HighlightsNewsSocietà e politica

L’appello di due mamme lesbiche in fuga dalla Russia: “Non fate il nostro stesso errore”

Prima Kaliningrad, ora Kiev. Ma la discriminazione e l'odio le inseguono ovunque

Pinknews riporta in esclusiva la storia di Anastasia, Esenia e la loro figlia di 11 anni, tutte e tre in fuga dalla Russia e discriminate in tutte le città e i paesi in cui sono state fin’ora.

A causa del malcontento dei vicini e dei compaesani, sono scappate dal piccolo paese in Siberia dove si sono conosciute e innamorate 4 anni fa e attualmente risiedono a Kiev, in Ucraina, dove però hanno incontrato difficoltà non previste.

A Kaliningrad, la piccola 11enne, dopo un ultimatum ricevuto dal preside che la obbligava a lasciare l’istituto entro tre mesi, studiava a casa insieme a Esenia, ex-insegnante. Entrambe le donne non riuscivano a trovare lavoro, sbarcando il lunario tramite e-work e commissioni freelance.

Decidono quindi di spostarsi a Kiev su consiglio di un amico ma, anche qui, ogni giorno sono costrette a subire una forte discriminazione, discriminazione che pensavano di essersi lasciate alle spalle. Appena arrivate hanno faticato tantissimo per trovare un appartamento, perché non appena scoprivano che erano gay gli chiudevano il telefono in faccia. Il conflitto Ucraina-Russia non rende facili i rapporti: “Cercare un appartamento se si è Russi è già difficile, figuriamoci russe e gay!” commenta Esenia. E aggiunge:

Qui in Ucraina una larga parte della popolazione è omofoba. Non ci portiamo dietro bandiere arcobaleno, ma abbiamo a che fare comunque con la discriminazione. Una volta siamo andate in un negozio e un ubriaco ci ha approcciato, voleva fare sesso con noi. Quando gli abbiamo detto che non faceva per noi, che eravamo una coppia, è diventato aggressivo ed è finita che abbiamo litigato con lui e due altre donne. Un’altra volta, abbiamo sentito una vicina urlare perché il marito stava picchiando i loro bambini. Le abbiamo offerto ospitalità nella nostra casa e non abbiamo lasciato che lui le si avvicinasse. E’ venuto a bussare alla nostra porta il giorno dopo dicendo ‘Pensate che a nessuno importi se voi due vivete qui, ma posso andare alla polizia, al governo, e farvi cacciare via di qui se osate ancora mettere il naso nella nostra relazione’.

Eppure, da quando si sono spostate a Kiev, la loro vita è un pochino migliore rispetto al passato. Almeno qui nessuno può entrare in casa e portarla via.

In Russia capita spesso che donne lesbiche scelgano di stare con un uomo perché è più sicuro: “Prima di incontrare Anastasia, sono stata con una ragazza per otto anni” racconta Esenia, “Quando la situazione politica è cambiata, lei mi ha lasciata per mettersi con un uomo così che potesse essere al sicuro. Non la incolpo di nulla – chi potrebbe farlo?“. Non possono tornare in Russia perché: “Le donne vengono picchiate per strada se non appaiono femminili. Possono portarti via i figli, perché potrebbe crescerli meglio di te che sei gay. Non possiamo tornare in Russia, ma non possiamo stare qui. Non abbiamo nulla qui, e a loro non importa di noi. Possiamo vivere qui certo, ma non abbiamo diritti, siamo solo un problema che dovrebbe essere risolto. Per questo ce ne stiamo buone buone in casa.”

La ricerca di aiuto

La famiglia l’ha molto aiutata, ma ora non sanno più cosa fare. “Ho altre tre sorelle, due delle quali sono gay. Vivono ancora in Russia, si nascondono. Perché fino a che sei carina e femminile va bene. Ma se sei una butch diventa molto più pericoloso. Le ragazze mascoline possono e verranno picchiate per strada.

Molte si sposano per rendere più sicura la residenza, altre falsificano i documenti, ma per Anastasia e Esenia queste non sono scelte possibili: “E’ una decisione furba per non mostrare che sei lesbica. Ma a volte si diventa solo stanchi, stanchi di mentire. E pensi ‘magari dovremmo lasciarci, almeno saremmo tutti più al sicuro’ – ma questa è codardia, una decisione da pigri. Abbiamo smesso di pensare al nostro futuro, ora pensiamo solo alla nostra bambina. Cerchiamo un posto in cui vivere dove non saremo odiate, ma è più difficile di prima. Non ho idea di come potremmo vivere meglio di così, qui.” 

Ed ecco il loro appello: “Molti faranno il nostro stesso errore. Si sposteranno dove possono arrivare più facilmente, come abbiamo fatto noi, sperando di potersi integrare meglio.” La famiglia ha organizzato una campagna su fundrazer.com sperando in un futuro di potersi trasferire altrove, grazie all’aiuto di altre persone che leggeranno la loro storia e decideranno di aiutarle. Se volete contribuire, ecco il link alla campagna!

Share Button
Tags
Mostra di più
  • 125 Posts
  • 4,738 Followers
  • 159 Following

Ahlen

Nerd.

Articoli correlati

One Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close