Teorie riparative. La bellissima lettera di una mamma che si è pentita di voler “cambiare” suo figlio gay

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La settimana scorsa è stato depositato un disegno di legge contro le cosiddette terapie riparative, ovvero tutte quelle forme di terapie o percorsi che mirano a modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di un minore.

Il ddl “Norme di contrasto alle terapie di conversione dell’orientamento sessuale dei minori” è stato presentato da alcuni senatori del Pd (tra i quali, Sergio Lo Giudice, primo firmatario, e Monica Cirinnà), e prevede fino a 2 anni di carcere, dai 10mila ai 50mila euro di multa, oltre alla sospensione dalla professione, se a compiere la forzatura sono psicologi, pedagogisti, consulenti, educatori, assistenti sociali.

In generale, le terapie riparative sono estremamente pericolose, ma nel caso di minori si tratta di una vera e propria violenza: ragazzini e ragazzine con un orientamento sessuale o un’identità di genere che rientra nell’acronimo LGBT sono costretti a subirle con delle conseguenze devastanti. L’esempio più eclatante è quello di Leelah Acorn, la 17enne transgender americana che il 28 dicembre 2014 si gettò sotto un camion a seguito del rifiuto della famiglia ad accettare la sua identità di genere.

A tal proposito, vi riportiamo la bellissima lettera di una mamma, la signora Angela, che si è pentita di aver provato a “cambiare” l’orientamento sessuale di suo figlio, Aureliano Verità. Una storia che ha il lieto fine e che dovrebbe essere da esempio per tutti. Buona lettura.

Sembra un tempo infinitamente lontano eppure così paurosamente vicino quando, da madre e quindi da persona che dovrebbe aiutare, confortare e sostenere il proprio figlio, mi sono ritrovata anch’io a cercare di riportare sulla “retta via” il mio ragazzo. Non ci sono scuse che tengano quando ci si accinge a percorrere questo tipo di percorso. Molte persone si ritroveranno in queste mie parole e mi auguro che la maggior parte di loro abbiano fatto un giusto e dovuto “mea culpa”. I motivi che spingono un genitore a compiere un gesto così estremo, assolutamente deprecabile, sono vari e molteplici ma uno su tutti spicca come un garofano rosso all’occhiello della società, si chiama ignoranza. Esattamente questo. Tanta, tantissima ignoranza mascherata da presunto “amore”. Sono una persona molto fortunata, una madre che non cesserà mai di ringraziare suo figlio per averle concesso il perdono, nonostante il tentativo distorto di “convertirlo” all’amore etero.

In tutto questo percorso, ovviamente, sono implicati due professionisti del settore: un sessuologo ed uno psicoterapeuta. Io stessa, che ho usato l’inganno per convincere mio figlio a sostenere dei colloqui, ne sono rimasta scioccata! Approcci da brivido, con argomentazioni a dir poco da medioevo. Potrei fare nome e cognome di tali personaggi ma voglio restare fuori da ulteriori danneggiamenti che potrei procurare proprio a chi, in tutta questa storia, è riuscito ad uscirne a testa alta e con tanta, troppa sofferenza. Mio figlio.

Il ddl dovrebbe prevedere una condanna anche per i genitori che, come me, ottusamente si ostinano a combattere ciò che altro non è che amore. Puro e semplice amore.

Non so se qualcuno leggerà questa mia, nel qual caso, faccio appello a tutti quei genitori che ancora oggi ostacolano, anche solo con l’indifferenza, la piena realizzazione dei propri figli, aiutandoli in un percorso che questa società malata rende davvero impervio.

Un grazie particolare a mio figlio che, nonostante tutto, mi ha concesso il privilegio enorme di potergli essere ancora accanto, nel cammino chiamato vita.

 

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