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Milano Pride. 250mila e per un giorno la città diventa la capitale LGBT d’Italia [GALLERY]

250mila partecipanti al Milano Pride, la sfilata conclusiva di una settimana che ha trasformato nella città in capitale LGBT d'Italia

Milano, Milano, Milano. 250mila al Pride di sabato 30 giugno (secondo me, eravamo almeno 300mila, almeno a giudicare dal video qui sotto, ma potrei essere di parte). E la città sembrava ancora più bella. Ancora più inclusiva. Ancora più colorata. O per meglio dire, Milano esce dallo stereotipo che la vuole grigia, cupa, fredda, per diventare quello che dovrebbero essere tutte le città – grandi o piccole che siano -, colorate, inclusive, accoglienti.

Ciò che mi colpisce degli ultimi anni (e mi ha colpito anche al Pavia Pride del quale sono stata madrina) è la presenza dei giovanissimi, ragazze e ragazzi ventenni, e anche più giovani, che sfilano senza paura, che mostrano cartelli divertenti o provocatori, che sorridono, che si baciano. Insomma, se le cose sono cambiate, è perché siamo cambiati noi.

Ma il Pride a Milano non è solo la parata conclusiva, è una settimana di eventi sparsi per tutta la città – e se consideriamo anche il Festival Mix le settimane diventano due -, le piazze (tre) che ospitano la Pride Square, la fermata di Porta Venezia e i palazzi della città rainbow (i Bastioni di Porta Venezia e la torre dell’Unicredit). Una marea arcobaleno che ti fa sentire a casa, che tu sia gay, lesbica, bisex o transgender. Perché questo è il Pride: è di tutti.

#Civilimanonabbastanza

Certo, non sono solo rose e fiori. Lo slogan del Milano Pride era #Civilimanonabbastanza. Perché sì, dobbiamo difendere quello che abbiamo conquistato finora. Ma non possiamo accontentarci, dobbiamo continuare a lottare per raggiungere la vera parità: matrimonio egualitario, adozioni e una legge che punisca i crimini d’odio contro le persone LGBTI.

Soprattutto dobbiamo batterci per un cambiamento sociale che non arrivi solo nelle città friendly come Milano, dove – così come avviene in altre capitali europee – le aziende non hanno “paura” di partecipare al Pride, anzi fanno da cassa di risonanza per  un cambiamento che arrivi ovunque: dal centro alla periferia.

Un piccolo appunto necessario. “Questo carro non esiste” era lo slogan sia del carro Gaia360°+LezPop che di Netflix. Pura casualità, oppure come dicono gli americani great minds think alike?

Infine, grazie alle amiche di Gaia360° per avermi fatto perdere l’udito per un giorno (avevamo il carro con i volumi più sparati dell’universo mondo). Vi amo tantissimo, le mie orecchie un po’ meno. Ma soprattutto, grazie a tutte e a tutti voi che avete ballato, cantato, saltato insieme a noi. Sono state quattro ore di gioia pura!

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Un commento

  1. Vorrei però far notare che anche a Padova c’è stato un signor gaypride, dopo 16 anni!
    certo, 10.000 persone non sono 250.000 ma Padova è più piccola quindi è stato un successone colorato e allegro!
    il mio terzo e più bel pride!!!!!!!!!!!!!! giovanissimi, famiglie di tutti i tipi, non solo LGBT, tanti carri, folla compatta e…………………..
    tanti arcobaleniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!

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