Stone Butch Blues diventerà un film (come temeva la scrittrice)

Violata l'esplicita volontà dell'autrice Leslie Feinberg, scomparsa nel 2014

Stone Butch Blues, uno dei libri cult per la comunità LGBT, soprattutto per lesbiche e transgender, diventerà un film. La notizia è stata però accolta con generale disapprovazione: l’autrice del romanzo, l’attivista Leslie Feinberg, aveva esplicitamente vietato prima di morire ogni trasposizione. La notizia è trapelata a partire da un annuncio della casa di produzione 11B Productions, che sta cercando un volto per il personaggio protagonista, Jess Goldberg.

La storia del romanzo parte negli anni ’60, il decennio che si concluderà con la violenza dei moti di Stonewall e la nascita ufficiale del movimento LGBT in America. Jess, alter ego dell’autrice, è una ragazza butch che di giorno lavora in fabbrica e al calar del sole frequenta i bar gay clandestini di Buffalo. Tra gli snodi cruciali della trama ci sono le lotte operaie che vedono Jess attivarsi nel sindacato, ma soprattutto il suo navigare dentro e fuori i confini del genere. Jess inizierà la transizione assumendo testosterone e si trasferirà nella più libera New York, ma rivedrà in seguito la sua decisione. Il complesso rapporto con l’identità di Jess, da lesbica butch a uomo transgender e viceversa, è il riflesso dell’esperienza personale di Leslie Feinberg.

Nel romanzo sono dettagliati i pericoli che attendevano le persone LGBTI nei luoghi di ritrovo pubblici prima di Stonewall e le violenze degli uomini sulle lesbiche. C’è soprattutto una grande introspezione sul disagio esistenziale provocato dalla disforia di genere e l’isolamento dalle proprie comunità d’appartenenza.

La produzione ha annunciato di cercare per l’audizione del ruolo principale persone caucasiche fra i 18 e i 28 anni, possibilmente uomini trans e attori di genere non-conforme / non-binario. Addirittura, in una decisione molto criticata – sono stati incoraggiati a partecipare in particolare gli attori trans dall’aspetto mascolino che stanno per iniziare a breve la terapia ormonale. In un percorso così cruciale nella vita di un ragazzo trans, mescolare la propria vita con le esigenze di un copione e immedesimarsi nel ruolo di chi rinuncia alla transizione, non è il massimo. Quella della 11B Productions sembra davvero un’operazione cinica e senza riguardo.

Stone Butch Blues: perché farne un film contro la volontà dell’autrice?

Non è neanche chiaro come abbia fatto la casa di produzione ad entrare in possesso dei diritti del romanzo, che Leslie aveva recuperato in pieno nel 2012 dopo una lunga battaglia legale. L’ipotesi più accreditata è che il film si baserà sulla versione cinematografica cui la stessa Feinberg stava lavorando negli anni ’90. Leslie rinnegò il progetto di portare al cinema Stone Butch Blues per vari motivi, tutti da lei esplicitamente dichiarati:

Gli artisti derivativi prendono la loro idea individuale di chi è nero e chi è bianco, grasso o magro, abile o disabile. L’artista derivativo appiattisce e concretizza la propria interpretazione per sempre, come fosse l’autenticità di Stone Butch Blues per sempre e per tutti i lettori. La loro immaginazione riscrive l’intero libro per tutti.

Leslie così sarebbe stata contraria ad un casting in cui si specifica che il personaggio di Jess debba essere “caucasico” solo perché alter ego della scrittrice, bianca, non perché sia indicato nel libro. Come poi aveva scritto esplicitamente nella prefazione all’edizione del ventennale nel 2013:

Nessun adattamento. Non venirmi a dire che mi stai rendendo onore dicendo che sai raccontare questa storia meglio di come ho fatto io.

Infine, l’esperienza di portare Stone Butch Blues sul grande schermo fu bloccata da Leslie Feinberg a seguito di un modus operandi dell’industria cinematografico che la lasciò basita:

Il piano di produzione del produttore cercava di attirare fondi dagli investitori offrendo una fantasia sessuale: un invito a guardare le butch stuprate dalla polizia. Ho chiesto che non sia mai realizzato un film. Non credo che alcun film possa rendere giustizia ai propositi del libro.

Con le volontà dell’autrice così chiare, supportate in più dalla vedova ancora in vita, sarebbe meglio evitare di imbarcarsi in un progetto che non sarà certo salutato con favore dal pubblico cui sarà destinato.

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