Voleva fare l’etero pride. Alla fine ha sfilato da solo

Questa è una storia che, ammetto, quando l’ho letta ho riso di gusto. A Seattle, nello stato di Washington, qualche giorno fa, un certo Anthony Rebello aveva organizzato la marcia per l’orgoglio eterosessuale. Inizialmente dovevano esserci 167 i partecipanti, ma alla fine è rimasto solo soletto a girare, con tanto di palloncini bianchi e neri, per le strade della città USA a ricordare quant’è bello essere eterosessuali.

Secondo Rebello, l’insuccesso del suo etero pride è dovuto alla massiccia campagna che la comunità LGBT ha realizzato contro l’evento (da noi si dice lobbighei): «Tanti eterosessuali non sono venuti per non farsi fotografare perché hanno paura della comunità LGBT». Rebello, però, ci ha sempre tenuto a precisare che il suo etero pride non era stato organizzato per contrastare le persone LGBT e i loro diritti, ma solo perché – secondo lui – anche gli eterosessuali hanno il diritto di festeggiare il proprio orientamento sessuale.

A ben leggere, però, le posizioni di Rebello non sono poi così LGBT friendly: «A mio parere – scrive sul suo blog – c’è una differenza tra un uomo e una donna. Se non è possibile apprezzare queste differenze, non è possibile godere di quelle differenze. Non sono d’accordo con i ragazzi che diventano in ragazze, e non sono d’accordo con le ragazze che diventano ragazzi». Inoltre, la scelta di usare la parola pride non è casuale: per Rebello pride – orgoglio – non è una parola ad uso esclusivo della comunità LGBT, «ma appartiene a tutti. Anche ai buoni, vecchi eterosessuali». Per fortuna tutte queste idee geniali siano rimaste del tutto incomprese.

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