Su La Stampa il sostegno alla Deneuve: «Noi donne di una certà età, invidiose delle ragazze che denunciano le molestie»

In Italia fa discutere la lettera delle 100 artiste francesi contro il movimento #MeToo. C'è chi rivendica il diritto ad essere molestate

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A quanto pare l’appello delle 100 artiste francesi, capitanate da Catherine Deneuve, non è rimasto inascoltato. Oggi su La Stampa è stato pubblicato un articolo a firma di Elena Loewenthal nel quale si elogia la presa di posizione dell’attrice francese contro il movimento #Metoo.

La signora Loewenthal, infatti, intende parlare a nome di quelle donne di mezza età che ancora sognano di essere molestate dagli uomini, invidiose delle ragazze (e delle attrici di Hollywood) che all’hashtag #metoo hanno raccontato di abusi, molestie, ricatti sessuali.

Se non ti molestano per strada vuol dire che sei brutta e vecchia

Un je accuse contro gli uomini, giustizialista, “puritano” e intollerabile: se gli uomini non ci molestano vuol dire che siamo dei cessi a pedali, vecchie e insignificanti. Almeno è quanto si evince dal discorso della Loewenthal.

Perché noi donne normali (per intenderci diverse da Catherine Deneuve) e soprattutto noi donne normali sopra una certa età, che a tirare le somme fra una categoria e l’altra siamo la schiacciante maggioranza, eravamo stupe e pure stizzite, per non dire persino un poco invidiose, al sentire queste confessioni. Perché noi donne normali e sopra un certa soglia comunque piuttosto bassa di età non è che ci assaltano sessualmente tutti i momenti, non è che siamo assediate dalla libidine maschile.
Del resto anche se non veniamo (più) sessualmente molestate ad ogni piè spinto (benché di solito sia di mani che si tratta), ancora sappiamo e/o ricordiamo che il gioco fra uomo e donna è fatto sostanzialmente di questo, di dinamica fra domanda (ci stai) e offerta (sì/no/forse/dopo).

In questo gioco delle parti, alle donne è riservata la fantasia, agli uomini la concretezza. Per cui ci sta una «palpata dritta alle parti intime». E se questa cosa non ti sta bene, donna, puoi sempre dare un calcio nelle palle al tuo molestatore che cavallerescamente incasserà e ti manderà un mazzo di fiori per scusarsi. Oppure aprirà un conto corrente a tuo nome, e ti intesterà la villa a Montecarlo. Perché è così che funzionano le cose per le cosiddette “donne normali”, giusto?

E tutte quelle storie sui ricatti sessuali, sulle molestie, sullo stupro, e chissà anche sul femminicidio, sono solo frignate di quelle donne puritane, che odiano gli uomini e che si sentono «eterne vittime». Meno male che a ristabilire l’ordine delle cose è arrivata la signora Catherine Deneuve prima e la signora Elena Loewenthal poi. Così possiamo tutte serenamente tornare ai nostri focolari domestici e cancellare anni e anni di battaglie femministe.

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La Mile

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ommenti

  1. già il fatto di dichiararsi invidiosa di chi è stata molestata dimostra di non aver capito. La molestia è subire un atto non consensuale, non è seduzione, non è erotismo! E’ un atto di sopraffazione e non si può essere invidiose di una cosa così. E poi il lamento vittimista “noi donne normali e vecchie nessun uomo ci tocca” è patetico. Per prima cosa anche le attrici sono donne normali, anche le belle donne sono donne normali, e anche le donne non più giovanissime sono desiderate dagli uomini, ma il desiderio non è molestia, E pure la donna può chiedere all’uomo

  2. Sempre più dalla parte delle donne io mi schiero, ma allo stesso tempo provo avversione per le donne maschiliste e misogine così come per gli uomini-P-orco. Secondo me sono donne frustrate, represse, invidiose e perfide. Esistono le categorie a questo punto e queste donne-arpia vanno messe nella raccolta indifferenziata degli esseri inutili. Parla proprio la Deneuve, interprete di Miriam la vampira che si sveglia a mezzanotte per sedurre la Sarandon, ma evidentemente la sua triste fine non le è andata giù e per questo è diventata antifemminista. Profetico il film

  3. A parte il contenuto sconvolgente e nauseabondo dell’articolo di questa tizia della stampa ( adesso dobbiamo anche farci dare un valore dagli uomini? E in base alle molestie che subiamo? Ottimo, sempre più evolute! ) , il fatto che continua a farmi restare allibita è il continuare a sostenere che se non ti sta bene gli dai un ceffone , sbotti e te ne vai. Ma porca miseria possiamo cominciare a pensare che LE DONNE DEVONO AVERE IL SACROSANTO DIRITTO DI NON ESSERE MESSE IN UNA SITUAZIONE DI SCELTA DI QUESTO TIPO?iO NON DEVO DIFENDERMI E SCAPPARE! SI DEVE COMBATTERE QUESTO MECENATISMO MASCHILE IN CUI GLI UOMINI PENSANO DI AVERE IL DIRITTO DI FISCHIARE DIETRO A UNA RAGAZZA PER STRADA! IO NON LO VOGLIO! Non vogllio che mi fischino dietro, è una cosa orribile ed è per colpa di donne come queste, che vivono una vita in funzione di compiacere gli uomini, che non riusciremo mai a raggiungere la parità dei sessi. Dopo quattromila anni di sottomissione, abusi, stupri, roghi, violenze, sopprusi, umiliazioni, abbandoni stiamo ancora qui a difendere la parte primitiva del genere maschile? Vaffanculo! Ci vorrebbe un ribaltamento dei ruoli realmente paritario, Adesso mettiamoci gli uomini a vivere quattromila anni come hanno fatto le donne.

    1. “voglio la conferma di essere sexy e bella, per cui ok al sesso”.
      In realtà era una auto-violenza, speravo finisse presto.
      Ci si fa solo del male a pensare così, signora. Lo dico per esperienza diretta. E’ come un “auto-mettersi” nella parte della vittima, non so come spiegare. Ed ora vivo felice, ho riconosciuto la mia asessualità e non devo dimostrare niente a nessuno.
      Concordo con Anna al 100%. Accettando di avere la “parte della vittima complice con l’assassino”; allora è come dargli ragione, fargli continuare a comportarsi così, che così diventa “giusto e accettabile”, mentre noi è giusto ed accettabile che diventiamo “di nessuna importanza”, oggetti da prendere a botte, o da stuprare, che dobbiamo accettare il burqa per nasconderci perché non siamo degne nemmeno di vivere o di esistere…

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