Perché “lella” è una brutta parola

Tilda Swinton, via succés de scandale

Benvenute alla battaglia di Lez Pop, appuntamento settimanale (o meno) dedicato a quelle cose che non ci piacciono e vorremmo tanto cambiare, possibilmente in meglio. La rubrica spazierà fra il serio e il faceto (dalle stupide credenze riguardo l’omosessualità femminile all’introduzione del roller derby in Italia. C’è bisogno di roller derby!) ma inziamo col piede giusto, tanto per mettere tutti i  puntini sulle i e spianare la strada: basta con lella, lella è una brutta parola.
Non che lesbica sia migliore, eh. Parimerito cacofonica. Ma lella è perfino più brutta. E’ come quando hai un nome corto e te lo abbreviano. No, non si può sentire. Che Francesca diventi una “Fra”, ci può stare. Fran-ce-sca/ Lu- do- vi-ca/Gian-ma-ri-a, sono nomi lunghi. Troppo fiato, poco tempo. Che un Andrea diventi “Andre”, e una Silvia un Silvy, no. Ci sono parole che nascono sfortunate, ma non per questo bisogna peggiorarne il destino.
L’incontro/scontro  fra  la c, occlusiva velare finale sorda e le altre sonore, siamo tutte d’accordo, non è dei più gradevoli. Tette è una bella parola, o anche gatto. O pigiama, lampone, gelato.
Lesbica no, lella ancor meno. Senza offendere i sentimenti di tutte le ipotetiche “Raffaelle” che leggeranno questo post, lella è proprio una parola sgradevole. Anche caramella, pur designando qualcosa di meraviglioso, ha quella doppia elle che costringe la lingua a fare un doppio salto carpiato, lasciandoti in bocca troppa saliva e niente zucchero. La doppia ll  è cacofonia allo stato puro (io personalmente odio assai anche la parola “bimbi”, ma probabilmente non è questa la sede per discuterlo).
Un altro problema del termine lella, cacofonia appurata a parte, è il significato di lesbica che va via via perdendosi, intrappolato fra tutte quelle doppie ll e tutta quelle saliva.
Words are stupid, words are fun,words can put you on the run!
(chicks on speed, wordy rappinghood)
La sensazione è che si preferisca dirsi lella, piuttosto che lesbica, perchè le lesbiche sono quelle brutte con la camicia quadri/ quelle che leggono Judith Butler ed usano i pronomi neutri, quelle che non sanno cosa sia una gamba depilata. Lella sarebbe la versione 2.0 di lesbica, nice and shiny, contrapposta a qualcosa che sa di muffa, patchuli e probabilmente non di deodorante.
Newsflash: no. Talune, lesbiche, parbleu, indossano i tacchi. Alcune comprano rossetti, e ho sentito dire che un discreto numero di loro non solo sappia che cos’è un deodorante, ma addirittura ne faccia uso.
Sapete quale sarebbe la soluzione? Queer. Ma questa è un’altra storia.

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51 commenti

  1. Lesbica sembra quasi volgare.
    Ha questo suono sgradevole… Ogni volta che lo sento mi viene in mente un movimento di un arto fastidioso, veloce e sgraziato (va beh, lasciamo stare :D…).
    Però hai perfettamente ragione, ‘lella’ è peggio.

  2. Mai piaciuta manco a me la parola lesbica. LEHsbica, Lllleeeeeehsbica. LeSBica.
    Lella non è poi così male, pronunciandolo non sembra di fare una linguaccia seguita da una strana smorfia.

  3. Sinceramente per esperienza personale preferisco di gran lunga essere definita Lella invece di LECCA CIUFFE … Nomignolo copiato da Queer As Folk dai miei cari amici gay …

    1. Una mia ex amica mi definì lecca ciuffe quando feci coming out. Le ho risposto “Bene, a te piacerebbe essere chiamata succhia cazzi? No? Bene, allora falla finita!”

  4. Personalmente la trovo una parola buffa, null’altro. Tant’è che, da bisessuale quale sono, per scherzare mi definisco una mezza-lella. Poi sarà che mi piace perchè fu il nome dell’unica bambola che abbia mai amato da bambina, chissà. Ah, e chiamavo la mia ragazza Lellina, sempre per ridere.

  5. Siete riuscite a farmi amare sia il termine “lesbica” che “lella”… Mamma mia, quante menate!

  6. non sono assolutamente d’accordo con quello che avete scritto: chi ha deciso arbitrariamente che “lella ” è una brutta parola? a me piace! mi piace anche lesbica, e la uso con frequenza, soprattutto con le persone etero che non sanno il significato di lella, ma tra di noi,per abbreviare o come vezzeggiativo, si può tranquillamente usare, tornando anche al discorso circa la lunghezza della parola lesbica (3 sillabe) quindi può ben essere accorciata; il diminutivo sarebbe lesbo, ma questo ha veramente una connotazione volgare che rimanda ai porno maschili e non c’è nulla da recuperare.

  7. Io sono lesbica; il suono di questa parola non mi è gradito ma questo prescinde in assoluto il significato che evoca. Sono orgogliosa e felice di essere tale. Ma questa “s”, questa “b” subito a strapiombo su una vocale, no.
    “Lella” non mi piace, anzi lo trovo detestabile. Diciamo che lo tollero, ma non vorrei sentirlo. Soprattutto dalla bocca di lesbiche.
    Complimenti per questi articoli e per la vivacità delle idee.

    1. ragazze?! Ma io da domani smetto di usare la parola feto perchè mi pare cacofonica? “Così tronca, con quell’occlusiva dentale sorda poi!” Oppure non entrerò mai più in un appartamento chiamandolo tale perché mi fa pensare a un mento che si apparta?!? Da piccola, per sillabare, mi ripetevo le parole così tante volte che perdevano di senso… vi prego! Non riportatemi a quella fumosa nebbia infantile… (“infantile poi! Con due cluster consonantici… mhm! Che brutta!)

      1. a latere del ragionamento sulla cacofonia di lella-lesbica ( tutta questione di gusti) l’uso , o meglio, il non uso della parola “lella” ce lo auguravamo ( ed auguriamo) perché

        “a sensazione è che si preferisca dirsi lella, piuttosto che lesbica, perchè le lesbiche sono quelle brutte con la camicia quadri/ quelle che leggono Judith Butler ed usano i pronomi neutri, quelle che non sanno cosa sia una gamba depilata. Lella sarebbe la versione 2.0 di lesbica, nice and shiny, contrapposta a qualcosa che sa di muffa, patchuli e probabilmente non di deodorante”

  8. Secondo il “nostro” modo di definirci,sono una lipstick lesbian.Voglio dire,che credo siano allo stesso,basso,livello gli etero che ci chiamano lella,frocia…ecc., e noi stessi che ci identifichiamo in base allo stile.

  9. non potrei essere più d’accordo, e mi chiamo Raffaella…
    prima, in verità per ragioni politiche ed identitarie, e poi per ragioni di cacofonia.
    sulla quale ultima, vorrei spezzare una lancia a favore di Raffaella, che perlomeno è salvata dalla r iniziale e dal ricordo di raffaella pavoni lanzetti di wertmulleriana memoria.
    mentre lella sconta la colpa di un tripla elle… :)

  10. Buongiorno, vi dico anch’io la mia. Lella a Roma è il termine locale per definire le lesbiche, lo usiamo solo come strumento dialettale, non credo ci siano dentro tante tematiche linguistiche. È vero, come ha detto qualcuna, che è una parola da usarsi “fra di noi”, come gergo interno. Poi, lesbica è sì+ cacofonico, con quella C pesante, e nell’uso risulta ancora una parola troppo seriosa, e di matrice maschile e stralunata, come anche detto da qualcuno sopra di me che giustamente anche ricordava come il mito di Saffo etero sia stato inventato e spacciato da un etero, Leopardi, per altro molto triste e misogino, sfigato com’era :)
    Non sono d’accordo sull’uso di queer, invece, che significa ben altro nella terminologia anglosassone, e non significa certo lesbica. Gay è universalmente usato per indicare gli ominisessuali, quindi sì, anche se serioso e accademico, riappropriamoci del nostro fiero ed orgoglioso lesbica e cerchiamo di usarlo sempre e comunque fino a quando, cacofonia della C a parte, diventi una parola di uso comune non più foriera di disagio sociale negli altri, i disagiati. E comunque lesbica è bello e noi siamo delle privilegiate.

    1. Sei il mio mito! Dopo tutte ‘ste pippe mentali (perdonatemi ragazze di lezpop / siete simpatiche e condivido il fondo di senso un po’ diluito nei 370 commenti prima di questo…) una ventata d’aria fresca. Da stasera frocia anch’io!

  11. a me lella non da sempre fastidio, ma bisogna ammettere che è un modo per “dirlo senza dirlo”. e se usata con persone eterosessuali (ma anche con molti uomini gay) non viene capita, quindi concordo con Silvia sul concetto di termine che ci ghettizza ancora di più.
    d’altro canto non sono una che tiene molto alle questioni dure e pure di rivendicazione culturale, e trovando la parola “lesbica” oltremodo cacofonica, se riesco evito di usarla.
    mi piacerebbe moltissimo potermi spaparanzare nella disarmante semplicità della parola “gay” (sarà che le cose tradotte sembrano sempre più fighe anche se hanno lo stesso significato?), ma come diceva vale qua sopra, donna e gay nella stessa frase creano momenti di indesiderato gelo

  12. Con tutto il rispetto per Leopardi, io ho forti dubbi che Saffo si sia uccisa per un uomo. Questo magari è quello che agli uomini (che sono quelli che hanno scritto i libri di storia così come ce la insegnano nelle scuole) vorrebbero farci credere. Ma io in genere non credo a quello che racconta la Storia Ufficiale.

  13. nemmeno a me “lella” è mai piaciuto, ma non ho mai avuto l’impressione che fosse un neologismo usato per nascondersi o per rifiutare lo stereotipo di lesbica con la camicia a quadri, anzi. A me evoca proprio questo tipo di immagine, ma forse solo perchè le persone che si autodefinivano “lelle” che ho conosciuto io erano così! Comunque sono d’accordo anche per quanto riguarda la parola “lesbica”, è davvero orribile, nonostante descriva una realtà così meravigliosa :) mi è sempre venuto più spontaneo dire “sono gay”, ma quando a faccio la gente mi guarda strano, non capisce che posso essere gay anche se sono una ragazza..!

  14. Oddio ragazze, che analisi approfondite. Qui ne viene una tesi di laurea. Però, Mariachiara, perché “lesbica” suonerebbe sessantottino e stantio? Forse sono abituata a sentirlo dire, però nella mia cerchia di conoscenze si usa tranquillamente.
    Comunque ecco, il punto molto riassunto è questo: a qualcuno lella non dispiace perché suona… giocoso? e ad alcune fa cagare. A me fa cagare. Però “sono lesbica” ad esempio lo uso poco. Non so perché, credo mi venga “sono gay” spontaneamente.
    Sapete cosa mi piace molto? Com’è in spagnolo. Ne parlavo con un mio amico di Madrid: a entrambi piaceva il fatto che “lesbiana” mantiene la sua origine, il fatto di venire da un luogo. Potremmo sembrare aliene, ma io lo trovo poetico.

    PS. Oh grazie Marta (allora hai un nome!), compagna di tumblr, quanto amore.

  15. eh sì, tutto si può dire di “lella” fuorché che sia cacofonico. nel precedente commento mi ero dimenticata di raccontare un episodio al riguardo, e cioè che mi diceva anni fa un mio amico che aveva insegnato il termine “lella” a delle lesbiche tedesche, che loro l’avevano trovato molto “süß”, cioè dolce, e se lo ripetevano l’un l’altra molto rallegrate. da fere lesbike teutonike si erano trasformate in lellucce coi fiorellini!

  16. Per rispondere a Silvia, sia l’introduzione di un neologismo o di un prestito, che lo spostamento semantico sono strategie utilizzate dalle lingue per dare forma a sempre nuovi pattern culturali!!!!
    La mia era, ancora una volta, una considerazione di carattere più generale, che chiama in causa problematiche più complesse legate alla difficoltà all’interno della stessa comunità gay di venire fuori da certi stereotipi che sinceramente hanno stancato!
    Quando parlo di fenomeni di flusso,nel processo di costruzione di una identità, mi riferisco alla difficoltà da parte di tutti di venire fuori dalle etichette che sentiamo la necessità di vestirci addosso!
    E per quanto lo si neghi l’utilizzo del termine lesbica porta in sè un immaginario sessantottino, stantio e fastidioso, che difficilmente si riesce ad allontanare.

  17. Anche per me la parola “lella” è una divertente variante di lesbica e la uso spesso e volentieri. Trovo che sia simpatica e con una pronuncia fantastica! Sono ferrarese e la nostra pronuncia delle “L” è tutta particolare.
    Concordo con Lella Fiera per quanto riguarda la parola lesbo. Non mi è mai piaciuta, forse perchè la associo al contesto porno in cui le donne sono usate come mezzo per dare piacere all’uomo… e non sono neppure vere lesbiche! A parte questo la parola mi suona in maniera negativa.

  18. riguardo alla lallazione, non stavo nè facendo una falsa etimologia, nè azzardando un ragionamento scientifico di carattere pseud-cognitivo! Mi riferivo alla pronuncia di foni quali “ll” di cui si discuteva sopra e alla cacofonia data dalle l prodotte di seguito nella parola. Era un semplicemente accostamento suggerito dalla vicinanza dei suoni dei due termini, che mi portava a fare una semplicissima considerazione di carattere generale: come può essere cacofonico un gruppo di consonanti così facilmente articolato da un bimbo!? o.O

  19. a me “lella” piace moltissimo: l’ho sempre usata – e continuerò – come variante ironica e divertita di “lesbica”, quindi vi invito a fare un po’ meno le lellone e le lellacce e a lelleggiare un po’ di più! :)))

    occupatevi invece dell’orrido aggettivo “lesbo”, che tanto spesso si incrocia – quello sì – come variante dell’improunciabile “lesbica” su giornali cartacei e on line, a cominciare dalla Repubblica.

    lellement votre!

  20. La parola lesbica ce l’hanno affibbiata un paio di millenni fa e non ci possiamo fare niente. Qualsiasi neologismo, a prescindere dal valore linguistico che si porta dietro, non potrebbe nulla contro un termine così stratificato sia da un punto di vista diacronico che sincronico. Piuttosto la riappropriazione è l’unica via d’uscita. La vera sfida è riuscire a risemantizzare la parola, cambiare le immagini mentali a cui viene associata, ed è una sfida culturale e antropologica più che linguistica. Il primo passo è proprio la riappropriazione. A pensarci bene, l’associazione della parola lesbica a donne che amano altre donne è un tranello. Per identificare qualcosa che nella cultura occidentale-binaria-maschilista è di per sé inimmaginabile si usa un termine che ha un’ascendenza in qualche modo “alta”, classicheggiante, e soprattutto lontana. Questo denota atteggiamento omofobo ancora più forte di quanto si possa pensare. Le lesbiche sono degli esseri strani che discendono da un’isola sperduta nel mar Mediterraneo dove più di duemila anni facevano delle cose strane, “contro natura”. A riprova di ciò, nella tradizione letteraria la “capa” delle lesbiche, Saffo, aveva rapporti sessuali anche con le donne, ma alla fine si suicida per amore di un uomo. Come il buon Leopardi ci ricorda.

  21. ecco, per la parte linguistica rimando a Silvia. ma mi permetto di aggiungere: se davvero “lella” ricordasse la “lallazione” dei bambini, sarebbe ancora peggio! perché significherebbe accettare l’obliterazione della sessualità lesbica e l’infantilizzazione delle donne lesbiche. no, grazie!

  22. Mi diverte che consideri l’introduzione di un neologismo un segno dell’agilità di una lingua e non lo spostamento semantico, procedimento altrettanto antico e comune. Se dovessimo darti retta, il termine “letamaio” dovrebbe mantenere l’accezione di “piacevole, favorevole, propizio” propria di “laetus” da cui deriva, e non indicare, come significa per estensione, un “luogo molto sudicio, sporco”.
    Quello che a me disturba di “lella” è che è ghettizzante. Se è vero che “lesbica” mantiene in alcuni casi un’accezione negativa, per lo meno è universale e chiaro. “Lella” invece sa di gergo, e non nel significato accattivante di “gergo giovanile” ma in quello tradizionale di “gergo delinquenziale”, volutamente incomprensibile. Come ho trovato scritto su internet, e ho sentito con le mie orecchie più volte, “lella” viene usato “da noi fra di noi per definire noi” e denota quindi una chiusura rispetto all’esterno, come d’altronde si evince dall’origine del termine, che poco ha a che fare con “lallare” e deriva piuttosto da “sorella”, anche qui a segnare un distacco fra il gruppo e chi non ne fa parte.
    Inoltre, come già detto da SaPutEllen e da Marta, se “lesbica” mantiene un significato denigratorio, smettere di utilizzarlo equivale a dare bandiera bianca. Riappropriarcene è, invece, vincere, perché trasforma un insulto in un termine neutro o addirittura, come nel caso di queer, in una bandiera. Scegliere di utilizzare una parola diversa permette che l’insulto rimanga in giro.

  23. quoto in toto Saputellen. per me lella non è nient’altro che una paraculata, un modo di non usare lesbica perchè, mio dio, ” è a cosa da tenere nascosta, perché non va bene”. piuttosto che inventare neologismi di dubbio gusto (il fattore gusto è strettamente personale) bisognerebbe riappropriarsi del termine lesbica,esattamente come è stato fatto con nigger.
    per quanto concerne invece la questione strettamente linguistica, io ho solo un’infarinatura della materia. potrei attaccare un lunghissimo pippone su senso e significato di fregiana memoria, però : )
    passo dunque la palla alle due linguiste del sito, che possono andarci avanti per ore.

  24. Da un punto di vista della fonetica o della linguistica non so. So che non uso “lella” perché lo percepisco come un eufemismo che vuole mascherare il fatto del lesbismo. Come se fosse la cosa da tenere nascosta, perché non va bene. Per questo preferisco “lesbica”: per me è un termine di cui dobbiamo riappropriarci, come è stato fatto in termini diversi per “queer”, “gay” o – nella cultura afro-americana – per “nigger”.
    Io dico “sono lesbica”, mentre – forse per una questione generazionale – non riesco a dire “sono gay”.

  25. Direi che tutte queste dissertazioni pseudo-linguistiche sulla parola “lella” siano abbastanza grossolane!
    La parola “lesbica” assieme alla parola “omosessuale” ha un’accezione profondamente negativa e denigratoria nella percezione di buona parte dei parlanti italofoni! Purtroppo questa percezione è dettata da secoli di stratificazioni culturali che giocano sul topos strettamente occidentale del determinismo biologico! Tutto ha inizio dalla cultura dello stuprum latino! per quanto “lesbo”, “lesbica” suggeriscano un’etimologia “sentimentale” cara a tutte noi, la riqualificazione della semantica del termine è cosa alquanto difficile ai giorni nostri! Dunque, dal mio punto di vista, suggerire una voce quale “lella”, che in un qualche modo, nella sua vezzosa semplicità, ricorda un po’ il “lallare” onomatopeico dei bambini, si pone in un contesto naturale di mutamento della lingua! In linguistica il movimento è segno di agilità, di produttività della lingua… di vita! Lo spostamento è un fenomeno di flusso e un’identità, che sia di genere, culturale, etnica ecc. ha l’obbligo di porsi in atteggiamento di apertura, di ascolto verso l’alterità, sennò implode!

  26. Sono molto d’accordo sul vietare “la mia amica lella” ma ancora di più sull’introdurre il roller derby!
    Fra (che si puo usare)

  27. volevo precisare una cosa: io non ho nessun problema con il significato di lesbica, penso solo che sia una parola terribilmente cacofonica,proprio come lampone invece è una bella parola. non per questo vado in giro dicendo ciao, sono una lampone. senza nulla togliere (anzi) al senso ed al significato di lesbica, cazzo, ci è andata veramente male. lesbian, ad esempio, non ha quella c che rovina tutto. questo c’è, questo si usa.
    e concordo totalmente sulla frase “la mia amica lella”! “la mia amica lella è troppo pazza, sono troppo lella, oh, usciamo fra lelle stasera?” ecco, no grazie.
    Mary, tu sei sempre la mia commentatrice preferita <3

  28. L’ho sempre odiato. E’ come un modo per non dirlo. “La mia amica lella”, poi, dovrebbe essere una frase illegale.

    PS mi siete mancate!

  29. Dai, in fondo lesbica ha un origine colta.
    Catullo è sempre stato un romanticone.

    E di valide alternative non ne vedo.

    Ma lella proprio no!

  30. Lella è volgare e provinciale.
    Lesbica va accettato, purtroppo.
    Gay, donna, in Italia, è civiltà.
    Per tutti gli altri, omosessuale suppongo.

  31. Sono perfettamente d’accordo su “Lella” che ho sempre trovato un neologismo orribile. Ma non sono assolutamente d’accordo sull’avversione per la parola “lesbica” che a me è sempre sembrata una definizione bellissima che io uso con molto orgoglio.

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