Torino. Grave aggressione omofoba contro un ragazzo di 19 anni

L'appello della vittima e delle associazioni LGBT per trovare i colpevoli del grave pestaggio

Nella tarda serta di sabato 21 luglio si è verificata una gravissima aggressione a sfondo omofobico ai danni di Marco, un ragazzo di 19 anni, all’uscita della fermata della metro Marconi. Il ragazzo, dopo aver risposto a un insulto sul suo modo di camminare proveniente da un gruppo di cinque persone, è stato aggredito da due ragazzi di quel gruppo che si sono scagliati contro di lui con calci e pugni, facendogli perdere i sensi e provocandogli una frattura scomposta alla clavicola, una alla testa e una sul piede.

Marco è stato raggiunto da una amica, che ha chiesto aiuto ai passanti senza ottenere risposta. Al termine del pestaggio, si sono avvicinate due persone che hanno portato la vittima in ospedale. Marco è stato ricoverato all’Ospedale Molinette, dove ha sporto denuncia e dal quale è già stato dimesso. A causa delle diverse fratture riportate, dovrà saltare il viaggio a Barcellona previsto come ricompensa per la maturità.

«Apprendiamo con sconcerto dell’aggressione avvenuta ai danni di Marco, portata alla nostra attenzione attraverso la segnalazione del caso sulla nostra pagina Facebook – dichiara Francesca Puopolo, Presidente di Arcigay Torino -. Un gesto che si cela dietro la sicurezza del gruppo nei confronti di un’unica persona, ritenuta colpevole della sua visibilità».

L’invito ai torinesi per trovare i responsabili del pestaggio

In questo momento, però, l’invito è rivolto alle persone che hanno assistito al pestaggio per trovare i responsabili. «Torino si è sempre distinta per le buone prassi e le azioni di contrasto alle violenze e alle discriminazioni, prosegue Francesca Puopolo – per questo siamo fiduciosi che verrà fatta chiarezza sul caso e auspichiamo che le forze dell’ordine possano risalire agli aggressori. Ci uniamo inoltre all’appello della vittima nella ricerca di testimoni che possano riportare alcuni fatti del caso e ci appelliamo alla coscienza di chiunque si trovi ad assistere ad episodi di violenza: non si può restare in disparte, in silenzio. Se si resta a guardare, si è complici. Di fronte a questo caso non vogliamo rimanere con le mani in mano».

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