#Politiche2018. La top ten dei politici omofobi. Pt2 – Paola Binetti

Nell'Olimpo degli omofobi d'Italia il nome di Paola Binetti ha un posto d'eccezione: una donna che ha fatto della resistenza alla civiltà un modello di vita

Dopo Mario Adinolfi, omofobo per professione, continua la rassegna dei politici italiani che si sono contraddistinti per aver riempito d’odio il nostro paese. Parliamo di una donna che ha fatto della resistenza alla civiltà un modello di vita: Paola Binetti.

La sua carriera politica inizia nel 2006 quando viene eletta senatrice nelle fila della Margherita – partito che sostiene l’Unione di centrosinistra di Romano Prodi, la stessa Unione che nel 2007 propone (senza successo) i Di.Co., una specie di concorso a punti che avrebbe garantito alle coppie gay, dopo una decina d’anni di convivenza, uno straccio diritti.

Quando il suo partito viene “assorbito” dal PD di Walter Veltroni, la Binetti resta lì come baluardo del cattolicesimo reazionario e si oppone a tutte le proposte di legge in materia di diritti. Per esempio nel 2009, quando la sua compagna di partito, Anna Paola Concia, presentò una legge contro l’omofobia e lei votò contro.

Nel 2010, dopo essere stata spina nel fianco del centrosinistra, Paola Binetti lascia per entrare nell’UdC – il partito che fu di Pier Ferdinando Casini, ora alleato del PD (ma di lui parleremo nelle prossime puntate), poi nell’NDC di Angelino Alfano (che per grazia ricevuta non si presenterà alle prossime elezioni). Attualmente Paola Binetti è nelle fila di Noi per l’Italia, formazione politica che appoggia Berlusconi & friends.

Paola Binetti: l’odio verso le persone LGBT non ha fine

Lei come Mario Adinolfi potrebbe redigere l’enciclopedia dell’omofobia. Per esempio, nel 2007, in barba a quanto stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (tra l’altro, Paola Binetti è laureata in medicina e ha una carriera alle spalle come psichiatra), definì l’omosessualità «una devianza della personalità».

Tra il 2015 e il 2016 fece di tutto per opporsi alle unioni civli. Quando nel 2015 la Corte di Cassazione emise la sentenza secondo la quale non era più necessaria l’operazione chirurgica per la riassegnazione del sesso, Paola Binetti dichiarò: «A che serve una legge sui matrimoni tra due persone dello stesso sesso, quando basta cambiare sesso e tutto è risolto?».

E ora, per queste elezioni, il suo scopo è abolire le unioni civili e la legge sul fine vita. Certo, fosse per lei cancellerebbe anche la legge sull’interruzione di gravidanza, peccato che non sia possibile.

L’esperienza di questi ultimi 40 anni, ovvero dopo la legge sull’aborto, ha dimostrato che indietro non si torna. E questo dà dolore e dispiacere. Ma se indietro non si torna, è anche vero che noi abbiamo tutta la determinazione a porre dei vincoli molto forti e chiari a quello che è l’asse genitoriale nelle unioni civili: la coppia scelga pure il proprio modello di vita, ma non possiamo permettere che ciò tolga ai bambini il diritto di avere una madre e un padre. Non possono esserci opzioni.

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La Mile

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