Nel segno delle giovani lesbiche ribelli: “Più veloce dell’ombra” di Federica Tuzi

Ribelle e indomabile, Alessandra, protagonista di "Più veloce dell'ombra" di Federica Tuzi, appartiene a pieno titolo alle eroine lesbiche che tutte abbiamo amato

Molte delle più belle storie a tematica lesbica sono quelle che vedono indiavolate ragazzine mettere a soqquadro il mondo. È quasi una tradizione: la Idgie di “Pomodori verdi fritti alla fermata di Whistle shop”, la Molly de “La giungla dei frutti rubini”, la Gioia de “L’uovo fuori dal cavagno”, sono un gran leggere.

Indomabili, instancabili, fonte continua di avventure e di guai, pronte a prendere la vita come una porta in faccia, ma anche a superarla quella porta, cosa che troppe non fanno, terrorizzate da quello che potrebbe esserci là fuori.

A questa nobile schiera possiamo adesso aggiungere Alessandra, uscita dalla penna di Federica Tuzi e protagonista di “Più veloce dell’ombra” ed. Fandango. Alessandra è la figlia bruttina di due bellissimi, un destino che si augura a pochi bambini nella vita vista l’insana ossessione degli adulti per la bellezza.

In attesa di un sequel

Dieci anni, sveglissima, goffa e cicciottella, nasconde in sé l’animo di una vera rivoluzionaria che non ha paura di scommettere precocemente ai cavalli, di rubare e leggere libri non proprio adattissimi alla sua età, di innamorarsi follemente di compagne di classe che sviluppano per lei un odio insano dovuto, forse, a una precoce indole beghina.

Sullo sfondo una Torino dove i bellissimi genitori decidono di trasferirsi dopo (letteralmente) il lancio di una monetina, imboccando pericolosamente la via per il matrimonio più infelice del mondo. Le giornate si susseguono in un’infinita schermaglia tra Alessandra e sua madre, una vera leonessa in gabbia dopo il trasferimento. Feroci e ferite, si azzannano fino alla fine, restituendo un rapporto madre-figlia poco comprensivo e molto veritiero, almeno per una parte del genere umano (mi ci metto anche io).

Fresco, leggero, colorato, splendido. Vi scoprirete adulte quando, dopo aver parteggiato per lei, arriverete a dire “Alessandra però questo è TROPPO pericoloso”. Poi il libro finisce e vorrete disperatamente la seconda parte che, spero, sia nei pensieri e nella penna di Federica Tuzi, perché io voglio sapere cosa succede ad Alessandra al liceo (sempre che non ci lasci le penne prima!).

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3 commenti

  1. Beh, il seguito in qualche modo c’è… è “Non ci lasceremo mai” (Lantana Editore) in cui Alessandra ha 22 anni e fa un on the road in America alla ricerca di se stessa.
    È uscito nel 2010, e questo ne è (in modo molto libero) il prequel

  2. Perchè non raccomandate il libro di Sally Rooney appena uscito da EInaudi intitolato : Parlarne tra amici..
    Molto ben scritto e ottimamente tradotto tradotto

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