Una ComBInazione Vincente. L’unione civile e i pregiudizi da abbattere!

Dopo due anni si chiude la rubrica Una ComBInazione Vincente. E non c'è modo migliore che chiudere con un matrimonio!

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Con questa puntata si chiude la Rubrica Una comBInazione vincente, la narrazione a due voci tra il serio e il giocoso delle tante sfaccettature di una relazione tra una donna lesbica e una bisessuale. E non c’è modo migliore che chiudere con un matrimonio![/box]

Sono bisessuale e so distinguere ciò che è amore!

Francesca: Potevo raccontarmi come e quanto volevo che c’era da aspettarselo, ma sentire mio padre dire in modo inequivocabile che non avrebbe mai partecipato alla nostra unione civile è stato un brutto colpo. Mia madre invece, nonostante la sua disapprovazione basata soprattutto su motivi religiosi, vedeva che eravamo felici e questo le bastava.

Proprio per questo motivo, anche se formalmente ho chiesto anche a lei di capire se voleva prendere parte o meno alla cerimonia, dentro di me mi aspettavo che alla fine avrebbe detto di sì. Invece continuava a tergiversare, a dire che aveva bisogno di pensarci su ancora un po’. E man mano che passava il tempo, la mia tensione aumentava… finché un giorno le ho chiesto di dirmi chiaramente che intenzioni avesse. In quel momento, messa alle strette, mi ha buttato addosso tutto quello che si era tenuta dentro per anni: che non credeva che io e Silvia ci amassimo davvero, che in fondo era solo un’amicizia molto profonda, che non ero lesbica ma solo confusa e che probabilmente mi ero infilata in questa “cosa” a causa di qualche delusione amorosa con gli uomini.

Dopo qualche secondo di incredulità mi è salita una rabbia profonda: ma come, eviti il discorso per anni e tiri fuori tutte queste cose proprio adesso? Tutta la bifobia che avevamo cercato di combattere in tanti anni di lotte con Bproud era proprio lì davanti a me, condensata nelle parole di una delle persone da cui non penseresti mai di doverti difendere.

Travolta dall’ira, le ho ribadito che non solo non ero lesbica ma bisessuale, ma che ero benissimo in grado di distinguere l’amicizia dall’amore. Lei però non mollava. Alla fine ho attaccato il telefono urlandole che se era questo che pensava, eravamo noi a non volerla al nostro matrimonio. Pur soffrendo, ho giurato che non l’avrei cercata più, anche se avrebbe significato tagliare i ponti con una parte molto importante della mia famiglia.

Dopo qualche giorno mia madre ha cominciato a contattarmi tramite messaggio, chiedendo scusa e dicendo che voleva parlarmi. L’ho ignorata. Passavano le settimane e io ero sempre più determinata, ma lei continuava a insistere e i suoi messaggi si facevano sempre più disperati. Finché un giorno, dopo averne parlato con Silvia, ho deciso di provare a sentire cos’aveva da dirmi. Si è scusata sinceramente e ha detto che quello che aveva detto non lo pensava davvero, era solo che all’improvviso stava diventando tutto reale e le era preso il panico. Pur continuando a non capire la natura dei nostri sentimenti, rispettava la nostra decisione e il nostro rapporto, e per questo motivo ci ha chiesto se avrebbe potuto condividere con noi quel giorno.

Ci siamo prese del tempo: non volevamo rischiare di venire illuse di nuovo e di soffrire ulteriormente. Ma alla fine abbiamo accettato.

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Silvia e Fra

Nate entrambe nel 1976 e vissute a Milano fino al 2011. Risucchiate dall'universo e sballottate in giro per l'Europa, sono approdate felicemente a Bologna circa due anni fa, dove si stanno godendo lasagne, tortellini e il clima lez-friendly emiliano. Insieme gestiscono il blog www.bproud.it sulla bisessualità.

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