Lesbiche TERF inscenano protesta transfobica al Pride di Londra

In meno di dieci bloccano il Pride e ottengono di sfilare per prime con slogan di odio

Uno spettacolo penoso: altri aggettivi non sarebbero altrettanto adeguati per definire quanto accaduto ieri a Londra durante il Pride. Uno sparuto gruppo di lesbiche legate alla corrente di pensiero TERF (femminismo radicale trans-escludente) ha fatto irruzione in testa al corteo del Pride senza alcuna autorizzazione per sfilare davanti a tutti con slogan di palese transfobia. In testa al corteo era prevista la presenza del sindaco di Londra Sadiq Khan e di operatori del Servizio Sanitario Nazionale (NHS – National Health Service).

La polizia e il servizio di sicurezza hanno scelto di permettere al gruppetto di camminare in testa al corteo fino a Trafalgar Square. Fra le motivazioni – molto contestate – sono stati addotti anche il grande caldo e la sicurezza generale, per cui dopo una breve negoziazione (le attiviste si erano sdraiate per terra bloccando la partenza del corteo) è stato dato il via libera allo show di transfobia. Sarebbe più accurato tuttavia parlare di transmisoginia, considerato che il bersaglio principale erano le donne trans (MtF).

Pensate un po’: protestare contro le donne trans in una manifestazione che non sarebbe stata possibile senza le donne trans.

Uno scenario surreale: una decina di attiviste transfobiche anti-Pride non autorizzate davanti al Sindaco e 30mila attivisti LGBT+

Cartelli con slogan “L’attivismo trans cancella le lesbiche“, volantini con messaggi deliranti sulle donne trans, proteste contro la riforma trans-friendly del Gender Recognition Act (una legge che semplificherà la procedura burocratica per la modifica di nome e genere sui documenti delle persone trans nel Regno Unito), richiami all’esclusione delle donne trans dagli spazi destinati alle donne.

I reporter che hanno cercato di riprendere la protesta in tempo reale si sono visti spesso bloccati dallo stesso staff organizzativo che ha permesso di portare avanti la protesta. Il gruppetto TERF si è unito dal vivo e online sotto lo slogan/hashtag #GetTheLOut, rivendicando appunto l’importanza di un separatismo che dovrebbe portare le lesbiche fuori dal Pride perché manifestazione trans-friendly.

La domanda è lecita: perché allora prendere di forza la testa di un corteo che non avrebbe senso senza l’apporto dell’attivismo trans? Perché voler condurre da protagoniste la marcia di una manifestazione per cui si prova disgusto e da cui si vorrebbe fuggire? Chi le trattiene? Perché non dare via subito alle proprie volontà separatiste organizzando in autonomia un TERF Pride? Forse perché in corteo ci sarebbero state appunto solo una decina di persone, anziché le 30.000 di ieri? E quanti sarebbero stati gli spettatori del corteo in confronto al milione presente ieri dietro le transenne lungo il percorso?

Vi odio, mi sento minacciata da voi, ma vi uso come cassa di risonanza. Fila il discorso?

Gli slogan di odio delle lesbiche TERF contro le donne trans

Vogliamo le lesbiche fuori dal Pride, un uomo non può essere una lesbica, una persona con un pene non può essere lesbica. Gli uomini dicono di essere trans, che sono lesbiche, e fanno pressione sulle lesbiche per far sesso con loro.

Questo il tenore delle frasi delle TERF protagoniste della protesta riprese dalla testata LGBT britannica Pink News. Sui volantini distribuiti si leggeva:

Il movimento trans con la complicità delle politiche LGBT “queer” sta obbligando le lesbiche a fare sesso con gli uomini. Noi condanniamo fermamente queste forme di anti-lesbismo travestite da protesta.

volantino TERF London Pride 2018

E tanto per non farci mancare nulla, l’essere transgender è stato paragonato ad una forma di terapia riparativa contro l’omosessualità delle lesbiche. 2018, Odissea nello spazio TERF.

Le reazioni al blitz dopo la marcia del Pride

Le reazioni del resto della comunità LGBT+ non si sono fatte attendere, con molte persone che stanno chiedendo le dimissioni e le scuse ufficiali degli organizzatori del Pride per aver permesso messaggi di odio e divisione in una marcia dedicata all’inclusione e all’amore. Nella risposta ufficiale c’è stata una presa di distanza, richiamando l’attenzione sul fatto che un numero piccolissimo di persone non può coprire i messaggi lanciati dalle altre 30mila in marcia. Ha potuto però mettersi comodamente in testa senza autorizzazione.

Nelle parole del sindaco di Londra: «La transfobia non è mai accettabile».

sindaco Londra Sadiq Khan Pride 2018 trans

Le lesbiche cisgender lanciano una campagna contro la transfobia

Sui social media da ieri molte attiviste lesbiche hanno deciso di reagire contro il blitz transfobico delle lesbiche TERF al Pride di Londra. I post arrivano da lesbiche cisgender che con video, grafiche e messaggi ribadiscono #IStandWithTransPeople (Io sto con le persone trans).

La proprietaria di Diva, la più famosa rivista per donne lesbiche e bisex nel Regno Unito, Linda Riley si è unita alla protesta contro le TERF: «Voglio solo che sappiate che NON parlate a nome di questa lesbica. Voi promuovete odio, io promuovo inclusività». Da tante lesbiche e bisex sta arrivando anche una forma di contro-protesta con donazioni per associazioni di attivismo trans.

Unità nel rispetto della diversità da un lato, secessione in nome di un purismo che puzza di privilegio dall’altra. Sono più donna di te perché sono nata così, anzi, io sono donna e tu no. TERF, volete questa secessione, dal movimento LGBT+ e dal femminismo intersezionale? Fatela. Io sto con le persone trans. O a interessarvi è solo la conquista della prima fila?

Regno Unito, donne trans nelle quote rosa, protesta delle TERF

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Vincenza

Apostata, iconoclasta, adoratrice di sneakers, seriamente affetta da sindrome di Stendhal acuta in presenza di ogni filmato pre-1927, cultrice di Karen Walker e fedele consumatrice di banda larga con un debole per i classici della letteratura. Difetti a parte, una persona normale. Forse.

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8 commenti

  1. forse si dovrebbe provare a dialogare. anche nel campo queer ci sono posizioni insostenibili del tipo “se non vuoi fare sesso con me sei transfobica”

    1. Tipica leggenda urbana TERF, quella per cui quando sparano a zero sulle donne trans (comprese quelle operate con la bottom surgery) si difendono dichiarando di essere attaccate perché “costrette” (da chi?) a fare sesso con le donne trans.
      Mai visto in un nessun dibattito (e non ne ho seguiti certo pochi) una donna trans e lesbica imporre a una donna cis-lesbica di fare sesso “al modo etero” perché “se no sei transfobica”.
      Quello che stai reiterando a sproposito è più un incubo delle lesbiche TERF che una ricorrenza reale.

      Ho letto senz’altro di dibattiti in cui le donne trans indicavano nelle lesbiche TERF (non in tutte, solo le TERF!) una palese transfobia… sai, succede quando vieni apostrofata TIM (trans-identified male, maschio che s’identifica trans).

      E poi vogliamo dirla tutta? Ma cosa dà alle lesbiche TERF la certezza che:
      – tutte le donne trans siano anche lesbiche e attratte da loro (al punto che le TERF giustificano anche così il volerle cacciare dagli spazi femminili)
      – un uomo etero per far sesso con loro sia disposto a fingersi donna e sottoporsi ad un trattamento anche solo parziale di riassegnazione di genere (perché è questo il mito falso e distruttivo che propagano)
      – una trans lesbica che non abbia scelto di ricevere la bottom surgery faccia sesso con altre donne come lo farebbe un uomo etero. Hello? Fallocentrismo anyone?
      – INFINE: che il loro parere (4 gatte) sia a nome di tutte le lesbiche, se non addirittura di tutte le donne…

  2. Scusate sono fuori tema ma come è possibile che al Pride di Londra ci vanno “solo” in 30mila? A LONDRA? Cioè come a Cagliari? Mah…

    1. 30 mila sono le persone autorizzate a sfilare nel corteo con carri, striscioni, ecc.
      Ai lati del percorso ci sono le transenne che impediscono di entrare nel corteo per ragioni di sicurezza. Dietro quelle c’erano un milione di persone.
      Sono Pride diversi dai nostri (preferisco di gran lunga quelli italiani, dove tutti possono sfilare, anche se complica parecchio la sicurezza).
      Di fatto vai nei Pride stranieri e il più delle volte devi accontentarti di guardare la parata degli altri.

    2. 30000 sfilavano, poiché il pride di londra è diverso da quelli italiani, sfilano solo gli appartenenti a gruppi sponsor e gli altri (1 miglione e più) seguono la parata da dietro le transenne, poi ci sono quelli che vedono la diretta su Facebook e alla tv

    3. Le persone che partecipano sono molte di più. Però a differenza dei Pride italiani dove tutti i partecipanti sfilano, negli UK non è possibile perché ci sarebbero troppe persone e problemi di sicurezza. Perciò solo gli iscritti possono sfilare (in questo caso 30 mila) e tutti gli altri partecipanti possono assistere alla parata lateralmente.

  3. Se le TERF hanno intenzione di lasciare il movimento lgbt facciano pure, questa lesbica cis non le fermerà né sentirà la loro mancanza.

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