Rosi Polimeni “Le strade del mare”. Una saga familiare e un lieto fine lesbico (vero)

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La narrativa lesbica italiana, ultimamente, soprattutto grazie alle piccole case editrici, sta finalmente esprimendo delle trame un pochino diverse dalla stereotipata tragedia a due. Uno dei più interessanti è indubbiamente “Le strade del mare” di Rosi Polimeni, ed. Memori, saga familiare al femminile a tre voci, quella di nonna, mamma e figlia, che attraversano un secolo di storia e la molto dimenticata emigrazione italiana in Sudamerica.

Ok, lo so, molte storceranno il naso davanti a “saga familiare”, anche io non ne sono tendenzialmente una grande fan, perché se ne usa e abusa, ma in questo caso le tre voci, tutte molto diverse, danno al libro una tensione diversa. La nonna Cesarina, cresciuta in una famiglia maschilista, sente le voci e viene data in sposa, lei siciliana, ad un veneto volgare che la maltratta. Con lui attraversa il mare e finisce in Brasile, in mezzo a tanti altri disperati, tra le piantagioni di caffè.

La figlia, Erminia, cresce in Italia, vent’anni dopo, sola con questa madre opprimente, avvolta in manie di grandezza: sogna un grande avvenire, bei vestiti, il riconoscimento pubblico degli altri. Erminia vuole il riscatto da una madre opprimente e un padre mai conosciuto, pretende la perfezione dell’apparenza.

E infine viene sua figlia Cosima, che nasce in Brasile, determinata e assai poco interessata al perbenismo materno, che da subito mostra un carattere deciso: suona in un gruppo rock femminile, assiste al nascere della dittatura e da essa scappa dopo una terribile tragedia. E, soprattutto, ama le donne.

Ma non è facile essere lesbica quando tua madre fa voto alla Madonna perché tu guarisca e attende disperata che ti sposi. La via per l’autodeterminazione diventa a quel punto molto complicata, ma non impossibile. Un libro sul rapporto tra madre e figlia, vissuto spesso come uno specchio, con un carico di aspettative reciproco così immenso che la delusione diventa inevitabile. Tuttavia, la speranza ce la dà il fatto che la storia è in buona parte d’ispirazione autobiografica e promette una comprensione oltre il dolore che ci si può vicendevolmente infliggere.

L’autrice, insegnante e attivista bresciana, arrivata finalista al premio Carver, è riuscita nell’impresa di cesellare una bella storia senza fronzoli e con grande grazia. Centocinquanta pagine essenziali che racchiudono un mondo. (Consigliato soprattutto in caso di psicodrammi familiari con madri e/o eventualmente figli e figlie).

È possibile acquistare il libro qui.

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2 commenti

  1. Comprato! Sei molto convincente Cyrilla e non sbagli mai un colpo! Mi sono completamente affidata alle tue cure “libresche”.

    1. :) Comunque, lo dico per tutte le altre che ancora non si sono lanciate nell’acquisto: il libro è reperibile, (anche se probabilmente bisogna ordinarlo in loco), anche in libreria. E’ fresco fresco e ha distribuzione!

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