La Russia nega le torture ai gay in Cecenia: “Non ci sono gay”

La faccia tosta del Ministro della Giustizia dinanzi all'ONU

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Alexander Konovalov, Ministro della Giustizia in Russia, ha risposto alle richieste dell’ONU di chiarire cosa stia succedendo in Cecenia dopo le numerose segnalazioni di campi di tortura per persone LGBT. In maggioranza gay, anche diversi altri gruppi di minoranze sessuali sono stati vittime di rapimenti sulla base di segnalazioni anonime, reclusione forzata, percosse e torture. I carnefici? Forze dell’ordine.

Il leader ceceno Ramzan Kadyrov lo scorso anno aveva già respinto le accuse sostenendo che nella repubblica a sud della Federazione Russa non ci sono omosessuali. Il suo portavoce aveva dichiarato all’agenzia giornalistica Interfax:

Ammesso che esistano persone così in Cecenia, le nostre forze dell’ordine non sentirebbero la necessità di occuparsene, semplicemente perché i loro stessi parenti li manderebbero li manderebbero in un posto da cui non potrebbero far ritorno.

Il ministro Konovalov, messo alle strette dal Concilio sui Diritti Umani dell’ONU ha risposto:

L’indagine ha dimostrato che non ci sono stati incidenti simili. Non c’erano neanche rappresentanti LGBTI in Cecenia. Non siamo riusciti a trovarne uno. 

Canada, Germania, Francia e Belgio sono tra i Paesi che hanno garantito asilo politico alle persone LGBT in Cecenia pronte a fuggire dalle persecuzioni. Igor Kochetkov, capo del Russian LGBT Network, ha dichiarato di aver assistito 114 persone discriminate in Cecenia, ma altri gruppi LGBT parlano di oltre 200 gay detenuti in campi di prigionia fra botte da orbi e torture. Almeno 26 i morti accertati.

Gay ed altri LGBT detenuti in Cecenia

La Cecenia ospita 1,4 milioni di persone ed è una regione ad alto tasso di integralismo religioso. Lo scorso mese una giovane lesbica cecena sulla 20ina, identificata con il nome Marko, ha confessato alla BBC il tormento dei familiari iniziato con la scoperta della sua omosessualità:

Mi hanno detto: “O ti uccidiamo o ti rinchiudiamo in un istituto psichiatrico e gettiamo via la chiave. L’unica alternativa è sottoporti ad un esorcismo”.

Nessuna speranza di aiuto dalla Russia di Putin, che continua a nascondere la verità e ad occultare le prove per impedire l’asilo politico ai fuggiaschi. La fuga: unica possibilità di sopravvivenza. Un plauso a quei Paesi che hanno teso la mano con l’asilo politico: l’Italia non è fra questi.

Cecenia. I gay deportati nei campi di concentramento

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