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Nazionale italiana pallavolo. Niente razzismo di Uliveto, ma il problema dello sport femminile resta

Ha fatto molto discutere la pubblicità di Uliveto dopo la finale della Nazionale italiana di pallavolo. Nella foto sono state oscurate due giocatrici: non è razzismo, ma forse un po' di discriminazione c'è

Premessa. Non sono appassionata di pallavolo, né maschile, né femminile. Ma come mezza Italia, ho visto la finale della Nazionale che si è disputata sabato in Giappone contro la Serbia. E come a mezza Italia, mi è dispiaciuto tantissimo per la sconfitta.

Al di là del risultato sportivo, le “ragazze terribili” della Nazionale hanno avuto il merito di catalizzare l’attenzione di un paese dove, diciamocelo pure, il calcio (maschile) è l’unico sport che conta. In più, l’attuale squadra di pallavolo è il riflesso della società italiana degli ultimi anni: bella perché multietnica. Tutte strette attorno al tricolore, ma con esperienze e origini diverse. Del resto, le differenze sono la vera ricchezza di un paese. Anche di una squadra di pallavolo, dove non ci sono solo donne di colore e donne bianche, ma anche donne molto alte e donne meno alte.

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Purtroppo, però, viviamo giorni bui, in cui una persona viene aggredita (verbalmente e anche fisicamente) per il colore della pelle. Così quando è stata diffusa la pubblicità di Uliveto, sponsor della Nazionale di pallavolo, in tanti hanno gridato allo scandalo. La foto ritrae le “ragazze terribili” sullo sfondo, con accanto la bandiera italiana, e in primo piano (del resto sempre di pubblicità stiamo parlando) la bottiglia d’acqua che copre due giocatrici. Il tam tam sui social ha fatto subito scattare l’allarme razzismo: sono state coperte le due giocatrici di colore, Paola Egonu e Miriam Sylla. La prima, nata a Padova di origini nigeriane, la seconda nata a Palermo di origini ivoriane.

Inutilmente, Uliveto ha provato a spiegare (non in maniera particolarmente limpida) cosa fosse successo:

Uliveto ha seguito con entusiasmo l’avventura di tutte le nostre atlete pallavoliste, TUTTE senza alcuna distinzione. Nessuna forma di discriminazione ci appartiene e la vicinanza alla squadra ed alle sue componenti è dimostrata dalle tante foto pubblicate sui social. Contrastiamo pertanto fermamente qualsiasi insinuazione circa un atteggiamento diverso nei confronti di giocatrici che per noi hanno tutte lo stesso grande merito: quello di aver composto una fantastica squadra!

Lo scandalo razzismo non c’è, forse è qualcos’altro

In effetti, dopo una serie di check è emerso che la foto incriminata non era stata scattata durante i mondiali in Giappone, ma precedentemente. E le giocatrici coperte non sono le due di colore, ma anche una bianca, Serena Ortolani (Miriam Sylla non era nemmeno presente in quello scatto). La cosa più avvilente, lo ammetto, è dover stare a sottolineare il colore della pelle delle giocatrici coperte dalla bottiglia. Un po’ come se dire «ah ma una è bianca» lavasse la Uliveto da ogni peccato. Sì, perché a mio parere la discriminazione rimane, non rispetto all colore della pelle, questo ormai è pacifico, ma rispetto al genere.

Mi domando: se ad essere arrivati in finale ai mondiali ci fosse stata la Nazionale di calcio (sì, la stessa Nazionale che nemmeno si è qualificata a Russia 2018), l’Uliveto avrebbe potuto oscurare con tanta facilità la faccia di Insigne, di Balotelli, o che ne so, di Belotti o di Immobile? Penso proprio di no.

Purtroppo in Italia, lo sport è il calcio, ed è quello maschile. Le donne della nazionale si sono qualificate ai mondiali che si terranno il prossimo anno in Francia nel silenzio più totale (l’unica diretta che ha offerto Mamma Rai è stata quella su RaiSport per la partita contro il Portogallo). Se poi consideriamo che, a differenza di molti (non tutti) colleghi maschi, le donne che fanno sport non sono riconosciute professioniste, beh mi sembra evidente che la strada da percorrere per la parità sia ancora lunga.

Insomma, sarebbe bello che l’Italia che grida allo scandalo razzista, quando (almeno in questo caso) di razzismo non si tratta, si fermasse a riflettere su un’altra grossa storpiatura della nostra società: la disparità di genere. Magari anche i signori del marketing della Uliveto farebbero più attenzione alle foto da usare.

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La Mile

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Un commento

  1. Più che gridare al razzismo io griderei alla piccolezza di chi ha disegnato la grafica dell’immagine perché mettere una bottiglia a coprire due giocatrici (di qualsiasi colore fossero) è davvero una piccolezza a cui nella loro stupidità non avranno nemmeno fatto caso. Che tristezza di gente che esiste e che ha un lavoro

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