Una comBInazione vincente. Galeotto fu Skype e le domande sulle lesbiche

Francesca: A volte, guardando indietro, ti chiedi come sarebbero potute andare le cose se anche solo una variabile si fosse incastrata in modo diverso nello scorrere degli eventi. Tipo Sliding Doors, insomma. È buffo, ma in realtà probabilmente non saremmo qui a raccontarvi le nostre avventure se quella sera io non avessi pronunciato la fatidica frase: «Ma perché non ci sentiamo qualche volta su Skype?». Che poi io avevo detto Messenger (ma ve lo ricordate Messenger?), perché un account Skype non ce l’avevo. Ma Silvia usava quello per lavoro e io ho pensato “va beh, perché no? In fondo non mi costa nulla…”.

Inutile dire che il giorno seguente, subito dopo avere fatto colazione e prima di iniziare a lavorare, ero già online a cercarla. Il tutto con una beata inconsapevolezza che mi avrebbe accompagnata ancora per un bel po’ di tempo. Già, perché io non è che abbia esattamente l’abitudine di attaccare bottone così facilmente.

Di solito sono una persona piuttosto introversa: da brava donna Cancro ci metto un po’ per sciogliermi ed entrare in confidenza con qualcuno, anche in amicizia. A meno che non ci si metta di mezzo l’attrazione. In quei casi divento proprio sfacciata. Per questo a pensarci adesso mi viene quasi da ridere; eppure all’epoca non mi è venuto il minimo sospetto sul vero motivo che stava dietro al mio desiderio di creare un legame con lei. Per lo meno fino a quando i segnali non sono stati talmente evidenti che anche il mio inconscio non aveva più scuse…

Tornando a quel giorno, Silvia mi aveva detto qual era il suo nome utente, quindi non ci ho messo molto a trovarla. Dopo pochi minuti stavamo chattando come se ci conoscessimo da una vita. Ecco, forse quello che mi ha colpita di più è la sensazione di familiarità che provavo. Chattare con lei, raccontarsi, scherzare ma parlare anche di cose più serie era così naturale che non mi rendevo conto del tempo che passava. E quel primo giorno su Skype si è ripetuto il giorno dopo, e quello dopo ancora…

Nel giro di pochissimo tempo è diventato automatico accendere il computer, collegarmi per salutarla e iniziare a chiacchierare. Quando poi ci vedevamo alle prove, ero ancora più felice perché mi sembrava di conoscerla meglio, di essere entrata un po’ nel suo mondo – che per me era ancora più affascinante perché era la prima volta che parlavo a un certo livello con una ragazza dichiaratamente lesbica.

Infatti non ci è voluto molto perché trovassi il coraggio di farle delle domande sulle relazioni tra donne…

Silvia: Sì, e che domande! La cosa bella è che io ti vedevo come una tranquilla, che in fondo non poteva essere pericolosa perché tanto ti eri appena sposata, eri sicuramente etero! Nella mia testolina che non aveva voglia di avere nessun tipo di contatto e di instaurare nessun tipo di relazione nemmeno amicale con altre donne lesbiche eri quindi perfetta.

Si chiacchiera del più e del meno, ognuna a casa sua, la tua è bella sicura sull’altra sponda e io non ho problemi. Poi inizi a farmi un po’ di domande, quelle tipiche che fanno quasi tutte le donne etero che vogliono capire qualcosa di più su come funziona un rapporto omosessuale. Va beh, sì, ok, ci sta, in fondo succede quasi sempre, ci sono abituata. Fa parte anche del mio compito sociale spiegare agli etero un po’ di cose. E poi, come io faccio domande a loro quando non capisco delle cose di come funzionano i rapporti tra uomo e donna, loro le fanno a me. Fa parte della comunicazione sana tra persone che vogliono creare una relazione d’amicizia, imparare a conoscersi e confrontarsi, ecc… Insomma, ci sta.

E parliamo, parliamo, parliamo…e intanto chi lavora più?

Tanti piccoli segnali, che avrei dovuto cogliere, ma che, da brava tontolona quale sono, non ho minimamente notato neanche in lontananza! Come al solito d’altronde. Ad un certo punto però le tue domande sono diventate un po’ troppo particolari e lì, finalmente, anche io, miss Scaltrezza, mi sono resa conto che qualcosa non tornava. E allora te l’ho fatta io una bella domandina: «Ma non è che per caso un pochino piacciono pure a te le donne?». Che poi, detto tra noi, la domanda voleva sottintendere un bellissimo, speranzoso “Non è che ti stai innamorando di me???” (sempre io eh, sempre quella che non voleva coinvolgimenti di nessun tipo).

Continua…

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6 commenti

  1. La vostra storia e il vostro simpaticissimo modo di raccontarla mi mette sempre il sorriso sulle labbra…E ad ogni “continua” non vedo l’ora che arrivi la puntata successiva :D

    1. Grazie Samachi!
      Ci fa piacere sapere che apprezzi il nostro stile ;-)
      Continua a seguirci, non te ne pentirai!

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