Rupert Everett: “Per omofobia Hollywood mi ha negato ruoli importanti”

L'attore inglese, out dal 1989, ricorda le difficoltà vissute nella carriera

Rupert Everett è stato un pioniere del coming out fra gli attori, dichiarandosi gay nel lontano 1989 quando era già entrata in vigore l’omofobia di Stato con la legge del governo Thatcher che metteva il bavaglio alla comunità LGBTI in tutto il Regno Unito. Da allora è stato uno dei vip gay più in vista ed anche tra i più controversi. Da un lato ad esempio lo si ricorda per le sue battaglie in favore dei sex workers (lo stesso Everett in passato ha ammesso di esserlo stato brevemente da giovane), dall’altra per il suo malcelato disprezzo verso l’istituzione matrimoniale, sia in veste etero che omo.

L’attore è tornato a parlare di uno dei suoi grandi crucci, la scelta di aver fatto coming out in tempi bui (erano anche gli anni dell’emergenza AIDS), che da un lato lo inorgoglisce per il coraggio dimostrato, ma dall’altro sente che sia stata penalizzante per il suo percorso professionale:

Ci sono tanti ruoli che non ho ottenuto per svariate ragioni, alcune delle quali probabilmente per non essere abbastanza bravo come attore o aver fatto un’audizione schifosa, tutte valide. Ma ci sono stati tre o quattro grandi film in cui ero riuscito a farcela, il regista e gli altri attori mi volevano nel progetto e la casa di produzione mi ha bloccato in tutti i modi, solo per essere gay.

Tutto questo capita, davvero. Ma allo stesso tempo mi ha reso ciò che sono.

Rupert Everett, lo sguardo franco all’omofobia del mondo del cinema

La lotta di Rupert contro l’omofobia nel mondo delle grandi produzioni cinematografiche, assicura lui, lo ha aiutato ad essere un attore e un uomo migliore:

Penso mi abbia costretto a provare sempre ad essere creativo e fare qualcosa. Credo che la mia carriera di scrittore non sarebbe nata se fossi stato eterosessuale e impegnato attivamente senza sosta nel lavoro. 

Oggi Rupert è in giro nel tour promozionale di The Happy Prince, dove lui figura come sceneggiatore, regista e protagonista del film, nei panni del suo mito: Oscar Wilde. Il riscatto di Rupert Everett riparte dal mito di chi ha sfidato l’omofobia del suo tempo per continuare ad essere sé stesso.

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