Platinette contro la comunità i gay: «Hanno troppa visibilità»

Mauro Coruzzi, in arte Platinette, ha di nuovo tuonato contro le unioni civili, sottolineando che i gay ora hanno troppa visibilità

Che Mauro Coruzzi, in arte Platinette, non fosse un campione nella difesa dei diritti LGBT è fatto risaputo. In passato, aveva preso posizione contro le unioni civili e le adozioni da parte di coppie dello stesso sesso. Questa volta, però, durante la trasmissione Io e Te di Pierluigi Diaco si è lasciato andare ad una serie di considerazioni davvero pesanti contro le persone omosessuali.

La mia volontà, anche con il travestimento, è quella di contestare perché la contestazione dovrebbe e potrebbe essere una materia da insegnare a scuola. Non si accetta il pensiero dominante solo perché tale, ma perché si è elaborato personalmente e personalmente può darsi che io abbia un’opinione su qualcosa, ad esempio le unioni civili che io non farei mai nella vita. Ma non perché la reputi una sconvenienza, ma perché non credo a questo tipo di necessità data dai documenti e da tutto il resto.

Fin qui, opinabile, ma niente di nuovo rispetto a quanto ha dichiarato Coruzzi in passato (del resto, unirsi civilmente è una possibilità non un obbligo). Lascia davvero a bocca aperta però il prosieguo dell’intervista. Secondo lui, in Italia le persone omosessuali si lamentano inutilmente. Non ci sono discriminazioni, anzi, i gay godono di fin troppa visibilità:

Non mi piace la lamentela del mondo omosessuale quando continua a dire che è vessato, emarginato. Non è più così. La visibilità degli omosessuali non è mai stata così alta come in questo momento e, a volte, se posso, fin troppo. Una persona non vale perché ha una tendenza sessuale piuttosto che un’altra, ma perché è una persona. State insieme, andate dal notaio spendete cento euro e fate un atto d’amore standovi vicini anche senza i documenti.

Purtroppo il ragionamento di Mauro Coruzzi sembra perdere di vista un elemento fondamentale: l’uguaglianza. Del resto, appartiene a una generazione che faticava ad immaginarsi di vivere come tutti gli altri cittadini, con gli stessi diritti e gli stessi doveri. La sua idea di contestazione riflette quella condizione di “emarginato” che per restare a galla deve sfidare le convenzioni e far parlare di sé. Ed è questo che, anche con gran coraggio, ha sempre fatto Coruzzi. Peccato (solo per lui, sia ben chiaro) che viviamo in un’epoca dove le persone omosessuali si sentono libere di battersi per l’uguaglianza. Che considerano la visibilità un diritto, non una concessione che arriva dall’alto. E dove le sue posizioni vengono etichettate come omofobia interiorizzata.

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