Le donne queer che ci hanno nascosto nei libri di scuola: la Suora Tenente

Il gender prima che gli omofobi inventassero lo spauracchio gender

Si fa un grande parlare oggi dello spauracchio “gender” nelle scuole italiane, ma siamo sempre stati un popolo così ottuso quando si parla di introdurre nella formazione scolastica elementi di cultura queer? Siamo cresciute con Lady Oscar indecisa se abbracciare un’identità maschile o femminile ma alle maestre non dispiaceva che lo guardassimo perché ci faceva appassionare alla storia francese. Al cineforum scolastico delle medie ci hanno mostrato con Philadelphia la lotta legale contro la discriminazione dell’avvocato gay e malato di AIDS Andrew Beckett. Nel libro di antologia scoprivamo che Bradamante nell’Orlando Furioso era una guerriera molto più valida dell’amato Ruggiero (tant’è che pure Fiordispina se ne innamora). Nessun genitore si sentiva autorizzato a rompere le scatole al Preside o al Ministro dell’Istruzione in carica per dettare legge sul programma scolastico.

Non che trovare elementi queer nei materiali di studio fosse una passeggiata, beninteso. Bisognava aguzzare il radar, l’intuito e il senso critico, poi inventarsi una ricerca tra i volumi (prima) e i CD-ROM (poi) dell’enciclopedia. In un numero considerevole di casi ci azzeccavamo. In altri abbiamo dovuto aspettare gli studi universitari per imbatterci in storie,opere e personaggi LGTQ+.

Iniziamo il nostro viaggio fra le donne queer eccellenti che meriterebbero maggior risalto nei libri di scuola con le storie di una donna fuori dagli schemi: “La Suora Tenente” Catalina de Erauso.

Catalina de Erauso, la Suora Tenente

Catalina de Erauso nacque a Donostia-San Sebastián (Paesi Baschi, Spagna) probabilmente intorno al 1585. Figlia del comandante militare della provincia basca (uomo di fiducia del re Filippo III), fu spedita a quattro anni in un convento dominicano con le sorelle. Ribelle nata, Catalina fu in seguito portata nel più rigido Monastero di San Bartolomeo, fatto che la spinse a soli 15 anni a progettare una fuga clamorosa. La notte del 18 marzo del 1600 rubò le chiavi del convento ad una consorella rivale e fuggì con pochi stracci. Quella stoffa si trasformerà in abiti maschili che – uniti ad un taglio netto della chioma – le consentirà una vita vagabonda come Francisco de Loyola. Non avrà bisogno di fasciarsi il petto: dirà un giorno che grazie alla meticolosa “cura” con un unguento, era riuscita a ridurlo.

La vita in abiti da uomo

Come uomo poté studiare latino ed entrare a corte in qualità di aiutante del segretario del re e quando il padre la incrociò non la riconobbe. Catalina riprese a fuggire per evitare che il genitore la riconducesse a casa.

Nel corso delle sue peregrinazioni finì anche per conoscere la durezza del carcere, conseguenza di una rissa che la vide ferire alcuni giovani che tentarono di aggredirla. Tornerà nella sua città e lo farà da uomo, concedendosi anche qualche messa nel convento in cui era cresciuta. Come molti baschi del suo tempo però il richiamo dell’America fu più forte e nel 1603 salpa verso il Nuovo Mondo. Nessuno guardando il suo fisico direbbe che è una donna e il suo nome cambia spesso, ma mai la sua identità maschile.

Seduttrice compulsiva

Le avventure della suora mancata proseguono con battaglie sui mari contro i pirati olandesi e scontri armati per ragioni di onore che la mettono nei guai. Rispondendo ad una minaccia in teatro, sfregia il volto di un uomo e finisce di nuovo in prigione. Il vescovo per evitare al “carcerato” una lunga detenzione, propone che “lui” sposi la zia dell’offeso. Catalina non si faceva mancare avventure con le donne ma preferì scappare per evitare di vedersi scoperta come donna.

In seguito perderà anche un lavoro molto remunerativo per essere stata colta in flagrante “dimenandosi fra le gambe” di una donzella. L’episodio servirà per avviarla verso una gloriosa carriera militare, dove incrocerà suo fratello – segretario del governatore – senza farsi riconoscere. Lui stesso farà in modo di allontanare il valoroso militare nel frattempo diventato un temibile rivale con le donne. Passerà del tempo e Catalina lo ucciderà in duello: di nuovo finisce in carcere.

In una delle sue avventure successive l’ex-suora finirà moribonda a casa di una vedova india: Catalina accetta la mano della figlia della benefattrice. Ristabilitasi completamente, decide però di non sposare né questa né l’altra amante, la nipote di un sacerdote (da cui ottiene regali costosi). Negli anni successivi non mancheranno i duelli con mariti gelosi.

Lo svelamento

Catalina de Erauso la Suora Tenente

Nel 1623 in Perù, dopo aver evitato in più occasioni la condanna a morte, sembra giunta la sua ora. Al vescovo confessa la sua identità di donna e viene sottoposta ad un esame di verifica. Il tenente risulta donna e per di più “vergine”, così il vescovo la protegge spedendola in Spagna. Il re Filippo IV non le toglie gli onori militari e per tutti è ormai “la suora tenente”. Con il permesso del monarca può continuare ad usare il suo nome da uomo e ricevere una pensione per i trascorsi militari in Cile. Anche Papa Urbano VIII riceve la “celebrità” dell’epoca e le concede di vestirsi da uomo. La morte la coglierà in America, dove aveva deciso di tornare, intorno al 1650.

Lesbica, non-binaria o uomo transgender?

Nelle memorie della Suora Tenente non mancano i racconti delle avventure con altre donne. Al di là dell’importanza di mantenere una facciata da virile soldato o sfruttare l’amore di altre donne per ricevere favori, non c’è traccia alcuna di attrazione per gli uomini. In un’epoca in cui non c’era spazio per le libertà in fatto di orientamento sessuale o identità di genere, diventa difficile stabilire con certezza un’ipotesi più probabile:

  • Catalina era lesbica e attraverso il travestimento da uomo poteva vivere una vita libera (preclusa alle donne) ed esplorare l’attrazione per le donne;
  • Catalina era genuinamente non-binaria o un uomo transgender di orientamento eterosessuale.

La sua figura merita di essere ricordata perché attraverso le molteplici ribellioni riuscì a porsi – nel bene e nel male – oltre l’orizzonte limitato offerto alle donne dell’epoca. Seduttrice, spietata assassina, avventuriera, militare eccezionale: Catalina ha rotto ogni barriera che l’avrebbe vista o sposa dimessa in una casa agli ordini di un marito o suora reclusa e senza vocazione.

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Vincenza

Apostata, iconoclasta, adoratrice di sneakers, seriamente affetta da sindrome di Stendhal acuta in presenza di ogni filmato pre-1927, cultrice di Karen Walker e fedele consumatrice di banda larga con un debole per i classici della letteratura. Difetti a parte, una persona normale. Forse.

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5 commenti

    1. Ce n’è uno del 1944, La monja alférez:
      E uno più recente del 1987 (mi sembra che questo sia stato distribuito anche in Italia come La monaca alfiere):
      Quello del 1944 si trova ancora su DVD in versione originale (senza lingua italiana).

  1. Bell’articolo!!! È vero, a scuola purtroppo molte cose veramente (almeno per me) interessanti vengono spesso amputate via senza pietà. Mi piacerebbe leggere qualcosa sulla vita di Catalina… Conoscere un personaggio del genere, ai tempi delle superiori, mi sarebbe di certo stato di ispirazione per affrontare le notevoli secchiate di melma che mi sono ritrovata addosso per il mio modo di fare “non conforme” (che era, in realtà, del tutto tranquillo e spontaneo eppure considerato lo stesso fuori dalla norma, per chissà quali ragioni).
    Ci sono dei titoli che mi puoi consigliare? Grazie in anticipo se risponderai :)

    1. In italiano trovi solo la traduzione del suo libro di memorie: Storia della monaca alfiere scritta da lei medesima.
      Il volume fa parte della collana Il divano ed è edito da Sellerio editore.
      L’edizione risale al 1991 ma si trova ancora online, non è difficile da rintracciare.

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