Premi Pulitzer, sbancano un romanzo LGBT e le inchieste contro le molestie sessuali

A "Less" il premio per la letteratura, per il giornalismo Ronan Farrow e il Washington Post

I premi Pulitzer, tra i più importanti riconoscimenti al mondo per giornalisti e scrittori, quest’anno riservano più di una gradita sorpresa. Molti hanno parlato del premio alla musica conferito per la prima volta a un rapper, Kendrick Lamar. Per noi la principale è senz’altro l’aver conferito il premio principale per la letteratura a “Less“, un romanzo LGBT. Successo anche per il giornalismo investigativo che ha inchiodato il molestatore seriale Harvey Weinstein e il predatore sessuale Roy Moore, candidato governatore coccolato da Trump nello Stato conservatore dell’Alabama.

Less è il sesto romanzo dello scrittore Andrew Sean Greer. Nelle pagine del libro si raccontano la vita e le tribolazioni dell’omosessuale Arthur Less, romanziere fallito prossimo al compimento dei 50 anni. Quando il suo ex sta per sposarsi, Arthur lascia la città e inizia un viaggio intorno al mondo che cambierà la sua vita.

Pubblicato dalla Lee Boudreax Books lo scorso luglio, il romanzo in Italia è edito da La Nave Di Teseo. Greer, 47 anni, è dichiaratamente gay e con Less è entrato in tutte le principali classifiche dei libri dell’anno 2017 (New York Times, Washington Post, Paris Review).

Pulitzer 2018, nel giornalismo vince lo smascheramento dei predatori sessuali

Successo a tinte arcobaleno anche nel giornalismo nella categoria “Servizio Pubblico”. Ad aggiudicarsi il premio Pulitzer in questo caso è Ronan Farrow, il giornalista 30enne figlio di Woody Allen e Mia Farrow, protagonista di recente di un coming out. Per Farrow il riconoscimento è arrivato sulla dettagliata inchiesta da lui pubblicata sul New Yorker con cui ha dato voce alle vittime di molestie sessuali di Harvey Weinstein. Grazie a questo coraggioso servizio giornalistico molte donne hanno trovato il coraggio di denunciare il produttore cinematografico.

Non meno significativo il premio Pulitzer al Washington Post per il Repotage Investigativo. La redazione della testata giornalistica americana aveva infatti condotto un’indagine molto delicata su Roy Moore, amico di Trump e candidato repubblicano per la guida dell’Alabama. Contro l’omofobo Moore pendevano tantissime accuse di aggressioni a sfondo sessuale. Il Washington Post ha saputo sventare e denunciare i tentativi del comitato elettorale di Moore di infiltrare tra le donne molestate delle false accusatrici per screditare tutte le denunce. L’impatto del reportage è stato spesso indicato negativamente dai Repubblicani come principale responsabile della storica vittoria dei Democratici nella roccaforte conservatrice dell’Alabama.

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