Unioni civili. La provocazione di Mancuso contro le coppie gay con figli

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Sulle pagine di Gay.it, Aurelio Mancuso, ex presidente di Arcigay Nazionale, blogger e giornalista, ha lanciato una provocazione, in vista della discussione in Senato – che non arriverà prima del prossimo mese – del ddl Cirinnà sulle unioni civili: «Coppie di gay maschi con figli, vi prego, fate un passo indietro».

Per prima cosa, Mancuso dichiara di essere piuttosto scettico sull’uso della GPA (gestazione per altri), anche in quei paesi, come il Canada e gli Stati Uniti, dove è regolata da leggi che tutelano la salute della gestante. E giustamente sottolinea che, nel dibattito politico, le questioni che sorgono attorno alla GPA vengono usate ad hoc dai gruppi conservatori e bigotti come armi per bloccare il disegno di legge della senatrice Cirinnà, in particolar modo sul nodo della stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio del partner: «Una già mediazione ipocrita, perché in questo Paese non è mai possibile esser limpidi: l’unica soluzione sarebbe il diritto per tutte le famiglie di poter accedere all’istituto dell’adozione».

Eppure la stepchild adoption non ha niente a che vedere con l’adozione. Anzi, sembra che Mancuso sia il primo ad essere caduto nella trappola di chi vuole confondere l’adozione esterna alla coppia, con il riconoscimento giuridico del genitore sociale. Si tratta di due richieste (e necessità) ben diverse. Nel caso dell’adozione esterna, una coppia sceglie di prendersi cura e riconoscere come proprio figlio un bambino che i genitori non ce l’ha più. Nel caso della stepchild adoption, lo Stato dovrebbe riconoscere ad entrambi i partner di una coppia omosessuale il ruolo genitoriale, a prescindere dal legame biologico col bambino. Una tutela per i figli di coppie omosessuali (gay e lesbiche) che già esistono.

Allo stesso modo, trovo abbastanza nebuloso il discorso sulla genitorialità gay: «Provo intimamente dubbi che due maschi abbiano la necessità di diventare papà utilizzando un altrui corpo, femminile, per realizzare un progetto genitoriale». Ora, con tutta la buona volontà, anche due donne che vogliono diventare madri hanno bisogno di un altrui corpo, maschile. È ovvio che l’ago della bilancia pende tutto da un lato – uno sperma, contro ovulo e nove mesi di gravidanza -. Ma nel sottolineare queste differenze si rischia di ridurre la genitorialità a mero atto fisico (concepimento, gestazione, parto), dimenticando che il progetto genitoriale è cosa molto più complessa (e duratura) dei nove mesi di gravidanza. E, in quanto donna, le parole di Mancuso suonano come il ripetersi dello stereotipo per cui (solo) noi siamo destinate a fare figli.

Ancor di più, trovo erroneo chiedere, in virtù dell’uso strumentale che viene fatto della GPA, ai maschi omosessuali di farsi da parte, affinché la legge sulle unioni civili sia approvata:

Cari maschi omosessuali, fate un passo indietro: non vi chiedo di esser invisibili, ma di ritrovare equilibrio, di dare ancora più forza all’affermazione che la genitorialità è responsabilità e non un manifesto politico; una scelta che contribuisce al bene della società, quindi, non ne alimenta conflitti. Tentare di cancellare dalla storia le diverse interpretazioni genitoriali materne e paterne, che nella loro attuale esperienza soprattutto omosessuale rivelano un interessante inedita scommessa da parte dei maschi, è un assurdo.

Il problema è che Mancuso, mi spiace dirlo, sbaglia completamente argomentazioni. La richiesta, il cosiddetto manifesto politico, è l’uguaglianza, non il diritto alla genitorialità (che nessuno può negarci: l’omosessualità non rende sterili – del resto, gay e lesbiche i figli li hanno sempre fatti e sempre li faranno). Ed ecco perché faccio fatica a comprendere il nesso tra gay desiderosi di metter su famiglia, che dovrebbero farsi da parte, e l’invito a sostenere le unioni civili: «Abbiamo bisogno che presto e bene siano approvate le unioni civili, non è il momento dei reginismi e delle affermazioni unilaterali di priorità. Il provvedimento è un unicum che regge perché si occupa di famiglie omosessuali con o senza figli, di libere convivenze etero e gay, di diritti e doveri (non sufficienti), ma ben dosati vista la situazione parlamentare in cui si opera».

Vorrei che mi si spiegasse quali responsabilità avrebbero i maschi omosessuali che desiderano avere dei figli nel caso la legge non venisse votata. Anche perché, se c’è qualcuno che tira in ballo la GPA, di certo non è il movimento LGBT, tantomeno le coppie o famiglie omosessuali, ma sono personaggi come Adinolfi e Giovanardi, che se non avessero avuto questo come argomento, ne avrebbero inventato un altro.

Quindi, qual è il suggerimento di Mancuso? Per far sì che questa legge passi, dovremmo far finta che le famiglie gay non esistano? Oppure accontentarci di una legge che non prevede diritti fondamentali per quelle coppie che i figli li hanno o desiderano averli? Sbaglio, o in quanto gay e lesbiche, quando chiediamo che lo Stato riconosca le nostre coppie, le nostre famiglie, non facciamo altro che chiedere eguaglianza? Oppure anche Mancuso crede che “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri”?

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La Mile

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4 commenti

  1. Anche un uomo eterosessuale deve “utilizzare un altrui corpo, femmnile” per diventare padre

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