Megan Rapinoe sulla FIFA: “A loro non importa delle calciatrici donne”

Le atlete professioniste vengono messe da parte ogni giorno, ma è responsabilità di tutti rendere la società migliore

Intervistata dalla BBC, l’atleta americana ha avuto molto da dire sulla FIFA, la federazione internazionale che governa gli sport del calcio, del calcio a 5 e del beach soccer.

Le parole esatte sono state “Old, male and stale“, traducibile in “vecchio, stantio e del tutto maschilista“. Il tutto è venuto fuori dopo che la federazione ha nominato alcune calciatrici praticamente sconosciute come “top international player of the year“.

Quel premio non ha un gran valore se lo ottiene qualcuno di cui non hai nemmeno mai sentito parlare. Se un calciatore a caso, nemmeno professionista, fosse stato nominato, sono sicura che [FIFA] avrebbe avuto da ridire a riguardo. E’ deludente vedere come invece noi non veniamo per niente considerate. E’ un segnale per noi e per il resto del mondo che alla FIFA non importa davvero qualcosa“. ha commentato Rapinoe ai microfoni della BBC, e ha approfondito:

Onestamente, mi sento come se fossimo una protesta vivente. Il fatto che siamo donne e atlete professioniste parla quasi da solo. Abbiamo provato l’ineguaglianza sulla nostra pelle; abbiamo combattuto per salari equi o qualsiasi cosa, o il sessismo nello sport. Quindi quando vengono fuori questi problemi – come quando l’estate scorsa la WNBA ha indossato quelle magliette nere – ogni volta che sbuca fuori una cosa del genere ci colpisce in pieno petto… La nostra esistenza negli sport professionisti è come una protesta in questa società sessista in cui viviamo. Per noi questo quindi è in linea con quello che facciamo sempre. Non so perché, ma non sono spaventata. Forse per via del mio carattere, chissà. Ma è come se l’avessi sempre saputo, da quando è iniziata la mia carriera, che avremo avuto un palcoscenico enorme (come atlete professioniste), specialmente giocando nella nazionale e, in senso più grande, rappresentando l’America… e invecchiando ho cominciato a pormi delle domande ed essere più attenta a come intendevo davvero rappresentare l’America e tutti i suoi aspetti differenti. Penso che essere un’atleta donna sia una cosa, essere una professionista (donna) un’altra e poi, ovviamente, essere lesbica: posso fornire così tante prospettive diverse ai fan, alle persone che raggiungiamo e guardano la partita, tantissima gente da tutta la società. Io credo davvero che sia responsabilità di tutti usare il palco che si ha a disposizione per fare del bene nel mondo e cercare di migliorare la nostra società che tu sia un’attivista, un’atleta, un contabile o quello che è. E’ responsabilità di tutti.

FIFA, in risposta, ha detto che “il processo è chiaro e trasparente e loro non sono coinvolti nelle nomine finali, ma che” avrebbero tenuto conto del suo feedback per i premi futuri.

Suona quasi come un “Grazie, la richiamiamo noi” non appena si è terminato un colloquio di lavoro.

 

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