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Valentina e Fedya, intervista alle neo-mamme arcobaleno: “Anche per il Comune di Milano siamo una famiglia”

Dopo 10 anni insieme l'arrivo della piccola Teresa

«Eravamo già una famiglia in due, ora che siamo in tre vogliamo cambiare le cose anche per nostra figlia». Valentina e Fedya stanno insieme da 10 anni e a novembre del 2016 si sono unite civilmente con una grande festa. Hanno una casa in comune, un gatto, la passione per i viaggi in Vespa e ora anche una bambina, Teresa.

«A differenza delle coppie eterosessuali, noi non possiamo dire “è capitato”» spiega Fedya, 40 anni, fondatrice di Gaia360, gruppo che organizza eventi LGBT a Milano. «Ci vuole il cuore, ma anche il cervello. Devi garantire a tuo figlio le condizioni migliori per venire al mondo, a cominciare dalla clinica dove farlo nascere, alle tutele legali».

Ed è quello che hanno fatto. Grazie al sostegno di Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBT, Fedya e Valentina sono riuscite ad ottenere dal Comune di Milano la possibilità per Teresa di avere registrate nell’atto di nascita entrambe le madri. La decisione è arrivata pochi giorni fa dal Sindaco, Giuseppe Sala, in risposta alle parole del neo ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, che vorrebbe negare l’esistenza delle “famiglie gay”. «Non siamo rivoluzionarie, ma se vuoi che le cose cambino, il primo a mettersi in gioco devi essere tu».

Un percorso che dovrebbe fare tutta la società italiana

Entrambe hanno vissuto la genitorialità come crescita personale e di coppia. «Quando a 20 anni ho capito di essere lesbica, non avrei mai pensato di fare un figlio – racconta Valentina, 38 anni, che gestisce un’azienda col fratello in Brianza -. Sono cresciuta in un paesino in provincia di Milano, il mio è stato un percorso che vorrei facesse tutta la società italiana: all’epoca ero convinta che gay e lesbiche non potessero essere genitori. Poi ho conosciuto due papà gay e i loro figli, e ho capito che la genitorialità non ha nulla a che vedere con l’orientamento sessuale». «E nemmeno con la biologia – aggiunge Fedya -. Sono figlia di genitori non sposati. Mio padre, che è morto da qualche anno, non era il mio padre biologico, ma non cambia nulla, è l’unico padre che ho: il genitore è chi ti cresce».

Il percorso che ha portato alla nascita di Teresa è iniziato ad aprile del 2016, prima in Danimarca, poi in Spagna, ma non è stato tutto rose e fiori. «Abbiamo fatto tre tentativi, due dei quali non sono andati a buon fine – racconta Fedya -. Sono stati momenti difficili. Penso che valga per tutti, etero o gay: sono dinamiche che vanno a toccare delle corde profonde. Vedi il corpo della tua compagna che cambia e ti senti inerme. Anche se sai che non è così, pensi che sia colpa tua. Per questo abbiamo deciso di fare terapia di coppia».

L’arrivo di Teresa, però, non ha cambiato solo le loro vite, ma anche quelle delle persone che le circondano. «I figli lavano tutto» commenta Fedya sorridendo. «Nel paesino da dove vengo – continua Valentina -, tutti sapevano di noi, ma nessuno si era mai sbilanciato più di tanto, nemmeno quando ci siamo unite civilmente. Invece, appena hanno scoperto che ero incinta, persone che non vedevo da anni sono venute a farmi gli auguri a portarmi dei regali».

Fedya allarga le braccia. «Purtroppo è l’idea che in Italia tante persone hanno della donna: a prescindere dal tuo orientamento sessuale, devi essere mamma. Come femminista, un po’ mi dà i nervi». La speranza, però, è nelle nuove generazioni, «Insegneremo a nostra figlia a smontare anche questo stereotipo».

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La Mile

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