Il matrimonio gay non cambierebbe me, ma forse il mio vicino di casa si. E allora voto no

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Conseguenze del matrimonio gay: (dall’alto in basso) i gay si sposano, invasione della Russia, l’istituzione della famiglia si rompe, si sciolgono i ghiacci polari, armageddon.

Come splendidamente riassunto dall’immagine di apertura (io amo i grafici a torta: immediati, chiari, ironici), le frange più estremiste (e meno lucide) dei movimenti che si oppongono al riconoscimento del matrimonio gay e di pari diritti alle coppie omosessuali lanciano profezie da fine del mondo. La parte meno visionaria, invece, di solito si ferma a minacce meno aliene ma comunque catastrofiche, prima fra tutte la rottura (o scioglimento, non so) dell’istituzione del matrimonio. Rigirato in tutti i modi possibili, il messaggio è sempre lo stesso: se permettiamo che anche gay e lesbiche possano sposarsi (sposarsi per davvero, non una versione ridotta e rivisitata) il matrimonio eterosessuale ne uscirà indebolito, forse del tutto sconfitto, sicuramente claudicante.

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Ma questo cosa significa? Che la singola persona eterosessuale si sentirà più incline al divorzio, o meno disponibile a sposarsi, perché farlo sarà permesso anche agli omosessuali? Non proprio. Da uno studio condotto da Matthew Winslow, psicologo dell’Easter Kentucky University, è risultato che raramente le persone parlano in prima persona quando esprimono questo tipo di paure, ma si riferiscono piuttosto a come potrebbero reagire gli altri.

Il comportamento non è nuovo, si chiama third-person perception (percezione della terza persona) e il dibattito sui matrimoni gay non è che un’eccellente dimostrazione. Come spiega Matthew Winslow, le persone sono generalmente convinte che gli altri (i terzi indeterminati da cui prende il nome il comportamento) siano più facili a farsi condizionare da elementi esterni come la pubblicità o la televisione, anche se, personalmente, si tirano fuori dall’equazione. Il risultato è che da uno studio come quello condotto evidenzia due risposte differenti: io non cambierei il mio comportamento rispetto al matrimonio se fossero legalizzati quelli gay, ma il resto della popolazione molto probabilmente lo farà.

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Come spiega ancora il dottor Winslow, si tratta di una risposta profondamente illogica perché il singolo ipotizza un comportamento opposto a quello sperimentato personalmente. Eppure i risultati parlano chiaro, anche in una ricerca come la sua, condotta su 120 studenti non sposati e ancora non laureati, un campione demografico che di partenza si caratterizza per una maggiore tolleranza e un più diffuso sostegno al matrimonio gay.

Alla base dell’opposizione starebbe quindi una profonda mancanza di fiducia verso il prossimo, che viene considerato incapace di ragionare criticamente sulle evoluzioni socio-politiche e legislative. Una sorta di grande infante che va protetto da quello che potrebbe nuocergli. E d’altronde, il ricorso ai bambini non è la seconda risorsa di questi oppositori?

Immagine presa qui.

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9 commenti

  1. Certo, è un problema di mancanza di soldi…anzi il guaio più grosso è rappresentato dai gay che vogliono sgravi fiscali, assegni familiari e pensioni di reversibilità quando poi sono i primi ad evadere le tasse e a portare i soldi in Svizzera.
    E’ una nuova categoria da combattere peggio della zanzara tigre, si chiamano gayvasori fiscali, ‘sti mangiapene a tradimento che non sono altro.
    L’importante è che ci credano tutti.

  2. Si Athamantide, ma questa era una ricerca americana basata sulla società americana. “Non andiamo ad inventarci balle psicologiche”? Era proprio tutto un altro discorso…

  3. Più che mancanza di fiducia verso il prossimo, mi sembra un tentativo di deresponsabilizzarsi su una scelta personale, una sorta di scaricabarile. Insomma una scusa che trovano per non ammettere il proprio disagio.

    Secondo me la ragione principe dei catastrofismi è veramente legata all’indebolimento del proprio matrimonio, nel senso che le persone che fino a questo momento hanno represso tendenze omo per motivi “di forza maggiore” / ordine sociale / pressione sociale vedranno mancare questi vincoli e per loro diventerà più difficile mantenere relazioni etero. Chiaramente sono processi inconsci e anche se consci difficili da ammettere (vedi quello studio sulla relazione tra omofobia e tendenze omo) quindi si ritrovano a gridare argomenti illogici e inesistenti per difendersi dalla minaccia di una revisione di sé e di tutte le scelte passate…

  4. Non serve approvare il matrimonio fra persone omosessuali per abbattere il welfare in Italia, ci sta già pensando il neoliberismo. Non era il Vaticano con tutto il codazzo di bigotti cattoliconi ad opporsi al matrimonio gay?

  5. Il solo unico motivo percui il Parlamento non dirà mai sì ai matrimoni gay è il solito trito vil denaro. E basta. Riconoscere paritariamente coppie di fatto e copie gay significherebbe suddividere ulteriormente la già risicata torta del welfare tra il doppio (o il triplo) degli aventi diritto: questo significherebbe il collasso del welfare, una ulteriore frammentazione dei redditi e dei patrimoni familiari e l\’aumento delle tensioni sociali. Non andiamo ad inventarci balle psicologiche. Il mondo girà attorno ai soldi. Di che parla il Governo tt i santi giorni? Di SOLDI. Come recuperarli e a chi toglierli. Cerchiamo di essere concrete e realistiche per favore. Scendiamo dal pero. E\’ stato anche chiaramente ribadito da talune testate giornalistiche nazionali in occasione delle recenti richieste UE in materia di coppie gay

    1. Forse per un discorso a lungo termine hai ragione, ma io ho sempre guardato al matrimonio come ad un modo per far girare e non poco l’economia, tra abiti, ristoranti, regali, viaggi di nozze, fotografi…e in alcuni casi parcelle ai legali per il divorzio, è una spesa notevole che dovrebbe far piacere ad un economia in stallo. Inoltre se fosse solo una questione di welfare matrimonio\patrimonio dovrebbero imporre anche un’età limite per sposarsi.

      1. Sono d’accordo con La Pluie, i matrimoni gay fanno bene all’economia, e ci sono fior fiori di studi che lo confermano.

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