Sgombero CasaPound. Il Ministro Tria non sfratta i “fascisti del terzo millennio”

La Sindaca di Roma aveva chiesto di sgomberare il palazzo, di proprietà del Demanio, sede di CasaPound. Ma il Ministro Tria ha risposto di no

Lo scorso anno, alla Casa delle Donne di Roma fu mandata una raccomandata da parte della Sindaca della città, Virginia Raggi, con la richiesta di sfratto. Con un debito di 833mila, la Casa delle donne, che da trent’anni è al Palazzo del Buon Pastore aTrastevere, doveva essere sgomberata. A seguito di proteste e del polverone mediatico sollevatosi, pare si sia raggiunto un accordo (quanto meno, le attiviste sono ancora lì).

Casa delle Donne di Roma. La sindaca Virginia Raggi chiede lo sfratto

In quei giorni, finì nell’occhio del ciclone un palazzo al numero 8 di via Napoleone III, occupato abusivamente da anni. Si tratta della sede di CasaPound, i cosiddetti “fascisti del terzo millennio”. In una strana, ma in questo caso salubre, alleanza tra M5S e PD, la Sindaca Raggi aveva chiesto all’Agenzia del Demanio, proprietario del palazzo, di procedere con lo sgombero.

La risposta del Ministero dell’Economia e quella del Demanio non si sono fatte attendere. E con una missiva il Ministro Tria ha detto chiaro e tondo che la sede di CasaPound non verrà sgomberata. Come riporta Repubblica, «il palazzo non è a rischio crollo e non presenta nemmeno particolari problemi sotto il profilo igienico». Insomma, anche se abusivi i “fascisti del terzo millennio” possono restare lì dove sono. Indisturbati.

A quanto pare, la “salvezza” di CasaPound risale ad un ritardo della pubblica amministrazione: «nel 2003 nessuno dirigente del Miur, il ministero a cui il Demanio aveva affidato il palazzo, firmò la querela necessaria per avviare il processo per occupazione abusiva. Nessuno denunciò i quattro responsabili del blitz e il processo morì sul nascere».

Nel frattempo, a Roma gli sgomberi non si fermano: la Casa delle Donne Lucha y Siesta, sede di un’associazione che da 11 anni assiste le donne vittime di violenza, verrà chiusa. Il palazzo di Cinecittà dove ha sede l’associazione, è di proprietà dell’Atac, l’azienda dei trasporti romani, da anni in negativo, e sarà venduto per fare cassa. Ancora una volta, due pesi e due misure.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Senza pubblicità LezPop non può sopravvivere. Per favore, disabilita il tuo adblocker. Grazie!