Reggio Emilia, il vescovo presiederà la veglia contro l’omofobia

La lettera del vescovo: «Anche gli omosessuali devono essere accolti»

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Il vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca prende in contropiede tutti i fondamentalisti cattolici che si preparavano a fare lobby contro i Pride organizzando cerimonie religiose “riparatorie”. Camisasca no, lui sale sul carro della lotta all’omofobia. Per questo in una lettera pubblica alla stampa ha annunciato che presiederà alla veglia anti-omofobia organizzata domenica nella parrocchia Regina Pacis da don Paolo Cugini. La messa lo scorso anno a Reggio Emilia ha raccolto tantissime adesioni dai credenti LGBT reggiani e non.

Reggio Emilia, Chiesa vs Chiesa: da un lato preghiere contro l’omofobia, dall’altra preghiere “riparative”

La lettera del vescovo di Reggio Emilia: sì alla messa contro l’omofobia

Il testo integrale della lettera del vescovo Camisasca:

Dopo lunga riflessione e preghiera, ho deciso di presiedere la veglia che si terrà domenica 20 maggio presso la parrocchia di Regina Pacis. Ho chiesto naturalmente agli organizzatori che essa non abbia nessun contenuto in contrasto con l’insegnamento della Chiesa.

È, da parte mia, un segno di vicinanza alle persone con orientamento omosessuale e ai loro genitori, affinché si sentano figli della Chiesa e prendano in considerazione la dottrina cristiana sull’uomo e sulla salvezza. Sono consapevole della delicatezza di questo mio gesto, ma sono anche seriamente convinto che è nostro preciso dovere andare incontro agli uomini per mostrare loro la luce di Cristo.

La Chiesa non vuole giudicare nessuno, ma nello stesso tempo desidera offrire un ideale alto e chiaro, reso possibile dalla grazia di Cristo. In quanto vescovo di questa Chiesa e in comunione con papa Francesco di cui desidero seguire l’insegnamento e l’esempio, sostengo le iniziative di preghiera che radunano beneficamente persone con orientamento omosessuale e/o i loro genitori. In questa prospettiva approvo anche le iniziative di preghiera di Courage che si svolgono in diverse diocesi italiane.

Tutto deve avvenire secondo le linee di bene per la persona, previste dalla Chiesa. Il cammino verso la felicità non può chiamare bene ciò che è male. Questo non è un giudizio su nessuno, ma un aiuto alla strada di ciascuno. In particolare, in tale orizzonte si colloca il Catechismo della Chiesa Cattolica, già l’anno scorso richiamato e a cui rimando anche quest’anno.

Esso invita all’accoglienza verso tutti e assieme alla strada della castità, che certamente non può essere imposta, ma deve essere proposta a ognuno. Ogni cristiano sa che tutti siamo peccatori, in cammino verso un ideale che non sempre riusciamo a vivere, e che Dio giudicherà secondo le intenzioni del cuore di ciascuno. Tutto però è possibile per chi crede.

L’ideale della castità è un elemento centrale della fede cristiana e non può essere dimenticato nè tantomeno rinnegato da nessuno (cfr. Mt 19,11-12). Il mio ministero di vescovo si svolge perciò secondo il magistero e la Tradizione della Chiesa. Non capisco perciò il tono, le espressioni e le iniziative di coloro che organizzano una preghiera sotto la casa del vescovo. Sempre si può pregare e in ogni luogo, ma una proposta del genere serve all’unità della Chiesa?

Così scrivevo un anno fa e riscrivo ancora oggi: «Per quanto riguarda coloro che provano un’attrattiva nei confronti di persone dello stesso sesso, richiamo la dottrina della Chiesa riaffermata nel recente Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 2357-2359) e nella Esortazione Apostolica Amoris Laetitia (n. 250-251).

Ogni persona ha uguale dignità, qualunque sia il suo orientamento sessuale e merita il rispetto di tutti. Deve perciò essere accolta “con rispetto, compassione, delicatezza” (CCC 2358). Così non è stato talvolta in passato.

È giusto perciò che la società e i credenti chiedano scusa a quanti hanno eventualmente disprezzato o messo in un angolo. Nessun atteggiamento anche solo di scherno va tollerato. “A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione” (CCC 2358, ripreso in AL 250).

Nello stesso tempo, le persone con orientamento omosessuale “sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione” (CCC 2358).

Mentre ribadisco con convinzione l’affermazione del Catechismo che sostiene che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati” (CCC 2357), sottolineo tuttavia che questo non significa un giudizio sulle persone, ma una doverosa chiarezza riguardo al bene e al male, che è un servizio al cammino stesso del popolo cristiano.

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