque anni, vive in periferia e ha già tre figli di cui uno quindicenne, bravissimo a scuola, tanto bravo che Giulia e il marito, entrambi con la licenza media non si spiegano da dove abbia preso tanta voglia di studiare. Il marito, un uomo piuttosto chiuso, ma amorevole, fa l’autotrasportatore ed è quasi sempre via, così, l’educazione dei ragazzi nonché le incombenze casalinghe sono tutte sulle spalle di Giulia.

Ma la vita è così, no? E tutto sommato, pensa Giulia, non è così male. Un giorno, sui mezzi, incrocia Angela, una fotografa quasi coetanea che viene dalla parte borghese della città. Non ha marito, non ha problemi economici, non ha figli ed è lesbica. Giulia lo capisce subito, come capisce, quasi all’istante, che tra loro c’è un feeling particolare, così forte da inquietarla.

Inizia quindi una storia d’amore che vive di ansie, di vorrei ma non posso, ma anche di una speranza che nessuna delle due riesce a far morire. Nonostante i sotterfugi la storia non prende mai pieghe melò o si spinge dalle parti di pianti e “Dio mio dio mio, perché questo destino avverso?”.

È come se entrambe sapessero che, con un po’ di coraggio e un po’ di tempo, tutto potrebbe andare per il verso giusto. Non vi dico ovviamente cosa succede né come finisce, altrimenti vi rovino questa bella storia che ho finito in una sola serata, facendo il tifo per entrambe come non mi succedeva da tempo in un libro. Finalmente una bella storia da leggere, scorrevole, senza drammi, ben scritta.

Consigliatissima!

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