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Perché il Pride deve essere una carnevalata

L'ennesimo articolo nel quale si invita la comunità LGBTI alla sobrietà. Ma il Pride è la nostra storia, rinnegarlo sarebbe una sconfitta

Ho appena letto l’ennesimo articolo nel quale si invita la comunità LGBTI alla sobrietà. L’autore è Mario Alberto Marchi, che sulle pagine de Il fatto quotidiano titola: «Gay Pride: perché, in un’epoca cupa e brutta come questa, la comunicazione non è efficace».

Il senso dell’articolo è abbastanza semplice: nel momento in cui l’Italia vive una fase di oscurantismo sul tema dei diritti civili, sfilate come il Pride sono controproducenti, comunicano un’immagine della comunità LGBTI (anche se l’autore pare si riferisca solo ai maschi gay) trasgressiva e per questo non accettabile.

Le vessazioni nell’ambiente scolastico, le discriminazioni nel lavoro, il mancato riconoscimento di possibili ruoli genitoriali son temi che in questo momento più che di musica techno e baci lesbo, avrebbero bisogno di impegno politico. Che è quasi assente. Un esempio banale: su 900 parlamentari, quali si sono palesati come omosessuali e ne hanno fatto una militanza di rappresentatività? Quali provvedimenti sono stati proposti? Dato non pervenuto.

Tralasciando i baci lesbo (caro Marchi, si dice baci lesbici, lesbo sono quelli da film porno), da bravo eterosessuale, anche se sensibile a certi temi, non conosci la nostra storia e non mi sembra che ne voglia fare parte. Direi, per fortuna. Proprio quest’anno, come sottolinei anche tu, cade il cinquantesimo anniversario dei moti di Stonewall. Da quella ribellione, portata avanti da due “reiette” della società, una drag queen nera e una trans ispanica, è iniziato tutto.

Il motivo per cui celebriamo Stonewall non è solo perché per la prima volta gay, lesbiche, trans scesero in strada, ma perché quelle persone lo fecero senza nascondersi, mostrandosi per quello che erano. Ed è quello che sono anche oggi.

Militanza politica e pride non sono la stessa cosa

Il momento è difficile e richiederebbe più militanza, più voce politica. Si tratta – lo ripeto – la critica strategica. Che però è indispensabile, proprio perché dall’altra parte resiste un atteggiamento culturale allarmante, che appare difficilmente affrontabile con lo strumento della contrapposizione. Basta leggere i commenti agli articoli della stampa on line, riguardanti proprio il Gay Pride.

Sono d’accordo, c’è bisogno di militanza e di politica. Ma è una questione diversa, sulla quale ragionare nei restanti 346 giorni all’anno, non al Pride. Perché il Pride è la nostra stessa essenza. Caro Mario Alberto Marchi, noi siamo così. Siamo anche un circo, siamo anche la sfacciataggine delle drag queen e delle trans che hanno voglia di mostrare le tette al vento. Siamo i maschi in perizoma e le donne che si baciano per strada, con  le camicie a quadri o con i tacchi a spillo, non importa.

Pensare, anche solo per un istante, di trasformarci in qualcos’altro, perché poi sulla stampa o nei commenti online c’è chi ci critica o non capisce, sarebbe una sconfitta. E non conta quello che pensano le persone omofobe, il governo gialloverde, i perbenisti o gli etero pseudo-friendly come te. Il Pride è l’orgoglio di scendere in piazza senza filtri, senza paura, senza maschere, né vergogna.

È quello che ci hanno insegnato Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson, le due “reiette” che diedero vita al movimento di liberazione per le persone omosessuali e transessuali. Negarlo sarebbe come ucciderle. Per sempre. Potrà sembrarti strano, ma è così. Almeno per me. E spero sia così per tutte le persone che hanno partecipato ai Pride e continueranno a farlo nei prossimi giorni, e negli anni a venire.

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5 commenti

  1. Allora, onestamente io non credo le cose non si possano cambiare, se una cosa é partita in un modo non vuol dire che una volta evoluta la situazione (che é innegabilmente evoluta anche se molto meno di quanto sarebbe desiderabile) non si possa pensare anche di avere un approccio diverso. Allora io credo che il gay pride debba essere una festa a cui tutti possono partecipare se vogliono, e non deve smettere di esserlo. Inizialmente doveva per forza essere un eccesso, dare uno schiaffo a una società che ci discriminava così tanto!! Ma adesso le cose sono almeno in parte diverse, mooolte più persone sono dalla nostra parte, e io preferire avere più famiglie con i bimbi al pride invece che uomini nudi che fanno l’elicottero su un carro.. Perché hanno una voce più forte e i bambini sono il nostro futuro. Ho visto questa scena a Bologna in cui c’era questa famiglia con due bimbi che marciava a insieme a noi e mi ha fatto felicissima.. E poi questo ragazzo si é messo a ballare nudo sul carro… Questa famiglia ha dovuto far girare i bimbi, e è fermarsi.. Onestamente non mi sento proprio di biasimarli, va bene la nudità e tutto.. Ma forse lo avrei fatto anche io se avessi avuto dei bimbi piccoli. Poi sono la prima che mi entusiasmo davanti agli spettacoli di drag e noi siamo anche questo!! Credo però che bisogni far passare anche il concetto che noi siamo anche persone “normali” (passatemi Il termine) e che vogliamo una vita normale con una famiglia e dei figli nel caso. Poi magari mi sbaglio.. Detto. Questo non deve diventare una processione!!! Dovremo sempre festeggiare e mostrarci per quello che siamo!

  2. intanto , il Pride, e’ una ricorrenza.
    Ma, da questo punto di vista, mi par che nemmeno il Carnevale di Rio sia tanto sobrio………
    E anche noi etero, in certe ricorrenze ,ci mascheriamo….

    E’ giusto che sia cosi’….
    Il Pride e’ un incontro fra persone vive e disinibite.
    Vediamo e vedete di imparare da loro…..

  3. La sobrietà è una cosa interiore e fa parte della personalità e del carattere di una persona, Nel gay Pride ci sono migliaia di persone sobrie che in quel giorno scendono in piazza per raccontare una storia e la raccontano così come è nata originariamente, è come se dicessero a un ebreo scampato ai campi di concentramento ” Mi raccomando, non racontare i dettagli della vita vissuta nei lager perchè sai ci sono i bambini e potrebbero avere degli incubi” ebbene i bambini devono avere degli incubi per quelle storie così le tramanderanno e iil Pride deve essere così com’è, con eccessi e sobrietà dei suoi fratelli e sorelle gay perchè deve raccontare quello che è stato e chi se ne frega se gli etero non capiscono, tanto continuano a selezionarci e a raccontare di noi senza sapere nulla

  4. Ho fatto un sogno. C’erano uomini donne bambini, con semplici vestiti quotidiani, dall’aria seria e allegra insieme, assiepati su carri che sfilavano su di una strada. Mi sono avvicinato ed ho chiesto cosa facessero. E’ Carnevale, mi hanno risposto.

    Ma il Carnevale non dovrebbe esser rovesciamento della realtà di tutti i giorni? ho chiesto. Dove sono le maschere, i travestimenti, i coriandoli, gli scherzi, le assurdità, gli atti senza senso?

    Appunto, quelli sono ormai tutti i giorni, è stata la replica. Le antiche certezze sono a gambe all’aria, le mutande sono sulla testa e la menzogna di un tempo è la nuova verità. Cosa c’è quindi di più carnevalesco, di più rovesciato e folle, che essere normali?

    Sono rimasto un po’ lì, e non capivo se ero desto o continuavo a sognare.

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