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L’Irlanda dice sì (anche) al referendum sull’aborto. Una vittoria per i diritti delle donne

Con un referendum costituzionale, gli irlandesi hanno abrogato l'emendamento che vietava l'interruzione di gravidanza, ma gli anti-abortisti promettono battaglia.

Dopo il referendum sui matrimoni egualitari, i cittadini irlandesi sono stati chiamati ad esprimersi su un’altra questione che tanto infervora l’estremismo cattolico: l’interruzione di gravidanza. Così come nel caso dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, il referendum è stato indotto per modificare la Costituzione.

Nel caso dell’aborto, ad essere stato modificato – con percentuali “bulgare”, ovvero circa il 70% dei votanti a favore – è l’ottavo emendamento della Costituzione, che equipara il «diritto alla vita del nascituro» al «diritto alla vita della madre». Un emendamento introdotto nel 1983, sempre attraverso un referendum costituzionale, votato all’epoca dal 63% dei cittadini.

Matrimoni gay, l’Irlanda dice sì!

Nel 1992 la Corte Suprema aveva stabilito un’unica eccezione: che l’interruzione potesse essere praticata nei casi in cui fosse «reale e sostanziale» il rischio per la vita della partoriente. Ma nei fatti, fino ad oggi una donna irlandese era costretta a portare avanti una gravidanza, anche in caso di stupro, incesto o gravi anomalie del feto. A meno che non volesse rischiare 14 anni di carcere. L’unica “via di fuga” erano le cliniche di Inghilterra o Galles: non era prevista nessuna sanzione per le donne che abortivano all’estero.

La vittoria del sì al referendum non vuol dire che da domani in Irlanda ci sarà una legge sull’aborto. Ma, come promesso dal premier Leo Varadkar – favorevole all’abrogazione dell’emendamento 8 – entro la fine del 2018 il Parlamento di Dublino dovrebbe varare una legge che regolamenti l’interruzione di gravidanza. E i gruppi anti-abiortisti, guidati da John McGuirk, promettono già battaglia.

La legge sull’aborto in Italia

In Irlanda come in Italia, dove la legge sull’aborto ha da poco compiuto 40 anni, la pressione della Chiesa e delle associazioni ultra conservatrici è molto forte. Nel nostro paese il vero ostacolo infatti, sono i cosiddetti “obiettori di coscienza”, ovvero quei medici che si rifiutano (per motivi etici) di praticare l’interruzione di gravidanza.

Secondo i dati pubblicati in occasione del “compleanno” della legge 194, dal 1977 ad oggi, il numero di aborti è drasticamente sceso del 74%, ma è anche vero che ben il 70% è dei medici è obiettore (con punte che raggiungono l’80% in regioni come la Basilicata). Si tratta di una delle percentuali più alte a livello internazionale: in Gran Bretagna il tasso scende al 10%, in Francia al 7%, in Gemania al 6% e in Svezia allo 0%.

E allora, complimenti agli amici irlandesi per aver posto fine ad una ignobile discriminazione contro le donne. Ma la battaglia non finisce qui. Né per loro, men che meno per noi.

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La Mile

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