Puglia. La Lega contro il film su Mario Milei: «Soldi pubblici per promuovere la pedofilia»

Il segretario della Lega Puglia ha tuonato contro la biopic su Mario Mieli finanziata (anche) dalla Regione Puglia: «Promuove la pedofilia»

Qualche giorno fa, la commissione della Regione Puglia ha approvato il testo di legge contro le discriminazioni che a breve dovrà essere discusso ed eventualmente approvato in via definitiva dal Consiglio regionale. Si tratta di un testo che ha fatto molto discutere. In assenza di una legge nazionale che tuteli le persone vittime di omofobia, la legge introdurrebbe nella regione una serie di iniziative a favore delle persone LGBT.

Come ormai spesso accade, le forze ultra conservatrici di destra stanno facendo opposizione in tutti i modi possibili per impedire che il testo venga approvato. Tanto da scatenare un polverone anche sulla realizzazione di una pellicola comprodotta dalla Regione Puglia, attraverso Apulia film fund e Apulia film commission (Afc).

Si tratta della biopic di Mario Mieli, Gli anni amari, di Andrea Adriatico. Il film – girato tra Milano, Bologna, Lecce e Londra – racconta la vita dell’intellettuale e attivista a cui è dedicato l’omonimo circolo di cultura omosessuale, morto suicida a trent’anni nel 1983. Il film, che per inciso è prodotto anche da Rai Cinema e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è stato accusato di promuovere la pedofilia.

La “solita” accusa di pedofilia contro Mario Mieli

Il segretario della Lega pugliese, Andrea Caroppo, ha dichiarato che «la Regione Puglia sta di fatto finanziando un film su uno dei promotori della pedofilia». L’accostamento tra la figura di Mario Mieli e il discorso pedofilia non è affatto nuovo (lo ha già fatto dalla dottoressa Silvana De Mari in più occasioni). Il passaggio è sempre lo stesso, tratto da Elementi di critica omosessuale, il libro più famoso di Mieli, in cui si parla di sessualità e omosessualità nell’infanzia e di come non debba essere repressa. Secondo Caroppo «Non ci sono parole per censurare il fatto che Emiliano usi i soldi dei pugliesi per proporre ai giovani questi modelli».

Purtroppo le parole di Mario Mieli possono essere facilmente fraintese, soprattutto se decontestualizzate (erano gli anni ’70, quanto il movimento omosessuale muoveva i primi, timidi, passi anche in Italia, ponendosi come elemento rivoluzionario rispetto alla società e alla morale catto-bigotta del tempo). E la strumentalizzazione che ne viene fatta è davvero vergognosa, come ricorda il coordinamento Puglia Pride:

Mieli non era pedofilo. La psicologia di allora condannava l’omosessualità come perversione e per opporsi a quelli che l’autore chiamava “psiconazisti”, Mario Mieli lanciò una provocazione: la riabilitazione per assurdo di tutte le parafilie, fra cui il sesso con i minori.

Stiamo parlando di quarant’anni fa. Nel frattempo la psicologia è cambiata e non condanna più l’omosessualità. Il movimento LGBT, esattamente come chiunque altro di buon senso, crede che la sessualità debba avvenire tra soggetti paritari e consenzienti, e non ha più bisogno di metterlo in discussione nemmeno per scherzo.

L’intervento di Caroppo dunque risulta pretestuoso, e con il solo scopo di voler mettere sullo stesso piano pedofilia e omosessualità. Finge di prendersela con l’Apulia Film Commission ma in questo momento le sue parole costituiscono un escamotage, nemmeno tanto furbo, per tentare di affossare il ddl.

Parli della comunità LGBT della Puglia, Caroppo, e dei problemi che la affliggono oggi, se li conosce: non vada a ripescare dagli anni ‘70 le speculazioni filosofiche di un intellettuale milanese!

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Un commento

  1. Mieli aveva posizione estreme e non condivisibili oggi ma che vanno contestualizzati nel contesto dell’ italia degli anni ’70

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